LINGUAE: Alla scoperta della lingua jacuta e dell’estremo nord siberiano

Linguae oggi vi porta alla scoperta della lingua jacuta, idioma di ceppo turco parlato nelle lontane terre orientali dell’estremo nord siberiano.

Nel territorio vastissimo della Federazione russa, che abbraccia ben due continenti, vivono e convivono numerosi gruppi etnici e popoli indigeni, la cui lingua nativa non è quella russa. All’interno di questo immenso paese, infatti, esistono più di 250 idiomi diversi, molti dei quali sono oggi in via di estinzione a causa principalmente di carenza di parlanti. Non è tuttavia il caso dei tatari, dei baschiri, dei ciuvasci e degli jacuti, tutti popoli che riescono a mantenere in vita la loro lingua e a garantirle una certa prosperità.

La lingua jacuta, chiamata sacha dai suoi parlanti nativi, è una lingua altaica appartenente al ceppo linguistico turco e diffusa tra la minoranza etnica degli jacuti, popolo indigeno russo che abita la Repubblica Sacha (Jacuzia), regione vastissima situata nell’estremo nord-orientale della Siberia.

La lingua sacha ha cominciato a svilupparsi nel XV-XVI secolo, quando in questi territori siberiani si installò la popolazione jacuta, i cui antenati appartenevano alla tribù turca dei Kurikan, i quali abitavano i territori tra il lago Bajkal e il fiume Angara.

Insieme al russo, la lingua jacuta è oggi la lingua ufficiale della Repubblica Sacha ed è parlata da più di 450 000 persone. È ampiamente usata come lingua franca anche da altre minoranze etniche della Repubblica di Sacha, tra cui gli evenki, gli jukaghiri, i čukči e i dolgani. Durante l’ultimo censimento, circa l’8% dei rappresentanti di queste minoranze nazionali ha dichiarato di conoscere e parlare la lingua jacuta e di essere praticamente bilingue.

La lingua jacuta viene studiata in più di 400 scuole locali ed è utilizzata come lingua d’istruzione da più del 17% della popolazione, che la predilige al russo. Il governo locale cerca in tutti i modi di mantenerla in vita, pubblicando all’incirca 20 testate regionali, 7 testate locali e 5 riviste in questa lingua. Inoltre, la radio parla jacuto da due a cinque ore al giorno, mentre la televisione per due ore al giorno.

Alfabeto latino o cirillico?

Il primo testo scritto in lingua jacuta appare nel 1819. Si tratta di un brevissimo catechismo tradotto dal russo da un prete, Popov, che utilizzò l’ortografia russa, rivelatasi tuttavia non molto adatta all’idioma in questione.

Il tentativo successivo, molto più riuscito, datato 1851, è opera del linguista tedesco Otto von Bohtlingk, noto per il suo lavoro sulla lingua jacuta “Über die Sprache der Jakuten”. Decise di prendere come alfabeto base quello cirillico russo, modificandolo leggermente per permettere di rifletterne la fonetica jacuta. Questo nuovo alfabeto fu preso come riferimento per il primo dizionario russo-jacuto (1907), redatto da Eduard Pekarskij, che contiene all’incirca 25 000 parole.

Tuttavia, ben presto alcuni studiosi si resero conto che l’alfabeto cirillico non rispondeva esattamente alle esigenze di questa lingua. Semen Andreevič Novgorod, considerato il padre dell’alfabeto jacuto, riprese gli studi di Von Bohtlingk interessandosi molto anche al folclore locale e creando la prima rivista letteraria e politica in lingua sacha (Sacha sangata – Саха саҥата) tra il 1912 e il 1913.

Novgorod considerava l’alfabeto dell’esperto tedesco foneticamente inadatto per la lingua jacuta, la cui scrittura doveva essere rapida (un suono, un fonema). Decise perciò di rimetterci mano, inizialmente mescolando i due alfabeti, cirillico e latino, per poi finalmente adottare l’alfabeto fonetico internazionale (IPA), che a suo parere calzava a pennello.

Le critiche all’alfabeto di Novgorod non mancarono e tra il 1929 e il 1939 l’IPA venne sostituito da un altro alfabeto che rispecchiava il sistema di scrittura turco unificato, ovvero un alfabeto latino utilizzato in epoca sovietica da tutte le lingue di ceppo turco, iraniano, mongolo, ugro-finnico e nord-caucasico. Solo verso la seconda metà degli anni ’30 iniziò il processo di traslitterazione e riscrittura di queste lingue dell’URSS in alfabeto cirillico (fenomeno legato alla russificazione forzata di epoca staliniana), e così avvenne anche per la lingua jacuta, il cui alfabeto tuttora in uso fu approvato il 23 marzo 1939.

L’alfabeto moderno è composto dalle 33 lettere dell’alfabeto russo e da altre 5 lettere che indicano i suoni specifici della lingua sacha (Ҕҕ, Ҥҥ, Өө, Һһ, Үү), da due digrammi (Gd, Ny) e da 4 dittonghi (yo, ya, ue, үө).

Parliamo jacuto!

La lingua jacuta è una lingua agglutinante piuttosto omogenea, nonostante esistano comunque delle piccole differenze dialettali, che si notano soprattutto tra le parlate del nord e del sud della regione.

Caratterizzata da 18 consonanti, 8 vocali e 4 dittonghi, il suo tratto principale è l’armonia nell’utilizzo delle vocali e dei suoni lunghi e corti. L’accento è posto sull’ultima sillaba, tratto tipico degli idiomi di ceppo turco, tuttavia nelle parole lunghe potrebbe esserci un accento secondario posto sulla prima sillaba.

La lingua jacuta, il cui predicato verbale è sempre posto alla fine del periodo, è caratterizzata da un’eccezionale varietà di forme temporali, tra cui circa una ventina di forme passate, riconoscibili grazie a prefissi e suffissi. Non esistono preposizioni, ma sono ben 8 i casi utilizzati per declinare nomi e numeri: nominativo, accusativo, comitativo, partitivo, dativo, comparativo, strumentale e ablativo.

I pronomi personali sono min, en, kini, bihigi, ehigi, kililair.

Il plurale è indicato dal suffisso -lar-, che può assumere forme diverse (-lar, -ler, -lör, -lor, -tar, -ter, -tör, -tor, -dar, -der, -dör, -dor, -nar, -ner, -nör, -nor), a seconda dell’armonia con il suono precedente.

Numerosi prestiti vengono dalla lingua mongola e dalle lingue altaiche manciù-tunguse, parlate nell’Asia settentrionale. L’influenza russa lessicale rimane tuttavia quella più significativa:

бииккэ (biike) = in russo, вилка (vilka – forchetta)

остуол (ostuol) = in russo, стол (stol – tavolo)

хортуоска (hortuoska) = in russo, картошка (kartoška – patata)

баһыыба (bahyyba) = in russo, спасибо (spasibo – grazie)

Ci sono diversi modi per approcciarsi allo studio della lingua jacuta, che resta tuttavia un idioma complesso e ricco. Esiste un dizionario online russo-jacuto, una pagina Wikipedia dedicata alla grammatica jacuta, un forum apposito di scambi interlinguistici, nonché trasmissioni radio-televisive dove si possono ascoltare programmi in lingua sacha.

Chi è Claudia Bettiol

Claudia Bettiol
Laureatasi in Traduzione e Mediazione Culturale a Udine con una tesi sulla diatriba tra slavofili e occidentalisti, e grande appassionnata di architettura sovietica, per East Journal si occupa dell'area russofona. Le sue esperienze oltreconfine finiscono sempre per essere rivolte verso Est, forse perché nata nel 1986 e lo stesso giorno di Michail Gorbačëv. Dopo un anno di studio alla pari nella città di Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente Italia e Francia per Kiev, dove attualmente abita e lavora.

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