LINGUAE: Breve storia della creazione di una lingua, il moldavo

In seguito alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, la neonata repubblica moldava nel 1991 proclamava la propria indipendenza. Nella dichiarazione veniva indicato come lingua ufficiale il romeno. La successiva Costituzione del 1994, tuttavia, denominava come lingua statale non più il romeno, ma il moldavo. La Moldavia non ha certo cambiato lingua in quei tre anni: è l’indicazione tassonomica romeno/moldavo ad essere oggetto di discussione.

Inoltre, per un paese composto per un quarto della popolazione  da gruppi di nazionalità altra, il russo è rimasto fondamentale. Esso è parlato come prima o seconda lingua dalle cospicue minoranze non solo russofone ma anche bulgare e gagauze, e, come in altre realtà post-sovietiche, ha assunto lo status di “lingua per la comunicazione interetnica”, condizione che permette di utilizzarlo come lingua veicolare nelle istituzioni e nelle scuole.

Il moldavo è effettivamente diretto discendente del romeno, lingua di ceppo pertanto romanzo. Sulla spinta delle tendenze “unioniste” dei primi anni di indipendenza, una parte del mondo politico moldavo puntava a riavvicinarsi alla Romania, stato di cui (tranne l’odierna Transnistria) aveva fatto parte fino alla seconda guerra mondiale. Il movimento per l’unificazione a Bucarest non si affievolì fino al referendum del 1994, che bocciò definitivamente l’idea: chiamati a scegliere se mantenere l’indipendenza del proprio stato, gli elettori per quasi il 98% si espressero positivamente. Non deve perciò stupire che ciò che nel 1991 veniva definito come “romeno”, tre anni dopo assunse la nuova dicitura di “moldavo”.

Il moldavo tuttavia nasce proprio al di là del fiume Dnestr, in quella che oggi è una repubblica de facto ma non de jure, in Transnistria. E nasce proprio nel quadro delle tensioni geopolitiche tra URSS e paesi confinanti. Mentre Chisinau nel 1918 passava dall’impero zarista alla Grande Romania e iniziava un periodo di fioritura culturale all’interno dell’orbita romena, oltre il Dnestr veniva costituita la MASSR (Repubblica Socialista Sovietica Autonoma di Moldavia). Solo dopo la seconda guerra mondiale l’Unione Sovietica ingloberà anche la restante parte dell’odierna Moldavia (che diverrà MSSR).

Il NarKomPros (Commissariato per l’Educazione) della neonata MASSR, in particolare nella figura del commissario Pavel Chior, negli anni Venti era interessato a dare alla nazione moldava una nuova identità, per scollegarla il più possibile da quella romena. Il linguista Leonid Madan individuò così cinque dialetti parlati nella regione e basandosi su di essi scrisse in quegli anni la prima grammatica moldava (edita nel 1929 a Tiraspol’). La lingua individuata come “moldavo” divenne quindi ufficiale nella MASSR e, dopo la seconda guerra mondiale, anche nella MSSR. Tale lingua non solo utilizzava caratteri cirillici, che ancora si possono leggere in molti monumenti di epoca sovietica in Moldavia, ma accolse diversi termini russi (il linguista Malai si adoperò per introdurre 7500 neologismi, per lo più prestiti e calchi dal russo). Venne anche epurata da molti romenismi, considerati inintellegibili e lontani dal contadino e dall’operaio moldavo. Derivato da dialetti contadini, il moldavo rappresentava secondo l’ideologia sovietica una lingua molto più democratica e genuina del romeno, così ricco di gallicismi e, chiaramente, borghese. L’introduzione di questa lingua sostanzialmente artificiale non venne accolta con favore soprattutto dall’elite culturale moldava che ci vedeva molti aspetti di imbarbarimento.

Il corpus linguistico moldavo divenne allora uno strumento propagandistico in epoca sovietica. La forzatura imposta a questa lingua romanza di essere trascritta in caratteri cirillici venne abolita solo durante la perestrojka. Dall’anno scolastico 1990-91 l’uso dell’alfabeto latino divenne obbligatorio.

Che ci si riferisca a tale lingua, oggi, definendola romena o moldava poco cambia, anche davanti alla legge: nel 2003 il Parlamento ha sancito che i due idiomi sono, in sostanza, lo stesso. I due glottonimi, recita la legge, identificano unicamente l’appartenenza nazionale: alla Moldavia il moldavo, alla Romania il romeno.

Chi è Martina Napolitano

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Dottoranda in Slavistica presso l'Università di Udine e Trieste, scrive principalmente di Russia per EaST Journal. I suoi interessi spaziano dall'amata letteratura russa alle dinamiche politiche internazionali, in particolare se legate all'area russa e/o russofona. Tra le esperienze di studio e lavoro all'estero, uno stage negli USA, un Erasmus a Vilnius e una borsa di studio presso l'MGU di Mosca.

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