Pokot, ode pagana a un’altra Polonia

di Salvatore Greco.

«Pokot mette in scena una narrazione anticattolica e antipolacca e non dovrebbe rappresentare la Polonia a prestigiosi festival PoloniCultcinematografici internazionali, fra questi il Premio dell’American Film Academy del 2018». Questo il titolo di una petizione formale inviata da associazioni di stampo cattolico e patriottico al ministro della cultura Piotr Gliński dopo che l’Istituto Cinematografico Polacco (PISF) ha annunciato la scelta proprio del film di Agnieszka Holland come candidato agli Oscar 2018. La risposta immediata del PISF è stata altrettanto netta: «Pokot è e resta il candidato polacco agli Oscar per quest’anno, il suo ritiro non è in discussione». Il film d’altronde è attualmente in programmazione negli Stati Uniti (con il titolo ben meno evocativo di “Spoor”) dove sta raccogliendo buon successo di pubblico e di critica anche sulle colonne dell’Hollywood Reporter.

Nel frattempo, come per altro da tempo paventato, Gliński ha estromesso la direttrice del PISF Magdalena Sroka nonostante le proteste e le contestazioni del consiglio direttivo del PISF stesso e della società civile di orientamento liberale. L’uscita e la diffusione di Pokot hanno insomma soffiato con forza sul fuoco già ben attizzato dell’ennesimo scontro, apparentemente insanabile, tra una parte dell’intellighenzia polacca e le posizioni del governo. Ma come ha fatto?

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