POLONIA: Corte Suprema in ginocchio ma forse l’UE ritratta

Manca una settimana all’attuazione della riforma sulla Corte Suprema della Polonia che, approvata a fine 2017, costringerà alle dimissioni fino al 60% dei suoi membri. Si tratta di una nuova e purtroppo prevedibile sferzata del governo di Diritto e Giustizia (PiS), l’ultima di una serie di provvedimenti che hanno snaturato le istituzioni giudiziarie polacche assoggettandole all’esecutivo.

La riforma della Corte Suprema e del Consiglio Nazionale della Magistratura

La misura obbligherà al pensionamento i giudici al di sopra dei 65 anni (il limite d’età a oggi è 70) compresa l’attuale Presidente della Corte, Małgorzata Gersdorf, nota per le sue posizioni critiche ai provvedimenti che hanno colpito la Giustizia da quando PiS è al governo. Solo il presidente della Repubblica, in via del tutto discrezionale e senza possibilità di appello, potrà decidere di estendere il mandato dei giudici di altri cinque anni. Ad affidare i nuovi incarichi, invece, sarà il neo-riformato Consiglio Nazionale della Magistratura, organo collegiale garante dell’indipendenza delle corti e dei giudici, e responsabile delle loro nomine. Oltre i 6 membri parlamentari, è composto dai rappresentati di tutti i poteri statali e da 15 giudici che, per le nuove disposizioni, non saranno più scelti dai colleghi in toga ma dal Parlamento con una maggioranza di 3/5. I nuovi componenti hanno assunto la carica ad aprile, mentre i loro predecessori hanno dovuto concludere il mandato prima del termine stabilito per Costituzione, la Carta su cui nemmeno la Corte Costituzionale può più vigilare in maniera indipendente e imparziale essendo stata abbattuta dalla scure del governo dall’inizio della legislatura.

“L’Europa salvi la Corte!” l’appello della società civile e del mondo accademico

Più di un centinaio di ONG e movimenti civici, tra cui esponenti del mondo culturale e accademico, si sono appellati al presidente della Commissione UE chiedendogli di riferire alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per violazione dell’indipendenza della Magistratura. Richiamandosi ai principi dello stato di diritto, della separazione dei poteri e dei diritti umani, e all’art. 258 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, gli attivisti dell’iniziativa “Free Courts” hanno presentato l’appello alla Rappresentanza della Commissione a Varsavia il 4 giugno. Una data simbolica visto che nello stesso giorno, nel 1989, si tennero le prime elezioni parzialmente libere in Polonia. Spingono in questa direzione anche cinque gruppi politici che siedono al Parlamento Europeo, incluso il Partito Popolare (di centro destra) ed escluso il gruppo dei Conservatori e Riformisti di cui il PiS fa parte. Esercitando una funzione consultiva su richiesta del Consiglio, della Commissione o di una paese membro, la Corte Europea di Giustizia sarebbe chiamata a esprimere un parere vincolante e a spostare così il dibattito tra istituzioni giuridiche oltre che politiche.

L’Unione Europea molla la presa?

Malgrado la fermezza di questi anni e l’attivazione dell’art.7 del Trattato sull’Unione Europea lo scorso dicembre, non si esclude un passo indietro di Bruxelles, più propensa a chiudere i fronti che a inasprire il terreno in questo delicato periodo. Eppure, i toni concilianti o le inversioni di marcia potrebbero, al contrario, nuocere alla già sciupata immagine dell’UE che nel momento di concretizzare le minacce – svelati a maggio i piani per legare l’erogazione dei fondi al rispetto dei valori fondanti dell’UE – si accontenta di operazioni cosmetiche. Se le concessioni del governo polacco non apparivano sufficienti a maggio, con l’avvicinarsi dell’estate sembrano inspiegabilmente più consistenti. Così, a seguito dell’incontro a Varsavia, lo scorso lunedì, tra il vice-presidente della Commissione Timmermans e il premier polacco Morawiecki, alcune fonti riportate dal quotidiano Rzeczpospolita dicono che il dibattito in seno al Consiglio dell’Unione Europea del 26 giugno potrebbe evitarsi in cambio di qualche altro ritocco. Non dando tempi e indicazioni più specifiche, è probabile che la Commissione voglia prendere tempo e lasciare che lo scontro cada nel dimenticatoio per un irrimediabile fait accompli e per energie da dedicare altrove, questione migranti in primis. Il confronto sullo stato di diritto in Polonia, poi, sembra dividere la stessa Commissione. Funzionari UE, riporta il Politico, dicono che la partita si giochi tra il Presidente Juncker e il suo segretario Martin Selmayr da un parte e il vice-presidente Timmermans dall’altra. Secondo le indiscrezioni, i primi sarebbero disposti a fare retromarcia sull’art.7 per paura di divisioni tra gli stati membri e controproducenti dietrofront polacchi sulle piccole concessioni fin qui ottenute. Timmermans, dal canto suo, insiste sulla linea dura per arrestare la costituzione di un assetto che la Commissione di Venezia, organo del Consiglio d’Europa, ha dichiarato essere simile al vecchio sistema sovietico.

Se la procedura dell’art.7 venisse effettivamente revocata, l’UE dichiarerebbe la sua sconfitta politica: non solo affermerebbe di aver commesso un errore, ma anche di non saper custodire i valori di cui si sente alfiere, da ipocrita a questo punto. E mentre alcuni giudici intervistati dal The Guardian denunciano intimidazioni di matrice statale, il PiS mantiene consensi poiché tingendosi di venature socialiste occupa spazi che la sinistra ha lasciato vuoti tradendo i propri valori e inseguendo una destra che si è rivelata più avveduta politicamente.

Photo: euronews

Chi è Paola Di Marzo

Paola Di Marzo
Nata nel 1989 in Sicilia, ha conseguito la Laurea Magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà "R. Ruffilli" di Forlì. Si è appassionata alla Polonia dopo un soggiorno di studio a Varsavia ma guarda con interesse all'intera area del Visegrád. Per East Journal scrive di argomenti polacchi.

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2 commenti

  1. Forse non è ben chiaro che ormai la UE è in via di dissoluzione. E nel commentare si mettono fatti rilevanti come i problemi economici sempre come nota a piè di pagina. Ma la questione economia spiega molte cose, forse la maggioranza delle questioni… Continuando a non dare la giusta rilevanza alla questione economiche si rischia di non capire quasi la metà dei temi sul tappeto.

  2. Penso che assoggettare il potere giudiziario a quello governativo fosse anche il disegno, in Italia, di Matteo Renzi e prima di Silvio Berlusconi.

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