AUSTRIA: Estrema destra al governo, pangermanesimo e questione altoatesina

da TRENTO – D’intenso blu, fiore delle Alpi, il fiordaliso sboccia alle pendici dei monti, cantato dai poeti fin dai tempi di Dante. Si tratta però di un simbolo complicato: usato dai nazionalisti pangermanisti nel corso dell’ottocento, tra il 1934 e il 1938 è stato adottato dai membri del partito nazista austriaco, all’epoca bandito dalla vita politica, come segno di riconoscimento. Ai giorni nostri è portato all’occhiello dai membri del Partito della Libertà Austriaco (FPÖ), compagine di estrema destra già guidata da Jörg Haider e oggi presieduta dal suo delfino, Heinz-Christian Strache.

L’orrore! L’orrore!

Le recenti elezioni parlamentari austriache, tenutesi in ottobre, hanno portato al governo Sebastian Kurz, leader del partito popolare, oggi il più giovane capo di governo al mondo. In un’epoca che confonde gioventù con novità, e preme sullo svecchiamento della società come panacea di tutti i mali, l’elezione del giovane Kurz è stata salutata con una ventata di ottimismo dai giovanotti politici europei. Tuttavia la maschera è ben presto caduta. Il giovane Kurz ha infatti stretto un’alleanza di governo proprio con l’estrema destra di Strache mostrando quanto vecchia sia la sua politica. A ben vedere, il giovane Kurz aveva già dato mostra di sé come ministro degli Esteri, carica che ha ricoperto dal 2014, quando aveva appena 27 anni: fu lui a bloccare la frontiera al Brennero, inviando mezzi militari e soldati, allo scopo di fermare manu militari il flusso dei migranti e aprendo un contenzioso con il governo italiano. “Il salvataggio in mare non deve essere un biglietto d’ingresso per l’Europa centrale”, ebbe a dichiarare nel luglio scorso, già in piena campagna elettorale. “Parole da naziskin” le definì il sindaco di Lampedusa.

Non stupisce quindi l’alleanza tra il “naziskin” e l’estrema destra di Strache. Stupisce invece quanto Strache abbia ottenuto dall’accordo: i ministeri della Difesa,degli Interni e degli Esteri sono andati a personalità nominate dal FPÖ. Le chiavi del potere in Austria sono ora in mano all’estrema destra la quale avrà gioco facile a imporre le proprie regole in tema di immigrazione, di sicurezza e di relazione con i paesi vicini, tra cui l’Italia. E vale la pena sottolineare come Kurz abbia voluto questa alleanza e non ci sia stato in qualche modo costretto da contingenze politiche: già in campagna elettorale aveva infatti parlato di “sintonia” con l’estrema destra. A lui va il merito di essere il primo, in Europa, ad avere portato al governo la destra neo-nazista. L’Austria diventa così il cuore di tenebra del continente, e non basterà il grido – l’orrore, l’orrore! – a ridestarla.

Pangermanesimo e irredentismo

Il fiordaliso non è un simbolo casuale. Dopo la sua rielezione a leader del FPÖ, Heinz-Christian Strache ha voluto reintrodurre nel manifesto del partito quei riferimenti ideologici pangermanisti che lo stesso Haider aveva espunto per ragioni di opportunismo politico. Nell’attuale preambolo, il manifesto del partito si rivolge “al popolo germanico” e non a quello austriaco, al punto che molti importanti personaggi del partito, come Andreas Mölzer e Harald Vilimsky hanno rifiutato di dirsi “austriaci” preferendo dichiararsi “culturalmente germanici”.

Non è quindi errato affermare che il FPÖ sia un partito pangermanista, sostenitore cioè di quell’ideologia ultra-nazionalista che invoca la riunione di tutti i parlanti di lingua tedesca sotto un unico grande stato e che bene si presta oggi ad alcune strumentalizzazioni. Il fatto che il pangermanesimo sia stato un pilastro della politica di aggressione di Hitler portando anche all’annessione dell’Austria nel 1938, non sembra disturbare i militanti del partito.Anzi, proprio l’ideologia pangermanista è alla radice delle rivendicazioni territoriali sull’Alto Adige/Südtirol. Non a caso la questione alto-atesina è entrata nell’accordo di governo tra Kurz e Strache i quali hanno dichiarato che “prenderanno in esame la questione della doppia cittadinanza” per i cittadini sudtirolesi di lingua tedesca.

La questione della doppia cittadinanza

Quella della doppia cittadinanza è una vecchia questione, peraltro già risolta da un pronunciamento della Corte Suprema austriaca che ha respinto la richiesta di doppia cittadinanza avanzata da diciannove consiglieri provinciali dell’Alto Adige/Sudtirol (ma da nessun membro della Giunta). Tra loro gli esponenti dell’ultra-destra indipendentista Die Freiheitlichen e del Movimento 5 Stelle (dimmi con chi vai, ti dirò chi sei) e ben sette esponenti della SVP, il partito storicamente al governo in provincia. I diciannove hanno scritto una lettera sperando nel mutato clima politico austriaco, e il nuovo corso rappresentato da Kurz e Strache sembra favorirli.

Quello che questi diciannove e i loro amici in Austria dimenticano è che buona parte della società altoatesina non è con loro, indipendentemente dalla lingua parlata. Anche se “non fa notizia” e nessuno lo dice, oggi l’Alto Adige/Südtirol è un laboratorio di convivenza in cui si cerca di superare i traumi del passato in nome di un futuro comune e condiviso tra le varie comunità etniche e linguistiche. Un percorso non facile che qualcuno cerca in ogni modo di ostacolare, riattizzando le braci dell’odio etnico: la questione della doppia cittadinanza non è, in questo caso, per come si è sviluppata, una semplice questione burocratica (anche il governo italiano dà la cittadinanza all’estero!) ma si profila come uno strumento di divisione, di appartenenza identitaria esclusiva, di rifiuto dell’altro poiché a farne richiesta sono stati ambienti indipendentisti e di estrema destra, gente per cui l’altro è un nemico.

La trappola è tesa, ma è grossolana. Sta a noi non cascarci. Sta a noi non credere agli stereotipi, ai media che dipingono gli alto-atesini come “traditori” o “privilegiati”, ai politici che invocano ancestrali retaggi culturali, alle provocazioni dei politici nazionalisti. Sta a noi, ovunque residenti, costruire ponti dove qualcuno vorrebbe muri.

Uno dei video più efficaci della campagna elettorale di Kurz è quello in cui il futuro cancelliere scala in notturna una montagna per giungere in cima all’alba, dominando la regione, ai piedi di una grande croce cristiana. Kurz chiese al più noto alpinista italiano e sudtirolese, Reinhold Messner, di guidarlo in quella scalata ma Messner rifiutò: “Negli anni Trenta – ha dichiarato – certi alpinisti in Germania si sono messi a disposizione di Hitler, io non voglio questo, non voglio legarmi con una politica che non condivido”. Ecco, non leghiamo il nome dell’Alto Adige/Südtirol a politiche che la stessa società altoatesina non condivide.

 

Chi è Matteo Zola

Matteo Zola
Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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