BOSNIA: Arrestato e subito rilasciato Dudakovic, ex comandante dell’esercito bosniaco

Il 27 aprile è stato arrestato a Bihać Atif Dudaković, ex comandante del 5° corpo d’armata dell’esercito della Repubblica di Bosnia-Erzegovina (ARBiH) durante la guerra. In stato di fermo con l’accusa di crimini di guerra contro la popolazione serbo-bosniaca e bosgnacca durante gli ultimi due anni del conflitto, è stato rilasciato il giorno seguente in attesa del processo.

L’arresto

La SIPA (l’Agenzia di investigazione e protezione dello stato, la polizia di stato della Bosnia-Erzegovina) ha arrestato Dudaković nella mattina di venerdì 27 aprile. Assieme all’ex generale sono state arrestate altre dodici persone (tutti ex militari dell’ARBiH, fra i quali alcuni ex generali) con accuse di crimini di guerra perpetrati nel 1994 e nel 1995.

L’arresto è arrivato dopo 12 anni di indagini in cui sono state raccolte molte prove, tra cui controversi filmati, che hanno permesso di formulare contro di loro accuse pesanti: sono infatti ritenuti responsabili di crimini di guerra nei confronti della popolazione serbo-bosniaca della Krajinacommessi durante l’operazione militare Sana ’95, e di civili bosgnacchi della Provincia autonoma della Bosnia occidentale.
Le prove raccolte incriminerebbero in particolar modo il 64enne ex comandate del 5° corpo d’armata dell’ARBiH, colpevole di aver perpetrato massacri su base etnica nella zona a nord-ovest di Bihać, nella città stessa durante l’assedio e nell’attacco a Velika Kladuša che comportò un’ondata di profughi serbo-bosniaci che nell’estate del 1994 si riversò nella Krajina di Knin.

Le reazioni all’arresto testimoniano come i personaggi del conflitto influenzino il linguaggio politico odierno. Il membro bosgnacco della presidenza della Bosnia-Erzegovina, Bakir Izetbegović ha affermato nuovamente che il suo Partito d’Azione Democratica (SDA) sosterrà sempre la risoluzione dei processi per crimini di guerra, ma auspica anche che tali processi non vengano strumentalizzati politicamente e che non servano a creare obtorto collo un equilibrio etnico artificiale fra gli accusati di crimini di guerra. In sostanza le parti cercano equità nel numero dei processati, e non nei processi stessi: Milorad Dodik, presidente della Republika Srpska, l’entità a maggioranza serba della Bosnia-Erzegovina, ha infatti commentato il “tardivo” arresto di Dudaković accusando la magistratura di indagare e condannare un numero sproporzionato di serbo-bosniaci.

Il rilascio

Le dichiarazioni antitetiche dei leader politici all’arresto hanno palesato come la riconciliazione con il passato recente venga continuamente tradotta in una diatriba fra le due entità. Una dialettica di questo tipo, se ripetuta allo sfinimento, cristallizza convinzioni e retoriche contrapposte che vengono continuamente utilizzate e che polarizzano il dialogo politico: Dudaković diventa un eroe o un criminale in base alla narrazione che se ne fa.

Il giorno seguente l’arresto Dudaković è stato rilasciato in regime di libertà parziale (non gli è permesso lasciare il paese, parlare in pubblico e avere rapporti con altri attori coinvolti nell’indagine): la Corte della Bosnia-Erzegovina ha respinto la richiesta dell’Ufficio del procuratore di disporre di un mese di custodia per gli arrestati.

Dodik ha reagito al rilascio attaccando la magistratura, accusandola di essere in ostaggio di élite politiche e religiose bosgnacche. Una posizione che rinforza la presa di Dodik sull’elettorato serbo-bosniaco, giacché da parte bosgnacca centinaia di persone si sono riversate nelle strade in difesa di Dudaković. Uno stato di diritto forte deve però passare sopra le strumentalizzazioni politiche su temi delicati come questo: il processo è un’arma per stabilire questo potere, e non un assist che permette alle forze politiche di perpetrare una dialettica trita e ritrita che non giova al paese.

Chi è Gianluca Samà

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Romano, classe 1988, approda a East Journal nel novembre del 2014. Laureato in Relazioni Internazionali presso l'Università degli studi Roma Tre con una tesi sulle guerre jugoslave. Appassionato di musica, calcio e Balcani.

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