SLOVENIA: Elezioni, vince Jansa il corrotto. Ma fare un governo sarà dura

Il presidente sloveno, Borut Pahor, ha dichiarato che affiderà il mandato di costituire un governo a Janez Janša, leader del Partito democratico sloveno (SDS), uscito vincitore dalle elezioni parlamentari tenutesi il 3 giugno scorso. Con una campagna elettorale incentrata sui temi del nazionalismo, del conservatorismo e della lotta all’immigrazione, il SDS ha ottenuto il 25% dei consensi (il 4% in più rispetto alle precedenti elezioni tenutesi nel 2014) affermandosi come partito di maggioranza relativa. I 25 seggi conquistati (su 90 complessivi) non sono tuttavia abbastanza per un governo monocolore.

Janez Janša dovrà per forza cercare alleanze e ci si attende un lungo e difficile percorso di consultazioni con gli altri partiti. Anzitutto, con la Lista Marjana Šarca (LMS), compagine guidata dal comico Marjan Šarec di ispirazione cattolico-sociale ma la cui caratteristica di “partito pigliatutto” lo rende passibile di qualsiasi alleanze, a destra o a sinistra. Con una campagna elettorale dagli accenti giustizialisti e populisti, Šarec ha ottenuto il 12,6% dei consensi, equivalenti a 13 seggi in parlamento.

Al terzo posto, i Socialdemocratici (Socialni demokrati – SD)  con il 10% dei voti (10 seggi) seguito dal Partito del centro moderno (Stranka modernega centra – SMC) del premier uscente Miro Cerar che ha ottenuto appena il 9% (10 seggi) contro il 36% delle elezioni del 2014.

Il tonfo elettorale di Cerar va cercato nei quattro anni di governo, funestati da conflitti interni alla coalizione di governo che lo hanno condotto a dare le dimissioni da premier aprendo la strada a queste elezioni anticipate. Un duro colpo alla credibilità di Cerar è venuto dalla Corte Suprema del paese che ha annullato un referendum, tenutosi nel 2017, per il potenziamento della linea ferroviaria DivačaKoper. Il progetto della ferrovia, fiore all’occhiello della politica di Cerar, è saltato in quanto la Corte ha ritenuto le modalità del referendum (finanziato con massicce dosi di soldi pubblici al fine di influenzarne l’esito) incompatibili con la costituzione.

Janez Janša, già primo ministro dal 2004 al 2008 e dal 2012 al 2013, quando ha dovuto dimettersi per accuse di corruzione che gli sono costate sei mesi di carcere, potrebbe cercare alleanze con i cristiano-sociali di Nova Slovenija (7% – 7 seggi), con il Partito dei Pensionati (5% – 5 seggi) o col poco presentabile Partito nazionalista sloveno (5% – 5 seggi) che unisce euroscetticismo, sciovinismo nazionalista e nostalgia per il titoismo. Un mix esplosivo da cui però Janša potrebbe trovarsi a dipendere per la formazione del nuovo governo.

Un governo che alcuni vedono come “orbaniano“, alla luce dei rapporti tra due e della sintonia sulla questione migranti, ma Janša è troppo debole per irritare Bruxelles con inutili euroscetticismi, e sa che gli sloveni non condividono posizioni anti-europeiste. Se la Slovenia – con l’Austria – sembra guardare a Budapest e ai quattro di Visegrad per trovare un’intesa sulla questione migranti, ben diversa è la partita contro Bruxelles sui temi dell’unità europea e dei trattati. Su questo punto ogni paese va da solo, poiché diversi sono gli interessi e le agende politiche.

Chi è Matteo Zola

Matteo Zola
Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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