UCRAINA: La nuova legge sull’istruzione accusata di “ucrainizzare” le minoranze

Da SUMY, UCRAINA La nuova legge sull’istruzione ucraina, approvata dalla maggioranza dei deputati della Verhovna Rada lo scorso 5 settembre, ha suscitato il malcontento dei Paesi vicini. La questione sembra non essere destinata a rimanere un tema di politica interna, visto lo scandalo internazionale che coinvolge non solo la Russia, ormai nota protagonista degli scontri con l’Ucraina, bensì anche Moldavia, Romania, Polonia e Ungheria.

Ucrainizzazione rima con esclusione

Le riforme della nuova legge sull’istruzione porteranno alla nuova generazione un sistema educativo in grado di garantire a tutta la popolazione di formarsi e aumentare il proprio potenziale intellettuale, culturale, spirituale e morale. “L’istruzione è la chiave per il futuro dell’Ucraina. L’adozione del nuovo testo di legge sull’istruzione ci dà questa chiave”, ha affermato con orgoglio il presidente Petro Poroshenko.

La legge descrive in maniera dettagliata le novità previste e il periodo della loro messa in vigore, che si concluderà nel 2027. Un processo graduale e ben pianificato. I punti principali, a lungo discussi, sono: 12 anni di scuola dell’obbligo per tutti, di cui 4 di scuola primaria, 5 di scuola media secondaria e 3 di scuola media superiore, nuovi libri di testo e nuove opportunità per genitori ed insegnanti, a cui sarà assicurato un aumento di stipendio.

Ma la questione più importante, che ha scatenato una serie di reazioni indignate al di fuori del Paese, è quella linguistica: la totale ucrainizzazione del sistema scolastico sembra non esser stata ben accolta dai vicini. La lingua di insegnamento sarà, infatti, l’ucraino. Dal 2020 l’istruzione verrà, perciò, totalmente ucrainizzata e l’insegnamento in lingua russa o in altre lingue appartenenti alle minoranze nazionali (ungherese, rumeno, etc) verrà sostituito con quello in lingua ucraina. Gli alunni appartenenti ad altre etnie, inclusa quella russa, potranno studiare nella loro lingua madre solo in classi separate, fino al totale completamento dell’ucrainizzazione.

Victoria Siumar, deputato del partito Narodnij Front e già protagonista del dibattito linguistico, commenta: “Dalla scuola media secondaria, tutte le discipline saranno studiate in lingua ucraina. Le minoranze nazionali avranno diritto eccezionalmente a classi separate, così come avviene oggi per l’insegnamento della lingua inglese e delle altre lingue europee, fino alla completa messa in vigore della riforma. Mentre l’istruzione in lingua russa scomparirà completamente”. Gli esperti, e non solo, sono preoccupati. Privare i cittadini russi del diritto all’istruzione nella loro lingua madre non farà che aggravare le già presenti tensioni politiche e rafforzare la divisione all’interno del Paese.

Il malcontento di Ungheria e Moldavia

Ungheria e Moldavia non hanno esitato ad esprimere la loro opinione a riguardo. Entrambi i Paesi ritengono la nuova legge ucraina sull’istruzione assolutamente inaccettabile, in quanto viola i diritti delle minoranze nazionali.

Il presidente moldavo Igor Dodon ha espresso il suo dissenso invitando le autorità ucraine ad abbandonare questo progetto di legge e a riconsiderare le scelte politiche in materia di minoranze etnico-culturali. “Esprimo la mia preoccupazione per il destino dell’ampia comunità di rumeni e moldavi che vivono in Ucraina, comunità che rischia di essere emarginata a causa della nuova legge iniqua introdotta a Kiev”. Ricorda anche che in Moldavia esistono scuole in cui vige l’insegnamento in lingua ucraina, oltre che russa.

Anche a Budapest è trapelato il malcontento. La portavoce del ministro degli esteri Tamás Märcz ha definito la nuova legge una vergogna. Secondo il ministro degli esteri ungherese Péter Szijjártó, la legge è in contrasto con l’avvicinamento dell’Ucraina all’Unione Europea: “In Ucraina vivono 150 mila cittadini ungheresi e il parlamento ha appena approvato una legge che infrange i diritti delle minoranze e le priva del diritto all’istruzione. La situazione sta prendendo una brutta piega, che va nella direzione opposta al verso in cui dovrebbe muoversi l’Europa. È del tutto inaccettabile che un paese come l’Ucraina, che intende avvicinarsi all’UE, approvi una legge simile”. E aggiunge indignato: “Siamo stati fra i primi a sostenere il regime visa-free per l’Ucraina, i primi a ratificare l’accordo tra UE e Ucraina e abbiamo inviato più di due milioni di dollari di aiuti umanitari ai nostri vicini”. Budapest non si ferma qui e ha deciso di sollevare la questione in tutti i forum dell’ONU, dell’OSCE e dell’Unione europea. Inoltre, non mancano le pressioni nei riguardi di Poroshenko, il quale ancora non ha approvato definitivamente la legge, sia da parte delle autorità ungheresi che da parte di alcuni deputati, tra cui Gennady Moskal, presidente della regione della Transcarpazia.

Kiev sottolinea che lo scopo della nuova legge non è affatto quello di eliminare le lingue delle minoranze nazionali, ma piuttosto quello di unificare il sistema scolastico nel Paese. Come afferma il ministro dell’istruzione Lilia Grinevich, le politiche legate all’uso dell’ucraino come lingua standard sono in linea con la Costituzione e regolate dalla legislazione linguistica in vigore. È questo probabilmente l’aspetto negativo della riforma, che suscita grandi discussioni a livello internazionale. Ma porre rimedio al dilemma non sarà cosa facile.

Chi è Claudia Bettiol

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Laureata in Traduzione e Mediazione Culturale presso l'Università di Udine e da sempre appassionnata di Est Europa, si occupa dell'area russofona e in particolare di cultura, cinema, letteratura e civiltà. Tra le sue esperienze di studio all'estero, ricordiamo un Erasmus a Tartu (Estonia) e un anno di studio alla pari nella città russa meridionale di Astrakhan. Attualmente abita a Sumy, in Ucraina, dove si occupa di progetti europei.

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