POLONIA: Si è dato fuoco per protestare contro il governo, morto Piotr S.

Il 19 ottobre Piotr S., 54 anni, si è dato fuoco sotto il Palazzo della Cultura di Varsavia per protestare contro il governo e scuotere le coscienze dei polacchi ai quali ha indirizzato una lettera distribuita in decine di copie prima dell’estremo gesto. Piotr è morto la scorsa domenica dopo 10 giorni di coma. Silenziosa e fredda la reazione del governo. Scarsa l’attenzione dei media internazionali. A 50 anni di distanza da episodi simili, nel 1968 quello di Ryszard Siwiec a Varsavia e nel gennaio 1969 quello di Jan Palach a Praga, ci ritroviamo turbati e sgomenti di fronte a questo tragico evento che non avremmo mai immaginato di commentare nello scenario di una democrazia liberale, considerata matura e di successo fino a poco tempo fa. Grazie alla traduzione di Salvatore Greco, direttore di PoloniCult, East Journal ha deciso di pubblicare la lettera di Piotr. Ponderati e razionali i toni, precise le accuse. “Non esitate oltre”, è la sua esortazione che facciamo nostra.

  1. Protesto contro le restrizioni del governo alle libertà civili.
  2. Protesto contro la violazione compiuta dal governo delle norme democratiche, in particolare contro la distruzione de facto del Tribunale Costituzionale e dell’indipendenza del sistema giudiziario.
  3. Protesto contro la violazione compiuta dal governo delle leggi dello Stato, in particolare contro la violazione della Costituzione della Repubblica Polacca. Protesto contro il fatto che coloro che ne sono tutori (tra gli altri, il Presidente) abbiano intrapreso azioni con l’intento di modificare l’attuale costituzione. Che prima si attengano a quella attualmente corrente.
  4. Protesto contro un esercizio del potere per cui le più alte cariche dello stato realizzano le commissioni dettate da un centro decisionale non meglio definibile e legato al presidente di PiS ignorando le proprie responsabilità oggettive. Protesto contro i lavori parlamentari con cui le leggi vengono votate in fretta e furia, senza dibattito e opportune consultazioni, e poi devono essere corrette quasi subito.
  5. Protesto contro la marginalizzazione del ruolo della Polonia nel contesto internazionale e la messa in ridicolo del nostro Paese.
  6. Protesto contro la distruzione della natura, soprattutto per mano di coloro che dovrebbero difenderla (il disboscamento della Foresta di Białowieża e di altre aree sensibili sul piano ambientale, il favoreggiamento della lobby della caccia, la promozione di una politica energetica fondata sul carbone).
  7. Protesto contro le spaccature causate nella società civile, cavalcate ad arte e rese sempre più profonde. In particolare protesto contro la creazione della “religione di Smolensk” e usata per dividere la società. Protesto contro le ondate di odio che le commemorazioni mensili di Smolensk sono diventate e contro il linguaggio di odio e xenofobia perpetuato dal potere nel dibattito pubblico.
  8. Protesto contro l’occupazione di tutti i posti occupabili con propri uomini di fiducia, che nella maggior parte non sono nemmeno adeguatamente qualificati.
  9. Protesto contro gli atti tesi a sminuire, coprire di insulti e privare di autorità personalità come Lech Wałęsa e l’ex presidente del Tribunale Costituzionale.
  10. Protesto contro l’abnorme accentramento del potere da parte dello Stato e contro le modifiche alle leggi riguardanti le amministrazioni locali e le organizzazioni non governative secondo gli esclusivi bisogni del partito di governo.
  11. Protesto contro l’atteggiamento ostile da parte del governo nei confronti degli immigrati e contro la discriminazione di vari gruppi di minoranze: donne, omosessuali (e con loro tutta la comunità LGBT), musulmani e altri.
  12. Protesto contro il totale smantellamento della televisione pubblica e della radio pubblica trasformati in canali propagandistici del potere. In particolare mi ferisce la distruzione (per fortuna non ancora completa) di Radio Trójka, emittente che ascolto da quando ero ragazzo.
  13. Protesto contro l’utilizzo delle forze speciali, delle forze di polizia e delle procure per i propri scopi, di partito o personali.
  14. Protesto contro la riforma dell’istruzione, autoritaria, improvvisata e improvvida.
  15. Protesto contro la sistematica indifferenza verso le necessità del servizio sanitario.

Di proteste rivolte agli attuali governanti potrei rivolgerne ancora molte, ma mi sono concentrato su quelle più importanti, legate al funzionamento dell’intero stato e della società civile.

Non rivolgo nessun appello ai governanti perché sono dell’avviso che non porterebbe a niente. Molte persone più sagge e più note di me così come molte istituzioni polacche ed europee si sono già rivolte al governo in merito a varie questioni e sono stati a più riprese tutti ignorati. Senza dubbio anche io, per quello che ho fatto, sarò ricoperto dello stesso fango. Ma se non altro sarò in buona compagnia.

Invece vorrei che il Presidente di PiS e tutta la nomenclatura di partito fossero coscienti del fatto che la mia morte è una loro responsabilità diretta e che hanno le mani sporche del mio sangue.

Rivolgo il mio appello a tutti i polacchi e le polacche che decidono chi governerà la Polonia affinché si oppongano agli atti di chi governa attualmente e contro i quali io protesto. E non fatevi cullare dal fatto che per qualche tempo le attività del governo si placheranno concedendo una parvenza di normalità (come ultimamente, del resto), fra pochi giorni o settimane riprenderanno l’offensiva e ricominceranno a violare la legge.

È un modo di dire un po’ trito ormai, ma molto adatto alla situazione: se non noi, chi? Chi, se non noi cittadini, deve mettere ordine nel paese? E se non ora, quando? Ogni secondo di esitazione fa sì che la situazione del Paese peggiori e sarà sempre più difficile riportare tutto alla normalità.

Prima di tutto mi rivolgo ai sostenitori di PiS, perché si sveglino, anche quelli convinti della bontà delle loro proposte, perché non tutti i modi di realizzare un programma sono accettabili. Realizzate le vostre idee nella cornice dello stato di diritto e non come adesso.

Quelli che non sostengono PiS perché non si interessano di politica o hanno altre preferenze li chiamo all’azione. Non basta aspettare che il tempo cambi, non basta esprimere insoddisfazione nelle proprie cerchie di conoscenze, bisogna agire. E di possibilità di agire ce ne sono molte.

Ma tuttavia ricordate anche che tra gli elettori e le elettrici di PiS ci sono madri, fratelli, vicini di casa, amici e conoscenti. Non serve muovere loro guerra (che è quello che PiS vuole) o “convertirli” (sarebbe ingenuo) ma far sì che realizzino i loro progetti entro i confini della democrazia. Basterebbe forse un cambio alla guida del partito.

Io uomo qualunque, grigio, uno di voi, faccio appello a tutti: non esitate oltre. Bisogna cambiare questo governo quanto prima. Prima che rovinino completamente questo Paese, prima che ci tolgano del tutto la libertà.

E io amo la libertà sopra ogni cosa. Per questo ho deciso di darmi fuoco e spero che la mia morte scuota le coscienze di molti, spero che la società civile e che non aspettiate che facciano tutto i politici al posto vostro… perché non lo faranno!

Svegliatevi! Non è ancora troppo tardi!

Photo: project-syndicate.org

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East Journal nasce il 15 marzo 2010, dal 2011 è testata registrata. La redazione è composta da giovani ricercatori e giornalisti, coadiuvati da reporter d'esperienza, storici e accademici. Gli articoli a firma di "redazione" sono pubblicati e curati dalla redazione, scritti a più mani o da collaboratori esterni (in tal caso il nome dell'autore è indicato nel corpo del testo), oppure da autori che hanno scelto l'anonimato.

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