LETTERATURA: Zvonko Karanović, poeta del quotidiano, ospite del festival Pordenonelegge

Il poeta serbo Zvonko Karanović è stato ospite lo scorso 17 settembre del festival letterario Pordenonelegge. Rappresentante della controcultura del suo paese, ha pubblicato nove raccolte di poesie e tre romanzi, tradotti anche all’estero. Dopo una breve premessa critica sulle differenziazioni tassonomiche delle lingue serbo e croato, tutto sommato più vicine di quanto si voglia far credere, Karánović, incalzato dalle puntuali domande del presentatore, il professore e traduttore Silvio Ferrari, ha raccontato al pubblico la sua personale esperienza giovanile di poeta a Niš – dove è nato nel 1959 – ed ha fatto una panoramica del mondo artistico e letterario della Serbia di oggi.

Niš, città natale dell’imperatore Costantino, si trova in una posizione periferica rispetto alle più centrali Belgrado o Novi Sad, nel sud-est del paese, in un’area di influenza più turca che slava, spiega Karánović. “Chi voleva, o doveva, restarci era costretto a crearsi uno spazio e trovare da sé i mezzi, senza arrendersi e rinunciare, con fede e perseveranza”. Per tale motivo, “iniziare da Niš – afferma Karánović – mi ha reso più forte”.

Membro del movimento punk giovanile, il poeta ha avvertito molto presto la necessità di mettere da parte i classici e le autorità, anche in campo artistico, per poter davvero “lottare per la propria voce”. “Allora mi sentivo di appartenere al mondo e volevo sentirmi al pari dei classici, dei grandi”.

Era l’epoca della generazione beat, dei modelli giovanili britannici e americani, e Karanović tutto questo l’ha fatto suo, divenendo oggi un punto di riferimento per i giovani artisti serbi. È lui il poeta che ha introdotto con forza la tematica urbana nella poesia serba, rifiutando i canoni tradizionali della lirica e dell’epica romantica. Ad essa ha intrecciato un profondo spirito di libertà personale, senza però entrare eccessivamente nell’ambito della “politica”. “Negli anni Novanta la poesia impegnata politicamente spadroneggiava, relegando ai margini tutti gli altri poeti” ricorda Karánović. “In quel periodo ho scritto quattro raccolte di poesie, eppure sono riuscito ad organizzare solo tre serate di presentazione ed a ricevere tre recensioni” afferma il poeta.

Karanović riparte dalla cultura popolare, dal quotidiano, nel quale vede uno spazio creativo. A suo avviso “l’ermetismo porta ad una via senza uscita”. Per questo, professandosi impressionista, il poeta cerca sempre di tenere al centro del discorso poetico un’immagine, legata alla vita, alla modernità, agli aspetti dell’universale in cui ogni singolo sa ritrovarsi. L’immagine sa essere potente perché “resta nelle menti” di coloro che leggono. E nella sua ricerca introspettiva, tipica dei poeti, Karánović approda anche al surrealismo.

La poesia è per lui, in senso quasi romantico, “uno sfogo semplice e istintivo al dolore”; “è la disgrazia a dare un motivo per scrivere”. Forse per questo oggi la Serbia, esito della “disintegrazione di uno stato” in seguito ad una “pazzia nazionalista che ha colpito ogni cosa”, vede una fitta costellazione di nuovi nomi nel panorama letterario. Si scrive così tanto che “si sente la mancanza di una reale critica, che possa discernere la buona letteratura, e creare delle antologie”. In questo contesto, Karánović accoglie oggi con piacere le richieste di supporto e confronto da parte dei giovani poeti, i quali si rivolgono a lui come ad un rappresentante vivente della “generazione che ha rotto con il passato”. “Non voglio che si sentano come mi sentivo io, senza nessuno a cui potermi rivolgere, nella mia natale Niš”, ha concluso.

Chi è Martina Napolitano

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Dottoranda in Slavistica presso l'Università di Udine e Trieste, scrive principalmente di Russia per EaST Journal. I suoi interessi spaziano dall'amata letteratura russa alle dinamiche politiche internazionali, in particolare se legate all'area russa e/o russofona. Tra le esperienze di studio e lavoro all'estero, uno stage negli USA, un Erasmus a Vilnius e una borsa di studio presso l'MGU di Mosca.

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