TURKMENISTAN: Contro la crisi non resta che la scaramanzia

Nel discorso di fine anno alla nazione, il presidente turkmeno Gurbanguly Berdymukhamedov ha esaltato il 2017 del Turkmenistan: crescita dell’esportazione di gas, contenimento del già ridotto deficit, assenza di inflazione e possibilità di aumentare del 10% i salari; peccato che a detta degli analisti praticamente tutto quanto dichiarato tutto falso. Il Turkmenistan si sta infatti dibattendo sempre più in una crisi che lo attanaglia dal 2014 e che si fa sempre più grave, mettendo a rischio la stessa stabilità del sistema turkmeno ed accentuata da eventi esterni che si fanno ormai pressanti.

La politica interna

Nel 2017 Berdymukhamedov, sulle orme del suo precedessore, ha pubblicato il fondamentale libro Il Turkmenistan nell’età della forza e della felicità, proprio nel momento in cui il paese si trova con penuria di cibo, lavoro e denaro contante (dal novembre 2017 i turisti possono prelevare un massimo di 50$ al giorno). La crisi è sempre più radicale, tanto che recenti studi hanno previsto per il 2018 un tasso di disoccupazione dell’80% ed una fuga dal Turkmenistan di chiunque ne abbia la possibilità. Sempre nel 2017 gas, acqua ed elettricità, prima gratis, sono diventati servizi a pagamento.

La protesta sociale sembra sul punto di esplodere, due gravi episodi sono stati recentemente rivelatori. A Dashoguz in una notte le rette scolastiche sono aumentate del 100% scatenando le ire delle donne del paese, mentre a Lebap uno sciopero dei lavoratori del cotone si è concluso con la minaccia di esproprio delle terre degli scioperanti. La mancanza di una opposizione politica che incanali le tensioni potrebbe rendere le proteste della popolazione turkmena imprevedibili. Una situazione a cui non è estraneo nemmeno il grande vanto del Turkmenistan: i giochi asiatici.

Stiamo parlando della recente edizione degli Asian Indoor and Martial Arts Games, ospitata dal Turkmenistan nello sforzo di darsi una florida immagine nel panorama internazionale. I giochi hanno significato una riduzione del 20-30% degli stipendi dei lavoratori impegnati nella realizzazione delle infrastrutture, una riduzione fatta passare per volontaria donazione e contributo agli sforzi dello Stato. Per organizzare questo evento il Turkmenistan si è inoltre indebitato con paesi come la Cina, che ora potrebbe richiedere in cambio il giacimento di Galkynysh.

La politica estera

Proprio la ricchezza di combustibili rischia di essere una maledizione per il Turkmenistan, non riuscendo il paese a diversificare la sua economia. Ormai solo Pechino acquista gas turkmeno, a prezzo ribassato, mentre un contenzioso economico ha bloccato le esportazioni verso l’Iran ed i rapporti con la Russia sono di fatto cessati dopo l’uscita di Gazprom dal paese. Come se non bastasse Iran, Russia e Azerbaijan hanno firmato vari accordi che rischiano di isolare ancora di più il Turkmenistan nel campo energetico, con relativo abbandono del progettato gasdotto TAPI.

Come se non bastasse le turbolenti vicende interne afghane, dove è in atto lo scontro tra Ustad Atta, leader della provincia di Balkh, ed il governo di Kabul, pesano sul Turkmenistan. A cavallo del capodanno, Ashgabat ha bloccato le esportazioni di elettricità verso l’Afghanistan per il rifiuto di accettare tariffe raddoppiate. La confusa politica americana nella zona potrebbe inoltre rivelarsi un ulteriore elemento di destabilizzazione della regione, coinvolgendo anche il Turkmenistan, alla ricerca di investimenti stranieri e sempre più lontana dalla politica di isolamento che fu di Nyazov.

La classe dirigente turkmena è arroccata intorno al settore energetico, una costante crisi di questo potrebbe letteralmente essere un terremoto per la stabilità del paese, arrivando alla stessa rimozione dell’attuale presidente in un gattopardesco abbandono del culto della personalità volto ad evitare forse l’unica soluzione possibile, ossia la redistribuzione degli utili tra la popolazione colpita dalla crisi. Di fronte a tutto ciò Berdymukhamedov si affida alla sorte, proibendo dal 1° gennaio nella capitale le auto nere (è noto il culto del presidente per il bianco) e proibendo la guida alle donne.

Chi è Pietro Acquistapace

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Laureato in storia, bibliofilo, blogger e appassionato di geopolitica, scrive per East Journal di Asia Centrale. Cura il blog Farfalle e trincee, e una pagina FB su Mongolia e Asia Centrale. Ha collaborato per varie riviste come Asia Blog e per il bollettino di Soyombo, associazione dedita alla diffusione della cultura mongola. Nel 2011 è andato fino in Mongolia in Panda.

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