ASIA CENTRALE: Tra Uzbekistan e Kirghizistan scoppia la pace

Il 5 settembre è stato un giorno importante nella storia diplomatica di Uzbekistan e Kirghizistan. Il presidente uzbeko Mirziyoev ha infatti compiuto un viaggio diplomatico nella capitale del paese confinante dopo ben diciassette anni dall’ultima visita ufficiale, compiuta dal defunto ex-presidente uzbeko Islam Karimov nell’ormai lontano 2000. Questa data segna un importante punto d’arrivo di un riavvicinamento diplomatico tra i due paesi che aveva visto, ad agosto, l’incontro del primo ministro uzbeko, Abdulla Aripov, Bishkek con diverse autorità politiche ed economiche kirghise.

I mutati rapporti sono in gran parte dovuti a Shavkat Mirziyoev, che ha pragmaticamente messo in soffitta la politica estera del suo predecessore, con il passare degli anni sempre più indirizzata verso l’isolamento dell’Uzbekistan. Uno temi principali affrontati a settembre è stata l’esigenza di risolvere le dispute di confine tra i due paesi, con la decisione di mappare oltre l’80% dell’attuale linea di frontiera intavolando trattative per risolvere il contenzioso che riguarda circa 230km sui quasi 1400 complessivi di tale linea, probabilmente la più problematica dell’intera Asia Centrale.

Passi in tal senso si erano fatti già dal settembre 2016, con la reciproca visita dei sindaci di Osh e Andijan, due città di confine distanti circa 50km, situate rispettivamente sul lato kirghiso e su quello uzbeko, pesantemente colpite dai sanguinosi scontri a carattere etnico del 2005 e del 2010 a cui seguirono spostamenti di intere popolazioni. Il 2016 aveva visto inoltre la tensione tra i due paesi crescere pericolosamente con la questione di Ungar-Too, quando l’esercito uzbeko prese possesso di una stazione radio televisiva posta sulla sommità di questa collina in territorio kirghiso.

In realtà gli interessi dietro a questa riappacificazione sono molti, tra cui diversi di natura economica. Il Kirghizistan infatti tenta di ridiscutere gli accordi presi per il passaggio di una linea ferroviaria di grande importanza commerciale che unirà la cinese Kashgar all’uzbeka Pap. Bishkek lamenta la mancanza di uno stop nel suo territorio e propone una deviazione del percorso, introducendo fermate nelle città kirghise di At-Bashi e Kazarman. Ciò significa un rialzo dei costi che i cinesi, possessori di gran parte del debito pubblico kirghiso, non sembrano apprezzare.

Nemmeno gli uzbeki, in cerca di una rotta commerciale con la Cina più breve dell’attuale passante per il Kazakistan, sembrano molto interessati alle proposte kirghise. La presenza cinese in Asia Centrale è influente anche in un secondo progetto che le autorità kirghise vorrebbero rivedere, ossia quello della cosiddetta Linea D vale a dire un gasdotto tra Cina e Turkmenistan da cui il Kirghizistan guadagnerebbe solo dai diritti di passaggio sul suo territorio senza alcun guadagno in gas. Questioni che rischiano di pesare nelle prossime elezioni presidenziali previste per ottobre.

La Cina ha grandi interessi per i giacimenti uzbeki di Mingbulak, i cui diritti sono stati acquistati nel 2008 salvo poi abbandonare l’estrazione nel 2015 per il basso costo del greggio sul mercato mondiale, che si trovano nella stessa provincia di Pap, la stessa in cui compagnie cinesi hanno contribuito alla realizzazione dell’oleodotto Angren-Pap. Siamo decisamente lontani dai tempi in cui Islam Karimov faceva ritorsioni sul paese confinante chiudendo i rubinetti del gas, quello stesso gas che oggi arriva in Kirghizistan tramite la russa Gazprom che ha rilevato Kyrgyzgaz nel 2014.

Come East Journal avevamo già intravisto dinamiche future già diversi anni fa, grazie all’acume di un illustre collaboratore che oggi rimpiangiamo. In ogni caso, qualunque siano le motivazioni per cui Uzbekistan e Kirghizistan stanno normalizzando i loro rapporti, ci auguriamo che a beneficiare della nuova situazione siano le popolazioni di confine dei due paesi. Per il momento la volontà uzbeka di voltare pagina in politica estera si accompagna a quella kirghisa di affermare una continuità politica. Ma come ben sappiamo l’immobile Asia Centrale immobile non lo è affatto.

Fonte immagine: Advantour.com

Chi è Pietro Acquistapace

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Laureato in storia, bibliofilo, blogger e appassionato di geopolitica, scrive per East Journal di Asia Centrale. Cura il blog Farfalle e trincee, e una pagina FB su Mongolia e Asia Centrale. Ha collaborato per varie riviste come Asia Blog e per il bollettino di Soyombo, associazione dedita alla diffusione della cultura mongola. Nel 2011 è andato fino in Mongolia in Panda.

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