CROAZIA: Lo scandalo Agrokor, cartina tornasole dell’economia nazionale

Ivica Todorić, ex presidente e tuttora proprietario di maggioranza del colosso agroalimentare croato Agrokor è accusato di falso in bilancio e appropriazione indebita. Todorić e i suoi due figli maschi, anch’essi indagati, si trovano però al momento all’estero. La procura di stato croata ha quindi emesso un mandato di cattura europeo nei confronti della persona di Ivica Todorić. Questi, al momento latitante, comunica solo attraverso un blog personale dal quale denuncia una congiura organizzata dal governo croato e istituti finanziari stranieri per privarlo della sua compagnia.

Un passo indietro: il collasso di Agrokor e il commissariamento

Agrokor è la più grande società per azioni dell’Europa sud-orientale e l’undicesima più grande negli stati post-comunisti dell’Unione Europea per fatturato nel 2015. La compagnia è principalmente attiva nella produzione agroalimentare e nella vendita al dettaglio, è presente con le sue controllate in Croazia, Bosnia Erzegovina, Montenegro, Ungheria, Slovenia e Serbia, dove impiega più di 130.000 persone. Con un fatturato di 6,5 miliardi di euro, l’azienda di Todoric rappresenta da sola il 15% del PIL della Croazia e influenza ampi settori dell’economia della regione.

Nel corso della sua espansione spericolata, Agrokor ha accumulato un ingente debito. Le stime più recenti lo conteggiano in 7,4 miliardi di euro. Il 6 aprile scorso, con una legge ad hoc, il governo è venuto in soccorso della compagnia a rischio fallimento. La legge ha previsto la nomina di un commissario straordinario da parte del governo e un periodo di 15 mesi in cui sono state vietate le procedure giudiziarie per il rientro dei crediti nei confronti della compagnia. A capo di Agrokor è stato quindi nominato Ante Ramljak che, in questi sei mesi, ha avviato delle indagini interne e commissionato a una società esterna una revisione totale della situazione finanziaria.

La revisione della situazione finanziaria di Agrokor

La revisione della situazione finanziaria 2015-2016 ha svelato diverse falsificazioni nei libri contabili, con l’obiettivo di mascherare la situazione drammatica delle finanze aziendali. Al netto delle diverse malversazioni, risulterebbe l’intento di nascondere la perdita di 1,9 miliardi di euro nel biennio 2015-2016. Il valore capitale delle controllate dell’azienda sarebbe stato inoltre gonfiato di 1,2 miliardi di euro. Ne conseguirebbe un valore totale di Agrokor di 2,9 miliardi di euro minore rispetto a quanto precedentemente dichiarato. Da tutto ciò risulterebbe che il debito reale dell’Agrokor, pari a 7,4 miliardi di euro, fosse già a inizio 2017 di 1,9 miliardi di euro superiore al suo capitale totale, pari a 5,5 miliardi di euro (precedentemente gonfiato fino a 8,4 miliardi). A inizio 2017, il conglomerato agroalimentare croato Agrokor non era a rischio fallimento. Era già insolvente.

Infine, risulterebbe che in questo periodo 133 milioni di euro della compagnia siano stati spesi per il lussuoso stile di vita della famiglia Todorić. Ma a questo punto, castelli, yacht e elicotteri rappresentano solo il contorno della vicenda, buono per il gossip.

Le accuse nei confronti di Todorić

Il 9 ottobre, Ramljak ha quindi sporto denuncia per falso in bilancio contro la vecchia gestione. Pochi giorni dopo, la polizia ha arrestato dodici ex-dirigenti per interrogarli, mentre ha perquisito il castello dei Todorić alla ricerca dei verbali mancanti dei consigli d’amministrazione. Tra i dirigenti chiamati a comparire, mancano all’appello Ivica Todorić e i suoi figli Ivan e Ante che si ritiene si trovino tra Londra e la Svizzera. Per la persona di Ivica Todorić è stato emanato un mandato di cattura europeo e richiesta la misura cautelare onde limitarne i contatti con possibili testimoni. Attraverso un suo blog personale, Todorić ha dichiarato che tornerà in Croazia solo quando avrà raccolto prove sufficienti per dimostrare l’esistenza di una congiura organizzata dal governo croato e da alcuni partner americani per privarlo di Agrokor.

Recentemente, il quotidiano Jutarnji List ha rivelato l’esistenza di un contratto stipulato a luglio tra il commissario straordinario e due partner americani, notizia poi confermata da Ramljak stesso. Secondo l’accordo, il fondo d’investimento Knighthead Capital Management ha comprato il 56% delle obbligazioni Agrokor divenendone il creditore di maggioranza (superando i crediti detenuti dalla banca russa Sberbank), in cambio la società di consulenza in salvataggio d’impresa Alix Partner è stata associata alla gestione della compagnia.

In parlamento invece l’Unione democratica croata (Hdz) e l’opposizione guidata dal Partito social-democratico hanno raggiunto un accordo per l’istituzione di una commissione d’inchiesta sul caso Agrokor. Va qui ricordato che i due maggiori partiti politici hanno alternativamente sostenuto l’espansione di Agrokor. Se questa cresce negli anni ’90 e 2000 grazie al sostegno accordategli dall’Hdz, l’operazione più spericolata – l’acquisto della concorrente slovena Mercator – è stata avallata nel 2014 dal governo social-democratico di Zoran Milanović.

Agrokor e Croazia, una transizione sbagliata

La presente situazione rivela il fallimento del sistema economico croato originatesi dalla transizione, caratterizzato da nepotismo, corruzione ed eccessive compenetrazioni tra potere politico, potere economico e istituzioni dello stato. Nel lontano 1971, in Jugoslavia, Ante Todorić, padre di Ivica e manager di una compagnia di proprietà sociale, finì in carcere per aver sostenuto con il denaro della compagnia il futuro primo presidente della Croazia indipendente Franjo Tuđman. Cinque anni di prigione che garantirono ai Todorić un posto nella futura nomenklatura tuđmaniana, e da lì fu una scalata continua.

Il collasso di Agrokor è ora visto come uno spartiacque per il sistema economico croato. Alcuni vi vedono una sorta di crisi creativa che liberalizzerà il sistema economico croato. Altri, invece, guardano alla fine dell’unica azienda croata in grado di rivaleggiare con la concorrenza europea e lamentano la totale sottomissione al capitale straniero. Altri ancora, memori dei processi all’ex-premier Ivo Sanader, sottolineano come in Croazia si faccia sempre un gran chiasso quando cadono i giganti, col rischio che i rumori di fondo rimangano inascoltati.

Foto: Cropix

Chi è Pierluca Merola

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Nato a Roma, appassionato di Balcani, ha momentaneamente abbandonato Zagabria per Bruges dove studia presso il Collegio d'Europa. Laureato triennale in Storia moderna e contemporanea alla Sapienza e magistrale in studi interdisciplinari sull'Europa orientale (MIREES). Collabora con East Journal da Maggio 2016, per il quale narra di avvenimenti croati e balcanici. Parla correntemente inglese, francese e serbo-croato.

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