RUSSIA: I cosacchi manterranno l’ordine durante i prossimi mondiali di calcio

Le truppe dei cosacchi avranno il compito di mantenere l’ordine durante i prossimi mondiali di calcio, affiancando in questo compito la Guardia Nazionale e la polizia a Rostov sul Don, durante le partite che si terranno in loco. Il Cremlino, che ha investito oltre 200mila euro per addestrare i cosacchi e prepararli a garantire la sicurezza pubblica, non è nuovo al loro utilizzo. Lo scorso 5 maggio, durante le proteste contro Putin, i manifestanti sono stati attaccati proprio dalle guardie cosacche. Ma i compiti assegnati ai cosacchi sono numerosi.

L’azione dei cosacchi

Le guardie fanno parte delle Truppe Cosacche Centrali (Central Cossack Troops, CCT), un corpo sulla cui rivitalizzazione il Cremlino sta puntando molto. Le CCT, legate a doppio filo alle forze dell’ordine russe, agiscono spesso come polizia ausiliaria a livello locale e, in alcuni casi, hanno anche razziato teatri e gallerie d’arte colpevoli di aver esposto opere blasfeme. Tra le loro funzioni rientra inoltre il pattugliamento delle strade alla ricerca di immigrati clandestini e, da un punto di vista prettamente politico, i cosacchi tutelano l’establishment attaccando i manifestanti ostili al Cremlino.

In occasione delle proteste del 5 maggio, membri delle truppe cosacche si sono uniti alla Guardia Nazionale per reprimere le manifestazioni. Queste ultime erano state indette in vista dell’inaugurazione del quarto mandato presidenziale di Putin, avvenuta lunedì 7 maggio, ma la risposta del Cremlino non si è fatta attendere e gli arresti sono stati oltre 700. Tra questi spicca il nome di Alexei Navalny, leader dell’opposizione a cui è stato impedito di candidarsi alle elezioni di marzo. Benché rilasciato nella giornata di domenica, Navalny dovrà presentarsi in tribunale venerdì 11 maggio e rischia fino a trent’ anni di carcere per aver indetto nel paese proteste non autorizzate.

L’arma del Cremlino

Mentre il Cremlino estende ed intensifica i poteri delle CCT, il vicedirettore di Amnesty International per l’Europa orientale e l’Asia Centrale, Denis Krivosheev, accusa le autorità di voler usare i cosacchi come un’arma di repressione e non come una forza di ordine pubblico.

Immagine: rferl.org

Chi è Giulia Tempo

Giulia Tempo
Studentessa di Relazioni Internazionali presso l'Università degli Studi di Torino, si occupa prevalentemente dell'area caucasica. Redattrice per alcuni anni in MSOIthePost, si è occupata di coordinarne la sezione "Oriente". Parla inglese, francese e al momento sta frequentando un Minor in Globalizzazione e Sviluppo presso la Maastricht University (Paesi Bassi).

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