LETTONIA: Negata la cittadinanza alla nascita ai figli dei “non cittadini” post-sovietici

E’ stata bocciata dal parlamento lettone la proposta di legge che sosteneva l’attribuzione automatica della cittadinanza a tutti i bambini che nasceranno in Lettonia a partire da giugno 2018 da genitori aventi lo status di nepilsoņi (“non cittadini”). L’iniziativa, presentata lo scorso 12 settembre dal presidente della repubblica Raimonds Vējonis, non è riuscita a riscuotere i consensi necessari per poter procedere nell’iter legislativo.

Lo “status quo”

La discussa legge sulla cittadinanza fu adottata dalla Lettonia nel 1994, ovvero pochi anni dopo la restaurazione dell’indipendenza dall’Unione Sovietica. La legge venne emendata per la prima (e, finora, ultima volta) nel 2013, quando la procedura di acquisizione della cittadinanza per i figli dei “non cittadini” fu semplificata, sebbene con determinate limitazioni. Nella sua forma attuale, infatti, la legge prevede che tutti i bambini nati da “non cittadini” possano ottenere automaticamente la cittadinanza, a condizione che almeno uno dei due genitori sia d’accordo e lo specifichi al momento della registrazione dell’atto di nascita. Una formalità, ma che al contempo è sintomo della differenziazione legislativa e sociale che tuttora persiste nei confronti di una determinata parte della popolazione. Infatti, se i genitori non specificano la propria volontà di attribuire al figlio la cittadinanza lettone, a quest’ultimo viene trasmesso lo status di “non cittadino”. I genitori possono comunque introdurre una richiesta affinché al figlio (entro i  15 anni) venga concessa la cittadinanza, oppure quest’ultimo può richiederla da solo entro il compimento della maggiore età.

Sebbene dal 1994 ad oggi il numero dei “non cittadini” in Lettonia sia notevolmente diminuito, sia per ragioni demografiche e migratorie, sia grazie alla progressiva semplificazione dell’iter di naturalizzazione, l’esistenza di questo status si traduce ancora nella negazione di determinati diritti (in primis, il diritto di voto), ma anche in una questione politica facilmente soggetta a manipolazioni, sia interne che esterne. Secondo i dati più recenti (gennaio 2017), in Lettonia risiedono 242.560 non cittadini, ossia circa il 12% della popolazione, due terzi dei quali hanno più di 50 anni.

Per quanto riguarda i nuovi nati, le statistiche ufficiali sono più incoraggianti: la stragrande maggioranza (circa il 90%) dei bambini nati in Lettonia dal 2015 risulta possedere la cittadinanza del paese, avendola ottenuta automaticamente, o su richiesta dei genitori al momento stesso della nascita. Lo scorso anno, solo 52 bambini sui 21.597 nati in Lettonia sono stati registrati come “non cittadini”.

Ragioni simboliche vs. ragioni elettorali

Alla luce di questi dati, bisogna quindi sottolineare che le ragioni che hanno spinto il presidente lettone ad avanzare tale proposta di legge sono di natura più simbolica che pragmatica: secondo Vējonis, far sì che in Lettonia, stato europeo e democratico, non nascano più “non cittadini” contribuirebbe a creare una società lettone più coesa e fondata su dei valori sociali e civili comuni.

Ragioni che non sono bastate a convincere i membri del parlamento che, dopo accese discussioni, si sono espressi con 39 voti a favore, 38 contrari e 14 astenuti. Già prima del voto, la coalizione tripartitica di governo aveva annunciato che non avrebbe neanche preso in considerazione la proposta di legge, alla quale il partito Alleanza Nazionale (Nacionālā Apvienība) si era categoricamente opposto, per non correre il rischio di perdere il sostegno del proprio elettorato.

Tuttavia, come dichiarato dal deputato Kutris del partito conservatore Dal cuore per la Lettonia (No sirds Latvijai), “la società lettone è molto più coesa di quanto non lo siano i suoi rappresentanti politici”. Secondo un recente sondaggio, il 76% della popolazione sarebbe infatti favorevole a garantire automaticamente la cittadinanza a tutti i nuovi nati sul territorio lettone.

Stando ai calcoli dell’Ufficio di cittadinanza e affari migratori, le tendenze demografiche riscontrate dal 2014 sul piano delle nascite, dei decessi e delle naturalizzazioni fanno sperare che “nel 2032 la Lettonia si sarà sbarazzata dei “non cittadini”. Non c’è fretta di intervenire per vie legali insomma; per ora, i “non cittadini” possono continuare a nascere.

Foto: Edijs Pālens, LETA

Chi è Laura Luciani

Author Image
Nata il giorno in cui tre presidenti riuniti in una dacha decidevano la dissoluzione dell'URSS, è appassionata di mondo post-sovietico e russofono. E' laureata in lingue slave, comunicazione e scienze politiche all'Université Libre de Bruxelles. Ha trascorso vari periodi di studio e volontariato all'estero, tra cui uno all'Università statale di Mosca MGU, uno in Lettonia e uno in Georgia. Vive e lavora a Bruxelles.

Leggi anche

0264

STORIA: La Lettonia sovietica nei dispacci della CIA

Resi pubblici milioni di documenti dei servizi segreti americani dagli anni ’40 agli anni ’90. Quelli sulla Lettonia svelano la vita dei lettoni durante l’occupazione dell’Urss: povertà, crollo del livello di vita, russificazione del paese, aspirazione alla libertà.

Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com