RUSSIA: Il giorno dei difensori della patria, tra veterani e giovani patrioti

Il 23 febbraio in Russia si è celebrato il Giorno dei difensori della patria, le cui origini affondano in eventi avvenuti esattamente cent’anni fa, con la creazione dell’Armata Rossa. In concomitanza con questa ricorrenza è cominciato il primo raduno di Junarmija (traducibile con “armata della gioventù”), il movimento patriottico giovanile fondato nel luglio 2016 su iniziativa del Ministero della difesa. La scelta delle date per il raduno potrebbe non essere casuale, ma bensì celare un significato preciso.

La ricorrenza

L’anniversario del 23 febbraio ricordava originariamente il giorno in cui, nel 1918, iniziarono gli arruolamenti volontari nell’Armata Rossa. Istituito come Giorno dell’Armata Rossa, fu trasformato durante gli anni in Giorno dell’Armata Sovietica, per poi assumere – dopo la caduta dell’Unione – il nome odierno.

Il Giorno dei difensori della patria è stato istituito con questo nome da Boris El’cin, che nel marzo 1995 firmò una legge che sanciva i giorni rilevanti per la gloria militare della Russia. In quest’occasione, El’cin adottò lo stesso metodo con cui – l’anno successivo – trasformò l’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre nel Giorno dell’accordo e della riconciliazione: mantenne la stessa data, ma ne cambiò il nome, di fatto de-sovietizzando la ricorrenza. Per evitare la controversia che contraddistingue la memoria di ottant’anni di Unione Sovietica – controversia che, tuttavia, lascia immacolate le imprese militari – il giorno in questione si è trasformato in una ricorrenza celebrativa dei difensori della patria in ogni epoca storica, come ha sottolineato Putin nel suo discorso alla vigilia della festa, in presenza dei veterani.

Probabilmente anche a causa del più popolare 9 maggio – festa dell’eroismo per eccellenza, poiché celebrativa della vittoria nella Grande guerra patriottica – il 23 febbraio si è trasformato negli anni in una festa dedicata generalmente all’uomo, a prescindere dalla professione svolta. Benché le celebrazioni al milite ignoto e ai veterani continuino ad avere pubblicamente luogo, nella sfera privata si tende a identificare questa festa con una generale celebrazione del sesso maschile, della virilità, ma anche della paternità.

Dal discorso del presidente russo, tuttavia, si evince come la componente militare sia tutt’altro che svanita: numerosi sono i riferimenti al presente bisogno di sicurezza e numerosi sono i tentativi di collegare – come un fil rouge – i protettori della patria del passato e del presente. Come da manuale, Putin e il governo russo usano magistralmente le ricorrenze festive come modo per rinforzare l’identità nazionale e  con altrettanta maestria sanno coinvolgere i più giovani nella formazione di questa nuova coscienza collettiva.

Il raduno dei giovani patrioti

Il primo raduno del movimento patriottico giovanile Junarmija ha avuto luogo il 22 e 23 febbraio sotto il titolo “Io sono Junarmija!” e si è svolto nel parco patriottico-militare Patriot, complesso dai fini ludico-educativi inaugurato nel 2015 alle porte di Mosca.

Uno degli slogan del movimento, nato nemmeno due anni fa e avente tra le fila quasi 200mila giovani, è “la patria inizia dai nostri bambini”. Il movimento è diretta espressione di una tendenza crescente, quella della militarizzazione dell’educazione e dell’indottrinamento patriottico. Il campione di bob Dmitrij Trunenkov, uno degli iniziatori del movimento, ha elogiato i giovani membri dell’armata, descrivendoli come giovani che si preoccupano della crescita del proprio paese, dunque veri patrioti e difensori della patria. Il movimento è stato più volte paragonato a quello dei giovani pionieri sovietici – a cui somiglia quantomeno sotto il punto di vista estetico, se si guarda all’uniforme – mentre i più critici si sono spinti a un paragone con la Hitlerjugend, la gioventù hitleriana.

Esattamente all’interno del parco Patriot, soprannominato “Disneyland militare russa”, è stata costruita, un anno fa, una replica del Reichstag tedesco. La miniatura, la cui costruzione aveva destato scalpore soprattutto in Germania, è stata usata durante una rievocazione della presa del parlamento tedesco da parte dei soldati sovietici, impersonati dai giovani di Junarmija. 

Il ministro della difesa Sergej Šojgu, che in passato aveva dichiarato come il fine dell’armata giovanile fosse educare al patriottismo e non al militarismo, ha festeggiato il 23 febbraio in compagnia dei membri del movimento, ricevendo in regalo un carroarmato telecomandato fatto dai giovani stessi.

La scelta dei giorni per il primo forum di Junarmija potrebbe essere casuale, o potrebbe voler trasmettere un messaggio ben preciso. Potrebbe essere il tentativo di creare ancora una volta un legame di continuità tra generazioni, un sostrato indispensabile per un sentimento di appartenenza nazionale e per la condivisione di glorie passate e obiettivi futuri.

Chi è Maria Baldovin

Maria Baldovin
Nata a Ivrea (TO) nel 1991, ha studiato lingue e letterature straniere all’università di Torino e ha poi deciso di improvvisarsi scienziata politica, con una magistrale in studi sull’Est Europa. Al momento cerca di fare la pendolare tra Torino e Bruxelles, con grande gioia delle compagnie aeree. Per East Journal scrive prevalentemente di Russia, ma ha anche una passione per la Germania (ex orientale, s’intende).

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