LINGUAE: Il riconoscimento internazionale della lingua montenegrina

Dopo nove anni il Montenegro ha ottenuto il riconoscimento internazionale della propria lingua: l’11 dicembre il montenegrino ha ricevuto il suo codice ISOCRN (da Crna Gora). La sigla distingue internazionalmente le lingue riconosciute come tali, e non come dialetti o varianti. In Italia, ad esempio, oltre all’italiano (ITA) hanno un loro codice ISO il sardo (SRD) e il friulano (FUR). Ad alcune lingue, al contrario, il codice ISO è stato ritirato: il moldavo, ad esempio, lo ha perso nel 2008 ed è stato assimilato alla lingua romena (RUM).

L’iter di riconoscimento

La richiesta di riconoscimento ha una lunga storia. Un anno dopo l’indipendenza dalla Serbia (ottenuta nel 2006), la Costituzione della neonata repubblica ha dichiarato il montenegrino lingua ufficiale del paese e la biblioteca nazionale “Đurađ Crnojević” ha iniziato l’iter per il riconoscimento internazionale. L’accademia montenegrina negli anni si è preoccupata di dotare la lingua di testi fondamentali come il manuale ortografico e il dizionario  della lingua montenegrina (Pravopis crnogorskoga jezika e Rječnik crnogorskoga jezika), editi nel 2009. Nello stesso anno è stato ideato l’alfabeto montenegrino, che ha aggiunto ai 30 caratteri di quello serbo due lettere, ś e ź. La digrafia sincronica, ovvero l’uso dei due alfabeti latino e cirillico, come in serbo, è stata mantenuta, ma una certa preminenza nell’uso pratico viene data ai caratteri latini. Nel 2017 i diplomi delle scuole primarie e secondarie sono stati per la prima volta stampati in caratteri latini.

Nel 2011 il montenegrino è divenuto lingua scolastica, nonostante i risultati del censimento di quell’anno sottolineassero come solo il 36% della popolazione parlasse questa lingua, mentre il 44% si diceva parlante serbo.

Le critiche da Belgrado

La Serbia non ha mai visto di buon grado quelle che definisce spinte nazionaliste e anti-serbe provenienti da Podgorica. Reazioni critiche sono giunte da parte del mondo sia accademico che politico serbo, i quali hanno più volte sottolineato come, a loro avviso, nelle politiche linguistiche montenegrine ci sia una discriminazione verso la lingua serba e verso il cirillico.

Il montenegrino è generalmente visto come una variante, un dialetto del serbo. Se la parola “latte” è mleko in serbo e mlijeko in montenegrino, dall’ottica serba questa è una questione di pronuncia regionale, mentre per Podgorica si tratta di un elemento discriminante che dimostra la diversità della lingua montenegrina. È proprio di natura fonologica l’argomento principale a sostegno di quest’ultima.

Il particolare narcisismo post-jugoslavo

Le tendenze centrifughe che hanno sventrato anche a livello culturale la Jugoslavia partono ben prima dell’effettivo collasso dell’esperienza federativa. Negli anni Settanta, sulla scia di un neonato risentimento croato nei confronti dei programmi linguistici serbi, anche Bosnia e Montenegro registrano i primi sentimenti “anti-unitari”. Nel 1967 la pubblicazione della “Dichiarazione dello status e del nome della lingua letteraria croata” (Deklaracija o nazivu i položaju hrvatskog književnog jezika) insiste infatti sull’esigenza di considerare croato e serbo due lingue diverse, al pari del sloveno e macedone (lingue riconosciute in Jugoslavia).

In questi anni, da questi dibattiti – spalleggiati non da ultimo da Zagabria – prende vita la possibilità di una vera e propria “lingua montenegrina”; a battersi per essa, in particolare, l’associazione degli scrittori del Montenegro (Udruženje književnika Crne Gore) e Vojislav Nikčević, controverso linguista considerato alla stregua di un “eroe” della lingua montenegrina.

Negli anni Novanta, nella spirale disgregativa post-jugoslava, gli spiriti di Nikčević e sodali sono rinvigoriti, il loro attivismo è inarrestabile, si sussuegono pubblicazioni, conferenze, studi più e meno scientifici dal sapore spesso politico. Sarà comunque la Costituzione del neonato Montenegro nel 2007 a sancire la nascita effettiva della denominazione “lingua montenegrina”.

Al di là delle dispute tassonomiche, la nazionalizzazione linguistica post-jugoslava ha ricevuto diverse critiche nel mondo accademico. Recentemente, nella primavera 2017, duecento linguisti ed esperti croati, serbi, bosniaci e montenegrini hanno presentato a Sarajevo la “Dichiarazione sull’unitarietà”, che condanna le politiche linguistiche nazionali conseguenti la tragica conclusione dell’esperienza jugoslava. La fine della lingua franca serbo-croata ha infatti favorito tendenze disintegranti per molti aspetti sterili, bloccando invece un normale sviluppo linguistico nella penisola. Secondo questi linguisti, nonostante un nazionale “narcisismo delle piccole sfumature” ne abbia cercato di enfatizzare le differenze regionali, la lingua parlata nei quattro stati è ancora oggi unica, unitaria, semplicemente “policentrica”. Questo appello rimane tuttavia confinato a una parte del mondo accademico.

Chi è Martina Napolitano

Martina Napolitano
Dottoranda in Slavistica presso l'Università di Udine e Trieste, per EaST Journal scrive principalmente di Russia e cura la rubrica Linguae.

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