LINGUAE: Viaggio tra i calmucchi, isola buddista d’Europa

All’interno della Federazione russa esistono numerosi gruppi etnici e altrettanti ceppi linguistici. Abbiamo già scoperto la lingua sacha, parlata nella lontana Jacuzia. Oggi viaggeremo tra le steppe della Calmucchia, una delle repubbliche autonome situate nel territorio europeo del paese, l’unica di religione buddista in Europa, dove si parla (generalmente) il calmucco.

La Calmucchia: isola buddista in Europa

I calmucchi sono un gruppo etnico discendente dal popolo mongolo degli oirati che abita l’unico territorio europeo in cui è diffuso il buddismo tibetano. La repubblica è infatti l’unica isola buddista del continente europeo. La principale città, Elista, nota capitale degli scacchi, ne è il centro nevralgico ed ospita uno dei templi più a ovest del mondo.

Arrivati nel XVII secolo dai territori dell’Asia Centrale furono proprio i calmucchi, così chiamati dai russi, a controllare la vasta area della “Grande Tataria”, che si estendeva dalla Cina al Don e attraversava la Siberia settentrionale.

La storia dei calmucchi è molto ricca e decisamente complessa. In epoca sovietica, la popolazione subì prima una collettivizzazione disastrosa negli anni ’30, quindi una deportazione di massa in Siberia nel ’45; nel 1958 la repubblica ottenne la sua autonomia, status che mantiene ancora oggi.

Nonostante il fatto che i calmucchi risiedono geograficamente in Europa (tra le steppe deserte delle rive del Mar Caspio), le caratteristiche in comune con le popolazioni di lingua mongola, tra cui oirati e buriati (abitanti della repubblica omonima situata al di sopra della Mongolia), sono notevoli e ben consolidate: non solo a livello fisico si nota una certa somiglianza (tratti mongoli), ma anche cultura e tradizioni sono molto vicine fra loro, malgrado le costanti migrazioni e i conflitti. Inoltre, proprio come molte popolazioni mongole, i calmucchi aderiscono al buddismo tibetano e parlano un idioma che ha una stretta affinità linguistica con quello dei suoi lontani parenti.

Origini della lingua calmucca

Il calmucco è una lingua di ceppo mongolico parlata non solo nella repubblica della Calmucchia, di cui è lingua ufficiale, ma anche in Cina e Mongolia. Secondo alcune fonti, ci sono complessivamente circa mezzo milione di parlanti calmucco, di cui 154.000 in Russia, 200.000 in Mongolia e 139.000 in Cina, ma il loro numero sta drasticamente diminuendo, tanto che si parla di una possibile estinzione.

Il linguista Nicholas N. Poppe ha classificato il gruppo di lingue calmucco-oirate come appartenente al ramo occidentale delle lingue mongole, dato che il ceppo si è sviluppato separatamente. Poppe sostiene che, benché le differenze fonetiche e morfologiche siano minime, calmucco e oirato possono considerarsi due lingue diverse, data la significativa diversità lessicale. Il calmucco, ad esempio, ha adottato molte parole di origine russa e tatara.

Parlare di una lingua calmucca unica è, tuttavia, complicato. La popolazione mescola diverse varianti dialettali, torgud, dôrvôd, buzava tra le maggiori. Tutte si condizionano a vicenda e sono state più o meno influenzate dalla lingua russa e dalla politica sovietica di russificazione.

In generale, si può dire che i dialetti calmucchi delle tribù nomadi e pastorali della regione del Volga sono quelli più “puri”, mentre quelli parlati lungo il Don si sono sviluppati in stretta interazione con la lingua russa, come conseguenza di un’integrazione amministrativa e militare dei calmucchi ai cosacchi dell’area, alla fine del Settecento.

Sistema di scrittura

Il calmucco è una lingua agglutinante, come gran parte delle lingue uralo-altaiche, che grazie all’uso dei suoi suffissi permette di creare facilmente nuove parole.

A livello di struttura, questa lingua non è particolarmente complicata: il suo sistema fonetico è piuttosto semplice e sul piano grammaticale non presenta troppe sorprese, ad eccezione dei dieci casi in cui vengono declinati aggettivi e sostantivi, tra singolare e plurale. Non esiste il genere.

In Calmucchia il 5 settembre si festeggia la Giornata nazionale del sistema di scrittura. Oggigiorno l’alfabeto utilizzato dalla lingua calmucca è il cirillico. Tuttavia, è stato riformato e ripensato parecchie volte durante il corso della sua storia. Si possono distinguere cinque fasi fondamentali nell’evoluzione della scrittura calmucca.

Fino al XVII secolo la scrittura utilizzata era quella delle antiche lettere mongole (alfabeto uiguro). Ma fu presto reinventata e riadattata da un monaco lamaista appartenente alla tribù hošuud, che nel 1648 applicò all’alfabeto classico mongolo la scrittura fonetica oirata, chiamandolo “Todo Bichig” (letteralmente: alfabeto chiaro).

La particolarità del “Todo Bichig” era quella di scrivere dall’alto verso il basso, proprio come nelle lingue mongole. Questo alfabeto è tuttora in uso fra gli oirati che abitano in Cina, mentre cadde in disuso nel 1923 fra i calmucchi, che lo abbandonarono definitivamente.

Tra 1924 e 1930, infatti, sotto l’influenza della forzata russificazione del regime sovietico, la scrittura calmucca adottò progressivamente l’alfabeto cirillico, sistema di scrittura reso definitivo nel 1938. Ci fu anche una piccola parentesi in cui si cercò di abbracciare l’alfabeto latino, ma senza grandi successi.

Un futuro incerto

La lingua e la cultura calmucca sono in continua lotta per la sopravvivenza. Durante la seconda guerra mondiale, i calmucchi (non solo quelli accusati di appoggiare l’esercito tedesco, ma anche coloro che combatterono nell’Armata rossa) furono confinati nei gulag siberiani e sparpagliati in Asia Centrale. Qui fu loro vietato di comunicare in calmucco nei luoghi pubblici e pertanto la loro lingua natale non venne più tramandata alle giovani generazioni.

Sebbene il governo di Chruščëv, in seguito alla denuncia dei crimini staliniani, permise alla popolazione calmucca di far ritorno nelle terre d’origine e di riprendere le proprie tradizioni, il declino della lingua calmucca era ormai irreversibile. Inoltre, l’accoglienza non fu certo rosea: le terre erano ormai occupate da russi e ucraini, che ci lavoravano e vivevano in maniera fissa. I calmucchi tornati dal lungo esilio, inoltre, parlavano essenzialmente russo.

Di recente sono state approvate alcune leggi riguardanti l’uso del calmucco nei luoghi pubblici, come nei negozi o nelle fermate degli autobus, ma non è sufficiente a far rivivere questa lingua.

Televisione e radio non possono permettersi di distribuire programmi nella lingua locale e per ridurre i costi preferiscono lasciare spazio al russo e, ormai, all’inglese. Malgrado le difficoltà, esistono comunque riviste e giornali pubblicati in lingua calmucca, tra cui il famoso settimanale Hal’mg ynn (Хальмг үннКалмыцкая правда, ovvero “Verità calmucca”), ora presente nella versione bilingue.

Nel 1999 è stato firmato un disegno di legge sulle lingue dei popoli della Repubblica di Calmucchia, in cui si dichiara che russo e calmucco sono entrambe lingue ufficiali e che la seconda verrà preservata e utilizzata in modo equo. Secondo la normativa, tutti i documenti ufficiali, i processi legali e giudiziari, i pannelli stradali e i nomi dei luoghi, come anche ciò che riguarda votazioni e referendum, devono essere redatti rispettivamente nelle due lingue ufficiali.

Nonostante i cambiamenti e i miglioramenti, l’uso della lingua calmucca è in netta diminuzione e la diffusione del russo ne è la principale ragione: il 98% dei bambini calmucchi non parla la lingua madre, che è poco usata ormai anche tra gli adulti, dove il russo ha la meglio.

Foto: Yuliya Yangulova

Chi è Claudia Bettiol

Claudia Bettiol
Laureatasi in Traduzione e Mediazione Culturale a Udine con una tesi sulla diatriba tra slavofili e occidentalisti, e grande appassionnata di architettura sovietica, per East Journal si occupa dell'area russofona. Le sue esperienze oltreconfine finiscono sempre per essere rivolte verso Est, forse perché nata nel 1986 e lo stesso giorno di Michail Gorbačëv. Dopo un anno di studio alla pari nella città di Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente Italia e Francia per Kiev, dove attualmente abita e lavora.

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