POLONIA: Il PiS contro Walesa. Collaborò davvero con il regime comunista?

Lech Wałęsa, storico leader del movimento di Solidarność e primo presidente democraticamente eletto nella Polonia post-socialista, è oggetto da almeno due anni di una pesante campagna denigratoria portata avanti dal governo guidato dal partito Diritto e Giustizia (PiS). L’accusa che viene mossa contro l’ex sindacalista di Danzica è quella di aver collaborato, tra 1971 e il 1976, con la SB (Służba Bezpieczeństwa), la polizia segreta comunista polacca. Malgrado le ripetute smentite del premio Nobel per la pace, la perizia calligrafica, eseguita dall’Istituto di scienze forensi Ies di Cracovia, ha confermato la veridicità di alcuni documenti, tra cui una lettera in cui Wałęsa, con il nome in codice di «Bolek», si impegnava a fornire informazioni su alcuni lavoratori del cantiere navale di Danzica, dove pochi anni più tardi sarebbe scoppiata la rivolta che fece tremare tutto il blocco sovietico.

La campagna di moralizzazione 

La macchina del fango governativa si è attivata verso la fine del febbraio 2016, appena pochi mesi dopo la vittoria del PiS alle elezioni parlamentari dell’ottobre 2015, e da allora non ha mai smesso di alimentare la vita politica del paese. Nella campagna di moralizzazione del governo, l’Istituto della memoria nazionale (IPN) ha svolto un ruolo chiave, divulgando i dossier che incastrano il leader del movimento sociale che sfidò l’élite comunista polacca negli anni ’80. Il dibattito pubblico che è scaturito dalle accuse del PiS ha ulteriormente polarizzato la società civile polacca, già caratterizzata da una contrapposizione tra forze progressiste filo-europeiste e forze nazionaliste e conservatrici. Manifestazioni di solidarietà nei confronti di Wałęsa si sono alternate a manifestazioni di profondo risentimento contro la sua figura. Fra tutti i detrattori dell’eroe antisovietico, Jarosław Kaczyński è stato sicuramente tra i più accaniti. Kaczyński, già attivista di Solidarność, fondatore e leader di PiS, ha sferrato pesanti offese contro Wałęsa, definendolo “una persona con deficit intellettuali e un passato orribile”.

Il complesso del combattente

L’intellettuale polacco Adam Michnik, direttore del quotidiano Gazeta Wyborcza e tra i fondatori, nel 1976, del Comitato di difesa degli operai (KOR), già nel 1990 individuava tra i maggiori pericoli che attendevano la giovane democrazia polacca il desiderio di rivincita provato da alcuni uomini politici membri del movimento di Solidarność. Questo bisogno, secondo l’intellettuale di Varsavia, derivava dall’incapacità di liberarsi del sentimento di frustrazione provato durante gli anni della clandestinità e della lotta al regime. Per spiegare questo meccanismo, Michnik usava l’artificio retorico del complesso del combattente: una volta vinta la battaglia, il combattente si sente inutile, non ha più un nemico su cui scagliare la sua rabbia o placare la sua sete di giustizia (Michnik, 1990). Questa la ragione per cui nella storia politica polacca l’idea di punire i colpevoli, accusarli e umiliarli pubblicamente ritorna puntualmente a farsi spazio nella vita istituzionale del paese.

Uno scontro storico tra due anime politiche

Se è vero che Kaczyński incarna bene la figura del combattente elaborata da Michnik, è importante sottolineare che l’attacco governativo contro Wałęsa non è solamente il risultato di una frustrazione e di un risentimento che ha radici personali. Il processo di damnatio memorie avviato dal PiS non va letto esclusivamente come una personale resa dei conti di Kaczyński, ma come una delle tante battaglie mediatiche, culturali e politiche, che hanno caratterizzato uno scontro storico, iniziato durante il I Congresso di Solidarność nel settembre del 1981 e mai terminato. Uno scontro che vede in contrapposizione due delle tre anime politiche che formavano il movimento: quella nazionalista-conservatrice, rappresentata oggi dal PiS di Kaczyński, e quella liberale-europeista, di cui Wałęsa è tutt’oggi uno dei massimi esponenti. La terza anima, quella socialdemocratica, caratterizzata durante gli anni ’80 dalla presenza massiccia di intellettuali del KOR, sembra oggi aver perso ogni speranza di influire sull’opinione pubblica e sugli elettori polacchi.

Lo scontro rimane quindi un discorso a due, e il fatto che Wałęsa, liberale ed europeista, sia stato in contatto con la polizia segreta negli anni precedenti alla rivolta anti-comunista, è diventato un altro argomento chiave delle retorica complottista dei nazionalisti polacchi, che considerano i moderati e i liberali come colpevoli di non aver mai punito abbastanza la classe politica comunista durante gli anni della transizione.

Chi è Stefano Cacciotti

Stefano Cacciotti
Nato a Colleferro (RM) nel 1991. Laureato in Sociologia e in Interdisciplinary research and studies on Eastern Europe. Ha vissuto a Varsavia (2013) e a Budapest (2016), dove ha approfondito i suoi studi sulla storia contemporanea e sociale dell'Europa centro-orientale.

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