POLONIA: Le donne tornano in piazza per il diritto d’aborto

Dopo poco più di un anno dalle imponenti manifestazioni note come Czarny Protest, “protesta in nero“, contro la criminalizzazione e il divieto totale d’aborto proposto dal partito di governo Diritto e Giustizia (PiS), le donne polacche sono tornate in piazza sfilando nelle principali città del paese col sostegno del piccolo “Podemos polacco”, il movimento Partia Razem.

Il tentativo di liberalizzare l’aborto

Stavolta, però, a scatenare la rabbia dei manifestanti è stata proprio l’opposizione in Parlamento per non aver assicurato sufficienti voti alla proposta di liberalizzare la legge sull’aborto, alla Camera per una prima lettura il 10 gennaio. Infatti, 29 deputati di Piattaforma Civica (PO), il principale partito d’opposizione, si sono astenuti e tre hanno votato contro incorrendo nell’espulsione dal partito come capitato a altri tre parlamentari del liberale Nowoczesna. Ha sorpreso, invece, il voto a favore di 58 deputati di PiS. L’oggetto della disputa è stata la proposta chiamata “Salviamo le donne” che prevedeva tra altre ipotesi per così dire “minori” (introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole, vendita della pillola del giorno dopo senza prescrizione medica) il diritto d’aborto senza restrizioni fino alla 12° settimana. Secondo quanto stabilito da una legge in vigore dal 1993, questa pratica ad oggi è esercitata solo nei casi in cui la vita della madre sia a rischio, la gravidanza sia frutto di stupro o incesto, oppure il feto sia gravemente malformato.

L’opposizione in parlamento lascia sole le donne

L’opposizione ci ha abbandonato e ha perso fiducia e credibilità ai nostri occhi” ha dichiarato a East Journal Zofia Marcinek, studentessa di Varsavia e attivista su questo fronte dal 2016. “Mentre Razem condivide le nostre battaglie e ci ha sempre sostenuto nonostante gli sforzi siano limitati in quanto forza extra-parlamentare, il comportamento di PO e Nowoczesna è indicativo della distanza tra i partiti e i cittadini. Una volta eletti, i politici, abituati alla deferenza e a critiche blande, non si sentono più responsabili delle loro azioni e alcuni non ne prevedono nemmeno le conseguenze visto che conserveranno sempre la poltrona, almeno per questa legislatura. Nowoczesna, però, sta tentando di correre ai ripari promuovendo una proposta di legge simile alla nostra. Non è perfetta ma è già qualcosa. Non ci ha stupito invece il comportamento di PiS. Già in campagna avevano promesso che non avrebbero mai rigettato un’iniziativa cittadina al primo colpo e così è stato. Inoltre, anche se il loro obiettivo è un divieto totale, sanno che molti polacchi non sono d’accordo. A metà mandato assumersi un rischio del genere non sarebbe saggio. Anche in passato hanno fatto così: quando le elezioni si avvicinano, le loro misure si fanno meno drastiche e cambiano alcune personalità chiave, mentre altre si defilano”.

Ulteriori restrizioni in arrivo?

Nella stessa seduta del 10 gennaio, mentre la proposta “Save the Women” veniva rigettata, è avvenuta la prima lettura del progetto “Stop Abortion”, presentato dalla Fondazione “Vita e Famiglia” e approvato per un ulteriore riesame. Il disegno prevede la proibizione dell’aborto in caso di malformazioni fetali. I medici che non rispetteranno il divieto incorreranno in sanzioni penali.

Secondo le statistiche ufficiali del governo, nel 2016 sono stati effettuati 1088 aborti legali in Polonia, di cui 1042 dovuti a insufficienza irreversibile o malattia fetale incurabile. Ciò significa che alla luce dei cambiamenti che potrebbero arrivare, circa il 95% di queste donne lo farebbe illegalmente, e i medici che hanno eseguito questa procedura sarebbero esposti a accuse penali. “Già oggi le restrizioni all’aborto sono più severe che sulla carta” ci dice Zofia. “Molti dottori sono obiettori, altri pensano che praticandolo si farebbero brutta pubblicità. Così, in molti Voivodati diventa veramente impossibile esercitarlo. Alcune donne non vengono nemmeno informate sulle patologie fetali per evitare che ricorrano all’aborto”

In base alle le stime di varie organizzazioni non governative, il numero di aborti clandestini è compreso tra gli 80 e i 190 mila l’anno. Se la legge venisse approvata, questi numeri non farebbero che aumentare. Secondo un reportage del The Guardian, in Polonia l’aborto illegale costa quasi 895 dollari e per questa ragione sono molte le donne che decidono di recarsi all’estero, specie in Slovacchia dove la cifra media si aggira attorno ai 380 euro.

Il governo cambia il pelo ma non il vizio

Nonostante il rimpasto governativo delle scorse settimane e la messa in piedi di un esecutivo più moderato, non dovrebbero esserci passi in avanti al riguardo. Il nuovo ministro della Salute, Lukas Szumowski, è tra i 4000 dottori polacchi che hanno firmato una dichiarazione di fede impegnandosi a non partecipare “all’aborto, eutanasia, contraccezione, inseminazione artificiale, e fecondazione in vitro” per non violare i dieci comandamenti. Da quando al governo, il partito di Diritto e Giustizia ha messo fine ai finanziamenti per la fecondazione in vitro e sottoposto la pillola del giorno dopo a prescrizione medica, diversamente da quanto avveniva in passato. A ottobre dello scorso anno, alcune ONG polacche, attive nella protezione dei diritti delle donne e nel sostegno alle vittime di violenza domestica, hanno subito un raid della polizia che ha sequestrato documenti, hard disk, e computer. L’incursione avrebbe fatto parte di un’indagine sui finanziamenti stanziati dal Ministero della Giustizia nella precedente legislatura, ma le organizzazioni oggetto non hanno concordato sui modi, affermando che si sarebbe trattato di velate minacce per il mancato rispetto della linea di governo.

Foto: Geert Vanden Wijngaert/AP

 

Chi è Paola Di Marzo

Paola Di Marzo
Nata nel 1989 in Sicilia, ha conseguito la Laurea Magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà "R. Ruffilli" di Forlì. Si è appassionata alla Polonia dopo un soggiorno di studio a Varsavia ma guarda con interesse all'intera area del Visegrád. Per East Journal scrive di argomenti polacchi.

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