Collusion, il libro di Luke Harding sui rapporti tra Donald Trump e il Cremlino

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Collusion

Luke Harding

Mondadori, 2017

euro 20

Luke Harding è un grande giornalista, storico inviato del Guardian a Mosca, è stato tra i più attenti osservatori della parabola putinista. Nel 2011 ha dovuto lasciare la Russia a seguito di un ordine di espulsione – senza precedenti nei confronti di un giornalista occidentale – ma questo non gli ha impedito di proseguire le sue inchieste sul potere russo. Dopo essersi occupato negli ultimi anni dei casi più eclatanti di spionaggio internazionale, ha compreso la natura dei rapporti intercorsi tra l’allora candidato alla presidenza degli Stati Uniti, Donald Trump, e il Cremlino.

La sua indagine lo ha portato a scoprire evidenze altamente inquietanti, ed ha prodotto questo libro, Collusion, che si legge come un thriller: la forza delle vicende narrate è moltiplicata dal fatto che i protagonisti sono tra gli uomini più potenti del mondo, e ci sembra quasi di assistere in diretta alle loro manovre di potere e di occultamento della realtà. L’anello debole da cui si poteva intuire la profondità e pericolosità della macchinazione era Paul Manafort, ex capo della campagna elettorale di Trump, legato da sempre a oligarchi russi e artefice dei successi del deposto presidente ucraino Yanukovich.

Seguendo lui, e grazie al rapporto dell’esperto inglese Christopher Steele, si è potuto scoprire l’estensione e la pericolosità dell’intervento russo a favore di Trump. Ora, con la sua elezione, che nessuno ha voluto o potuto fermare, assistiamo al paradosso per cui il presidente della massima potenza mondiale deve il proprio successo alla potenza concorrente e storicamente nemica, la Russia. Oltre alla pericolosità e ambiguità di questa situazione, che a tutt’oggi non sappiamo a che esiti porterà, siamo però già certi di una cosa: la fragilità dell’occidente democratico è molto superiore alla nostra immaginazione, di fronte a potenze autocratiche come Russia e Cina, in cui il potere gode di autorità assoluta sui propri cittadini/sudditi e dispone di tecniche di soft power e di manipolazione informativa dei media e delle reti sociali molto avanzate. Dove non arrivano il polonio radioattivo o i proiettili può introdursi facilmente una innocua rete sociale. L’ottuso politically correct occidentale e il suo ingenuo garantismo sono ormai penetrabili come burro da questi concorrenti agguerriti e senza alcun limite operativo legale. Assisteremo ancora a vicende inquietanti. Siamo solo all’inizio di una sfida mortale.

Chi è Matteo Zola

Matteo Zola
Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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