STORIA: “Siate umani come lo fu la Serbia”

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Da BELGRADO – “Figliolo, se dovesse scoppiare una guerra su più fronti, tu spara sui bulgari e non ti sbaglierai.” Questo detto popolare in Serbia riassume, tra il serio e il faceto, le relazioni passate tra serbi e bulgari, caratterizzate da molte più guerre di quante Belgrado ne abbia avute con tutti gli altri suoi vicini. Eppure, fu proprio nel corso della prima guerra tra questi due paesi che la Serbia si contraddistinse per un atto di alta umanità proprio nei confronti del “nemico”.

Nel 1885, nel pieno del fermento nazionalistico dettato dalla recente indipendenza di entrambi gli stati, scoppiò la guerra tra il regno serbo e quello bulgaro. Belgrado e Sofia erano in realtà pedine in mano alla grandi potenze, che si contendevano lo scacchiere internazionale proprio sui Balcani, dove l’Impero Ottomano, dopo il Congresso di Berlino del 1878, perse molti territori che diventarono oggetto di rivalsa tra i nuovi stati. Mentre il re Milan Obrenovic voleva testare il nuovo apparato bellico serbo, a Sofia era forte il risentimento per lo smembramento della “Grande Bulgaria”, nata dopo la pace di Santo Stefano e subito ridimensionata dal suddetto Congresso, che restituì la Macedonia agli ottomani.

Il conflitto – il primo tra due paesi di recente indipendenza dall’Impero Ottomano – fu caratterizzato dal fatto che la Bulgaria all’epoca era ancora priva di un sistema sanitario e di una rete ospedaliera in grado di prendersi cura dell’ingente numero di feriti dal fronte di guerra. Una differenza importante rispetto alla Serbia, che sin dal 1845 disponeva di strutture sanitarie e dove nel 1876 la Croce Rossa Internazionale aprì una propria sede a Belgrado.

E fu proprio la Croce Rossa Internazionale a intraprendere un’azione affinché la Bulgaria si dotasse di un ospedale e potesse curare i propri feriti: un medico di Vienna lanciò un appello ai governi europei per raccogliere il materiale sanitario e mandare un convoglio umanitario nella capitale bulgara. Tuttavia, l’unica strada che da Vienna portava a Sofia, passava per la Serbia. E fu allora che accadde l’inaspettato. Il re serbo ordinò un’interruzione di un giorno della guerra per consentire l’apertura di un corridoio umanitario. Non solo, il governo serbo partecipò al convoglio, aprendo i propri magazzini e donando medicinali, coperte, lettini e tutto il materiale necessario per l’equipaggiamento di un ospedale.

In questo modo, la Bulgaria potè curare i propri feriti. Fu la prima volta nella storia che un governo aiutava direttamente uno stato con cui era in guerra. L’eccezionalità dell’episodio venne omaggiata dalla stessa Croce Rossa Internazionale, che nella sede di Ginevra dedicò una targa all’accaduto: “Siate umani come lo fu la Serbia nel 1885”.

Il singolare episodio ebbe tuttavia una scarsa influenza sulle relazioni tra Serbia e Bulgaria. Dopo questa guerra, infatti, Belgrado e Sofia sono stati in conflitto aperto in altre tre occasioni: la seconda guerra balcanica, la prima guerra mondiale e la seconda guerra mondiale. Tre guerre che minarono i rapporti nell’universo balcanico e che in Serbia alimentarono il risentimento verso la Bulgaria, accusata di aver sempre “attaccato alle spalle”.

Eppure, nel secolo successivo anche la Serbia sembra aver dimenticato l’umanità per cui si contraddistinse verso il nemico, obbligando la storia a riportare di gesti ed episodi ben meno umani di quanto accadde nel 1885. Ma in un presente in cui le tregue umanitarie sono sempre più necessarie e sempre più difficili da raggiungere, la storia dei Balcani ha qualcosa di positivo da insegnare.

Chi è Giorgio Fruscione

Giorgio Fruscione
Classe 1987, politologo di formazione. Vive a Belgrado, dove lavora come giornalista freelance. Per East Journal si occupa dell'area jugoslava. Parla correntemente serbo-croato, inglese e francese. Twitter: @Gio_Fruscione

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2 commenti

  1. Siate come i Serbi che hanno massacrato Bosniaci e Croati…

  2. Verità scomode?

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