L’integrazione dei rom nei Balcani: a che punto siamo?

Com’è la situazione dei rom nei Balcani oggi? Ne hanno discusso eurodeputati ed esperti l’11 ottobre a Bruxelles.

Il ruolo dell’UE è stato fondamentale nello spingere per l’integrazione dei rom nei Balcani così come nel resto d’Europa, secondo l’esperto dell’ONU Claude Cahn (OHCHR). I rom – e ancor più le donne rom – restano quasi completamente escluse dalla partecipazione politica. E se nel campo dell’istruzione ci sono stati sviluppi positivi, la segregazione scolastica rischia di aumentare, anche per effetto collaterale di politiche come la libertà di iscrizione scolastica in Serbia – che ha visto molte famiglie non-rom spostare i figli dalle scuole ritenute a torto o a ragione a maggioranza rom. Per quanto riguarda il lavoro, spiega Cahn, la situazione resta molto difficile, e troppi nuovi posti sono “lavori rom” (mediatore culturale, monitor, esperto…) che creano un mercato del lavoro segregato anziché spingere all’integrazione. Infine le condizioni abitative, con ancora troppi insediamenti esclusi dai servizi pubblici di base (acqua, luce, fogne) e la tendenza delle amministrazioni comunali a cercare di spostare il “problema” fuori dal campo visivo – come nel caso della moschea di Zemun – senza risolverlo attraverso interventi di edilizia pubblica integrata.

Marta Garcia Fidalgo, coordinatore rom alla Commissione europea, ricorda come la dimensione rom delle guerre jugoslave – con il loro strascico di profughi e sfollati, apolidi e sans papiers, di cui non pochi anche in Italia – sia troppo spesso sottovalutato. La crisi migratoria degli ultimi anni ha inoltre spinto vari stati membri UE a espellere le famiglie di rom balcanici verso i paesi di provenienza – nonostante la progressiva integrazione in Francia, Germania, Svezia o Paesi Bassi, come nel famoso caso di Leonarda. “La situazione dei rom è imbarazzante anche in molti stati membri, e l’UE ha bisogno di ritrovare autorità morale per poter indicare la strada anche ai paesi candidati dei Balcani”. Amnesty ha da poco ricordato, come ogni anno, come anche l’Italia sia in violazione delle direttive anti-discriminazione per le sue politiche sui “nomadi”.

Per l’eurodeputata rom svedese Soraya Post, le dure condizioni di vita dei rom non sono dovute solo ad esclusione sociale, ma all’antiziganismo, che va riconosciuto come una forma di razzismo, individuale o istituzionalizzato. “C’è bisogno di una commissione di verità e riconciliazione per superare la sfiducia tra rom e non-rom in Europa. Gli europei hanno bisogno di conoscere, per poter arrivare a vergognarsi della situazione dei rom, cittadini di seconda classe, condannati a un regime di apartheid”. Purtroppo finora sono stati altri a scrivere la nostra storia“, aggiunge l’altra eurodeputata rom, l’ungherese Livia Jaroka. Iniziative come quella dell’Istituto Europeo per le Arti e la Cultura Rom dovrebbero aiutare in questa direzione. Ma “quello dei rom resta l’unico dossier in cui la situazione sia la stessa a Stoccolma come a Sarajevo.”  Per l’eurodeputato svedese Jasenko Selimovic, nativo sarajevese, “i rom sono stati considerati come non-cittadini per secoli nei Balcani e oltre”. Va fatta pressione sulle amministrazioni perché prendano sul serio l’integrazione dei cittadini rom e facciano buon uso dei fondi disponibili: “la discriminazione istituzionalizzata va smantellata dal basso, ad esempio impegnandosi a garantire l’accesso dei bambini rom all’istruzione, anziché dibattere della possibilità – del tutto teorica – che un rom bosniaco possa candidarsi alla Presidenza, come nel famoso caso Sejdic-Finci.”

Il cambiamento è possibile, purché ci sia un’azione concertata. E’ il caso dell’allevamento di maiali di Lety, in Repubblica Ceca: dopo mobilitazione del Movimento Antirazzista Europeo, il governo ceco ha annunciato che avrebbe riacquistato l’area  dell’ex lager nazista per farne un luogo di memoria del Porajmos, il genocidio dei rom. O del villaggio di Spissky Hrhov, in Slovacchia, dove ribaltare il paradigma di esclusione ha fatto da volano per lo sviluppo economico dell’intera comunità, come riporta il New York Times. Tutti esempi di come sia necessario partire dal basso, dal livello locale, per superare pregiudizi radicati. “Non puoi camminare diritto, quando la strada è storta”, come recita un proverbio romanì.

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