LINGUAE: Quel primo libro georgiano che fu stampato a Roma

I rapporti tra Italia e Georgia sono radicati nella storia; nei secoli questa relazione ha portato a piccoli e grandi avvenimenti per la storia culturale dei due paesi. Furono soprattutto i monaci missionari cattolici, prima i Francescani e i Domenicani (giunti a partire dal XIII secolo) e poi i padri Teatini, a porre le basi di questa “affinità elettiva” che continua ancor oggi.

La prima grammatica (Roma, 1643)

La prima grammatica della lingua georgiana è stata pubblicata a Roma nel 1643. L’opera è firmata dal monaco teatino palermitano Francesco Maria Maggio (1612-1686), che in Georgia si era recato da missionario assieme ad alcuni confratelli nel 1636. Di ritorno a Messina, Maggio fu invitato dalla Congregazione del Collegio di Propaganda Fide a stilare una grammatica per questa lingua caucasica, allora considerata una lingua “asiatica”, tra le più diffuse nel Caucaso.

Il georgiano è una lingua caucasica del gruppo meridionale cartvelico, un particolare gruppo a se stante che non ha rapporti con altre famiglie linguistiche. È una lingua agglutinante (le parole si compongono di più morfemi, una radice e più prefissi e/o suffissi) e conosce flessione nominale (sette casi). L’affascinante alfabeto georgiano ha una lunga storia, che risalirebbe addirittura al terzo secolo a.C.

Il primo dizionario (Roma, 1629)

Prima della grammatica di Maggio (edita in latino, Syntagma linguarum orientalium quae in Georgiae regionibus audiuntur), a Roma nel 1629, sempre grazie ai missionari italiani cattolici, era anche stato pubblicato il Dittionario giorgiano e italiano, curato da Stefano Paolini e Nikofore Irbakhi: il mini-dizionario è anche il primo libro in georgiano stampato. Il volume non è perfetto, non sono rari gli errori (dopotutto doveva servire soprattutto ai missionari italiani in Georgia e non aveva pretese scientifiche), ma resta una pietra miliare. Le pagine, suddivise in tre colonne, riportano il lemma georgiano, la traslitterazione a caratteri latini e la traduzione in italiano.

I missionari “messaggeri di amicizia e cultura”

I missionari italiani inoltre furono attivi mediatori e promotori della conoscenza della cultura georgiana in Italia. Lo stesso Francesco Maria Maggio tradusse alcune fiabe georgiane, mentre del suo confratello Cristoforo Castelli si conserva una ricca collezione di disegni e illustrazioni della Georgia seicentesca, che definiva “sposa mia per il corso di molti anni” (Castelli si fermò ben ventisei anni in Georgia). Nel 1987, quando le città di Palermo e Tbilisi si gemellarono, l’università della cittadina siciliana affisse una targa in italiano e georgiano dedicata a Maggio e Castelli, “messaggeri di amicizia e cultura”.

La cultura italiana nel frattempo respirava l’aria georgiana e la rifletteva in varie opere, come La bella Giorgiana di Goldoni (1761) o La donna serpente di Gozzi (1762), ispirate a fiabe georgiane.

Noti georgiani cattolici

In Georgia, invece, il cattolicesimo si diffondeva grazie all’opera dei missionari. Sono molti i nomi noti di georgiani battezzati a questa fede, come quello dello scrittore e diplomatico Sulkhan-Saba Orbeliani (1658-1725, cattolico dal 1701), precettore del re Vakhtang VI, fondatore della prima casa editrice georgiana e autore del monumentale Dizionario georgiano (50.000 lemmi) che lo impegnò per un trentennio.

Zakaria Paliaşvili (1871-1933), compositore a cui si deve la base dell’attuale inno nazionale della Georgia Tavisupleba (lett. Libertà), era di famiglia cattolica e suonava come organista nella chiesa cattolica parrocchiale. Scrive nelle sue memorie: “nella nostra grande famiglia [era il terzo di ben 18 figli], i miei fratelli e sorelle fin dall’infanzia dimostravano un talento naturale per la musica. Mi spiegavo questa cosa con il fatto che, da cattolici, noi frequentavamo la chiesa, nella quale la dolce melodia dell’organo che vi si propaga non è solamente un godimento, ma un vero e proprio supporto allo sviluppo di un buon orecchio”.

L’amore italiano per la Georgia oggi

L’accademia italiana, soprattutto attraverso l’opera del prof. Magarotto, ha continuato a dimostrare una grande passione per la Georgia anche in epoca sovietica. Oggi sono a disposizione del pubblico italiano molti classici della letteratura georgiana come le Poesie di Galak’t’ion T’abidze, Alla forca di Ilia Č’avč’avadze, L’uomo che mangiò carne di serpente e altri poemetti di Važa-Pšavela, L’Aragvi nero di Goderdzi Cocheli.

Sempre dal mondo ecclesiastico, di recente, sono giunte infine la prima grammatica georgiana in italiano (1997), un eserciziario georgiano (1997), un dizionario italiano-georgiano (2006) e un dizionario latino-georgiano, tutto a cura di padre Luigi Mantovani degli Stimmatini (anche lui missionario in Georgia). A Tbilisi Mantovani ha inoltre pubblicato Impariamo l’italiano (1999) e Lingua latina (2007).

Chi è Martina Napolitano

Martina Napolitano
Dottoranda in Slavistica presso l'Università di Udine e Trieste, per EaST Journal scrive principalmente di Russia e cura la rubrica Linguae.

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Un commento

  1. Articolo che ci apre un mondo ancora completamente sconosciuto ai più perché furtivamente nascosto. Complimenti.-

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