LINGUAE: Il russonorsk, la lingua estinta dei balenieri del nord

Il russonorsk, o russenorsk, fa parte delle lingue impure influenzate dal russo di cui abbiamo già parlato (trasjanka bielorussa, suržik ucraino e balačka cosacca). Chiamato anche Moja po tvoja (моя по твоя “mia per tua”, ovvero “parlo la tua stessa lingua”), il russonorsk è un idioma oggi praticamente estinto che mescola elementi di russo al norvegese, come ne indica lo stesso nome.

La lingua dei balenieri

Il russonorsk è (o meglio era) un pidgin, ovvero un linguaggio semplificato, derivato dalla mescolanza di lingue di popolazioni diverse venute a contatto in seguito a colonizzazioni, migrazioni o relazioni commerciali. Parlato dai commercianti e dai balenieri della Norvegia settentrionale e della Penisola di Kola (territorio della Federazione russa situato nella regione di Murmansk), nacque dall’esigenza di stabilire una comunicazione fra le due popolazioni confinanti.

Il baratto tra russi e norvegesi in atto almeno dal Seicento divenne a tutti gli effetti commercio sotto re Cristiano VII di Danimarca (1749-1808), il quale conferì lo status di città agli insediamenti portuali di Tromsø e di Vadsø, capitale della Lapponia. Lo scambio commerciale era assai vantaggioso per entrambe le parti: i norvegesi fornivano ai loro vicini pesce fresco a basso costo in cambio di farina e grano, che i russi avevano in abbondanza.

Commerciare era chiaramente più semplice senza giri di parole o preamboli: il russonorsk fu la soluzione perfetta. Il bisogno di comunicare spinse i due popoli ad adottare una parlata comune, facile e diretta, con un unico scopo: la comprensione istantanea. Non si trattava, perciò, di una lingua completa o ricca: le forme grammaticali che la componevano erano rudimentali e il vocabolario piuttosto ristretto e limitato, sebbene efficace. L’unico lessico necessario era quello relativo alla pesca artica, al commercio ittico e alla meteorologia, mentre i termini non correlati a questi argomenti risultavano futili. Politica, cultura e arte non erano temi d’interesse per pescatori e balenieri, che andavano dritto al sodo.

Nelle zone di confine fra Norvegia e Russia, questo pidgin non corrispondeva a una classe sociale precisa. Tuttavia, a partire da metà Ottocento, divenne la lingua esclusiva di pescatori e balenieri, perdendo una parte del suo prestigio e delle sue caratteristiche. Molti commercianti norvegesi, infatti, iniziarono a trascorrere molto più tempo nelle terre russe, spingendosi fino ad Archangel’sk, sul Mar Bianco, imparando la lingua e sottraendo così un buon numero di parlanti al russonorsk.

Un pidgin estinto

La storia del russonorsk, la cui prima attestazione risale al 1785, si limita principalmente al XVIII e al XIX secolo, periodo in cui il commercio fra norvegesi e russi fu piuttosto fiorente. In seguito ai cambiamenti politici della fine degli anni Dieci e l’inizio degli anni Venti del Novecento, l’uso di questo idioma scomparve improvvisamente: la rivoluzione russa segna la fine dei contatti commerciali tra i due Paesi (l’ultima trattativa risale al 1923), nonché dell’utilizzo del russonorsk.

Per molti anni è stato un linguaggio “stagionale”, riservato principalmente al periodo della pesca estiva. Proprio per questa ragione la sua creolizzazione non ha mai avuto luogo e il russonorsk non ebbe mai la possibilità di diventare un linguaggio nativo, perdendo a poco a poco la sua utilità ed estinguendosi.

Caratteristiche linguistiche

A differenza dei pidgin equatoriali (varietà di creoli), il russonorsk è formato da due sole lingue che non provengono dallo stesso ramo linguistico: il norvegese fa parte del ceppo germanico, mentre il russo di quello slavo. Alcuni studiosi, tra cui Frederik Kortlandt, professore di linguistica all’Università di Leiden, preferiscono non considerarlo come pidgin, ma come una variante del norvegese, che risulta appena predominante sul russo.

Il russonorsk è, infatti, composto per il 50% da parole di origine norvegese e per il 40% da parole di origine russa. Il restante 10% è caratterizzato dai prestiti stranieri presenti in entrambe le lingue. Il suo vocabolario è costituito da circa 400 parole in tutto.

La lingua ha regole molto semplici: una fonetica di base molto influenzata dal norvegese; assenza di casi e declinazioni; verbi privi di coniugazioni, senza modi né tempo e con una sola desinenza per l’infinito (“-om”). Come nel russo, non esiste una forma presente per il verbo “essere”. L’unica preposizione utilizzata è “”, già presente sia nel russo che nel norvegese, che ricopre diverse funzioni a seconda della sua posizione nella frase.

Essendo una lingua parlata, le sue testimonianze scritte sono esigue e l’ortografia utilizzata è quella norvegese, con alfabeto latino.

Qui di seguito alcuni esempi esplicativi. Per uno studio più approfondito, si consigliano i testi dei linguisti Vladimir Belikov, Ingvild Broch e Siri Sverdrup Lunden.

  • mangoli (tanto, molto) dal norvegese mange e dal russo mnogo li (много ли)

  • klæba (pane) dal russo hleb (хлеб)

  • kopom (comprare) dal norvegese kjøpe e dal russo kupit’ (купить)

  • drikkom (bere) dal norvegese drikke

  • Davaj paa moja skib kjai drikkom = Beviamo un tè nella mia nave/barca

  • Kor ju ikke paa moja mokka kladi? = Perché non mi hai portato la farina?

  • Kak sprek? Moje niet forsto = Cosa dici? Non capisco.

  • Vesagu fiska prezentom = Dammi del pesce gratis

Chi è Claudia Bettiol

Claudia Bettiol
Laureatasi in Traduzione e Mediazione Culturale a Udine con una tesi sulla diatriba tra slavofili e occidentalisti, e grande appassionnata di architettura sovietica, per East Journal si occupa dell'area russofona. Le sue esperienze oltreconfine finiscono sempre per essere rivolte verso Est, forse perché nata nel 1986 e lo stesso giorno di Michail Gorbačëv. Dopo un anno di studio alla pari nella città di Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente Italia e Francia per Kiev, dove attualmente abita e lavora.

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