KOSOVO: La parabola di Vetevendosje, da primo partito alla scissione

Vetevendosje, il partito più votato alle ultime elezioni in Kosovo, sta affrontando una profonda crisi interna. Lo scontro tra diverse fazioni è esploso tra la fine del 2017 ed i primi mesi del 2018 ed ha portato all’uscita di un nutrito blocco di parlamentari e funzionari, che ad inizio maggio sono ufficialmente confluiti nel Partito Socialdemocratico. La crisi apre numerosi dilemmi sulla natura e sul futuro di un assoluto protagonista della vita politica kosovara degli ultimi anni.

La sfida socialdemocratica

Il 9 maggio scorso il sindaco di Pristina, Shpend Ahmeti, è stato eletto nuovo leader del Partito Socialdemocratico (PSD). Il PSD è un partito nato negli anni ’90 ma sparito dalla scena politica kosovara da molto tempo: oggi torna alla ribalta grazie all’ingresso nelle sue fila di ben 12 parlamentari e diversi funzionari di alto livello, pronti a rilanciare questa forza politica su temi come lotta alla disoccupazione e supporto a politiche di welfare.

Si tratta del gruppo di parlamentari che lo scorso marzo si è dimesso in blocco da Vetevendosje (VV), il principale partito politico presente nel parlamento kosovaro e più grande oppositore del governo guidato da Ramush Haradinaj. Lo stesso Ahmeti è stato eletto per due volte sindaco proprio nelle fila di VV, di cui era tra i dirigenti più noti.

La frattura interna

La conquista della capitale nel 2013 e nel 2017 sembrava rappresentare l’apice del successo di Vetevendosje e l’apertura della strada verso il governo. La clamorosa crisi degli ultimi mesi, però, mette in discussione questa prospettiva. Una crisi scoppiata ufficialmente nel dicembre del 2017, quando sulla stampa sono state pubblicate delle chat fra alcuni deputati del partito, in cui lo storico fondatore Albin Kurti era messo sotto accusa e fatto oggetto di pesanti insulti: per la prima volta, quello che sembrava un movimento granitico mostrava la presenza di preoccupanti crepe interne. Da quel momento in poi, è stato un susseguirsi di accuse e velate minacce tra i dirigenti, che hanno portato all’uscita dal partito di ben 12 deputati, tra cui l’allora segretario Visar Ymeri.

Al centro dello scontro vi è certamente la figura di Kurti, fondatore di Vetevendosje. Personalità dal carattere forte, leader degli studenti durante l’oppressione di Slobodan Milošević, rinchiuso per più di due anni nelle carceri jugoslave, Kurti è stato accusato negli ultimi mesi di un atteggiamento dittatoriale all’interno del partito: una tesi che sembrerebbe confermata dalla sua elezione a segretario per la terza volta, sancita, a scissione consumata, con il 99% dei voti.

Un partito “diverso”

Nato come movimento nel 2004 e divenuto partito con la partecipazione alle elezioni del 2010, Vetevendosje, il cui nome vuol dire “Autodeterminazione”, lo slogan dei kosovari albanesi durante le manifestazioni del 1968, rappresenta da sempre un unicum nel panorama politico del Kosovo. Il partito di Kurti, difatti, ha fatto della battaglia contro la corruzione e contro la commistione tra partiti politici tradizionali e istituzioni statali una propria bandiera, raccogliendo un crescente consenso tra i giovani e tra gli abitanti delle città.

Inoltre, è stato l’unico partito a darsi una connotazione ideologica di centro-sinistra, abbracciando temi tradizionalmente legati a questa parte politica come la lotta alle privatizzazioni selvagge e il sostegno a misure di giustizia sociale. Si tratta di una profonda novità rispetto agli altri partiti, che si differenziano tra loro solo sulla base di divisioni risalenti agli anni della guerra (linea non violenta dell’ex presidente Ibrahim Rugova contro sostenitori della lotta armata dell’UÇK) e dei leader di riferimento, che li guidano in modo ininterrotto da quasi vent’anni.

Anche nei rapporti con la comunità internazionale, VV ha rappresentato una voce fuori dal coro: all’europeismo e filo-americanismo a prescindere che domina la politica kosovara, ha opposto un atteggiamento molto critico verso l’interventismo degli attori internazionali.

La natura nazionalista

A queste posizioni, però, Vetevendosje ha affiancato altre battaglie ben più controverse. In particolare, esprimendo una forte contrarietà al dialogo con la Serbia e all’accordo di demarcazione con il Montenegro, il partito di Kurti ha messo in luce una chiara connotazione nazionalista. Una caratteristica confermata dal frequente uso di simboli albanesi, non rispettosi della natura multinazionale del paese, e dalle minacce di indire un referendum per l’unificazione del Kosovo con l’Albania.

Queste posizioni sono state inoltre portate avanti con pratiche politiche spesso ben aldilà della normale dialettica democratica, da manifestazioni sfociate in scontri con la polizia alla pratica del lancio di fumogeni in parlamento. Tali comportamenti hanno alienato qualunque simpatia della comunità internazionale verso questo soggetto politico.

Gli scenari futuri

La doppia faccia mostrata da Vetevendosje negli anni, paladino contro la corruzione da un lato e forza estremista e nazionalista dall’altra, ha sicuramente pagato in termini elettorali. Il 27% conquistato nelle ultime elezioni sembrava il trampolino di lancio verso futuri successi, magari la conquista del governo a danno di una classe politica vecchia e incapace di adottare riforme economiche e sociali di impatto per la popolazione. La scissione, però, può aprire nuovi scenari.

Molto dipenderà da quanto il nuovo soggetto politico, il PSD, saprà drenare consensi, presentandosi come una forza di centro-sinistra in grado di portare avanti battaglie sociali lasciandosi alle spalle tentazioni nazionaliste. È difficile dire ad oggi se una parte di elettorato seguirà questa proposta, o se rimarrà una scissione tra gruppi dirigenti senza reale seguito. Sicuramente, questi sviluppi possono rappresentare una sfida nuova nel panorama politico kosovaro, caratterizzato da poteri che sembrano indissolubili e dall’assenza di sfumature ideologiche.

Chi è Riccardo Celeghini

Riccardo Celeghini
Laureato in Relazioni Internazionali presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università Roma Tre, con una tesi sui conflitti etnici e i processi di democratizzazione nei Balcani occidentali. Ha avuto esperienze lavorative in Albania, in Croazia e in Kosovo, dove attualmente vive e lavora. E' nato nel 1989 a Roma. Parla inglese, francese, serbo-croato e conosce basi di albanese.

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