LINGUAE: La trasjanka bielorussa

In bielorusso indica il fieno di bassa qualità, mescolato (appunto – трасуць, trasuc’, “scuotere”) alla paglia come foraggio per gli animali. Un termine che indica una sorta di “miscela scadente” che nel corso del Novecento ha subito un processo di risemantizzazione: la trasjanka è oggi la parlata che mescola aspetti del russo e del bielorusso, molto diffusa in tutta la Bielorussia. Parallelamente, in Ucraina si parla di suržik per quella variante a metà tra russo e ucraino.

Una ricerca governativa nel 2009 rilevava che il 16% della popolazione bielorussa affermava di parlare abitualmente la trasjanka, mentre il 72% il russo e nemmeno il 12% il bielorusso. Tuttavia, nello stesso periodo (2008-2013) una ricerca dell’università tedesca di Oldenburg in collaborazione con l’ateneo di Minsk osservava invece come, su un campione di 1200 intervistati, il 38% indicasse la trasjanka come “lingua madre” (il 49% il bielorusso, il 30% il russo), il 50% la indicasse come “lingua primaria” nella comunicazione (il 42% il russo, il 18% il bielorusso), e il 41% la considerasse “fondamentale”, dopo il russo (55%) e ben prima del bielorusso (4%). Inoltre, i dati suggerivano che – benché il termine “trasjanka” possa avere una connotazione dispregiativa (ed infatti nel discorso accademico si opta per un più neutrale “parlata mescolata di russo e bielorusso”, белорусско-русская смешанная речь) – tale variante diatopica venga utilizzata a prescindere dal livello di istruzione e non colmi quindi delle ipotetiche mancanze nella conoscenza del russo o del bielorusso standard. La trasjanka è quindi, accanto alle due lingue ufficiali di stato (russo e bielorusso), una terza “lingua”, diffusa in maniera sincronica nella Bielorussia contemporanea. Tuttavia, essa è molto variabile a seconda del parlante, della zona, del contesto; non risponde ad una grammatica e a un corpus lessicale troppo rigido. Per tale motivo, essa può tendere più o meno all’assimilazione di aspetti russi – la lingua di prestigio. Esistono ciononostante alcuni caratteri stabili e comuni a tutta la Bielorussia, che hanno premesso ai linguisti e sociologi impegnati nella ricerca di portare alla creazione di due corpus linguistici di questa parlata.

Di trasjanka – o, a volte, trosjanka – come fenomeno linguistico si parla principalmente dagli anni Ottanta. Tuttavia, forme di contatto e mescolamento linguistico sono registrate fin dall’Ottocento. I territori delle odierne Bielorussia e Ucraina, infatti, in quanto zone di confine vicine ad altre aree linguistiche, hanno vissuto nei secoli diversi fenomeni di contaminazione e dominazione linguistica da parte del russo (e del polacco). Le varianti registrate allora difficilmente possono essere fatte rientrare sotto il concetto odierno di trasjanka, ma confermano quanto il contatto linguistico sia radicato nel tempo. Inoltre, l’esperienza sovietica ha dato un forte impulso al mescolamento linguistico: da un lato, la forte industrializzazione ha portato la popolazione cittadina a passare, nella seconda metà del Novecento, dal 31% al 66% del 1990; dall’altro, il trasferimento di diversi funzionari russi nelle sfere amministrative e industriali bielorusse creò un ambiente necessariamente russofono, a cui i parlanti dialettali dovettero adattarsi.

Sebbene sia dal punto di vista lessicale che fonetico la trasjanka spesso si avvicini più al russo che al bielorusso (ad esempio, il verbo “parlare” – in russo govorit’ (говорить), in bielorusso razmaŭljac’ (размаўляць), per la trasjanka gavaryc’ (гаварыць); il sostantivo “donna” – in russo ženščina (женщина), in bielorusso žančyna (жанчына), per la trasjanka ženščyna (жэншчына)), la trasjanka del bielorusso ha conservato il tratto grafico forse più inconfondibile, la lettera Ў (ŭ, U breve), una semivocale labiovelare sonora. Un piccolo patrimonio identitario per la Bielorussia che si è meritato nel 2003 addirittura un monumento, nella città di Polatsk (o Polotsk, a seconda della traslitterazione dal bielorusso o dal russo).

Oggi, se la vitalità del russo è protetta ancora dal suo status di “lingua di prestigio” e quella della trasjanka dall’economia linguistica dei parlanti, è il bielorusso ad arrancare nella comunicazione quotidiana.

Chi è Martina Napolitano

Martina Napolitano
Dottoranda in Slavistica presso l'Università di Udine e Trieste, per EaST Journal scrive principalmente di Russia e cura la rubrica Linguae.

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