FORMULA 1: GP d’Ungheria, il primo oltre la cortina di ferro.

Domenica si correrà la trentaduesima edizione del Gran Premio d’Ungheria. Nato sotto il comunismo e sopravvissuto al collasso del blocco orientale e all’apertura ai paesi extraeuropei degli ultimi 15 anni, il circuito dell’Hungaroring ha una storia unica nel suo genere.

L’eccezionalità dell’evento sta proprio nel tipo di sport, arrivato nel paese magiaro quando ancora l’Europa era divisa dalla Cortina di ferro. Nel blocco orientale gli sport motoristici erano molto meno popolari e mai si era aperto ad una federazione tipicamente per ricchi ed elitari come quella della Formula 1. Uno sport difficilmente accessibile a chi non aveva grosse somme di denaro a disposizione e che non aveva mai visto un pilota dell’est emergere anche solo in modo minore.

Bernie Ecclestone, plenipotenziario della Formula 1, ci stava però lavorando da un po’. Immediatamente dopo le Olimpiadi di Mosca e per nulla spaventato dal boicottaggio di 65 nazioni, ebbe dei colloqui con Leonid Brežnev per sondare la fattibilità della cosa. L’idea era di creare il GP dell’Unione Sovietica, possibilmente da tenersi un circuito cittadino a Mosca. La gara venne addirittura inserita in un calendario provvisorio per il campionato del 1983, ma le difficoltà burocratiche portarono a un nulla di fatto.

Ecclestone però non si arrese e virò verso l’Ungheria, che sembrava ben disposta ad aprire le proprie porte alle monoposto della F1. In quel momento il paese magiaro viveva in una situazione di relativa calma e una certa stabilità economica. In quell’anno per esempio a Budapest si esibirono i Queen, e dopo l’elezione di Michail Gorbačëv alla guida del PCUS si stava avviando a un’apertura verso l’occidente. Dopo l’idea iniziale di realizzare un Gran Premio cittadino a Budapest si optò per il vecchio circuito dell’Hungaroring, che si trovava poco a nord della Capitale.

Il GP cittadino di Budapest inizialmente voleva promuovere la città, che come bellezze architettoniche avrebbe puntato a essere concorrente addirittura del GP di Montecarlo. Non se ne fece niente però viste le difficoltà logistiche e così si optò per un circuito situato in campagna che aveva comunque come esempio il GP di Monaco per tipologia di tracciato, con molte curve strette.

Quando la Formula 1 diede l’annuncio però non furono in pochi quelli che storsero il naso. L’Ungheria era un paese comunista, e nella visione di molti povero, triste e grigio. Quali vantaggi avrebbe portato tenere una gara là?

In realtà l’edizione del 1986 fu un enorme successo. Nonostante i prezzi relativamente alti per l’Ungheria dell’epoca al circuito accorsero 200 mila persone festanti ed entusiaste. La gara in sé poi fu davvero spettacolare, decisa da un sorpasso incredibile all’esterno di Piquet su Senna. Con questi risultati l’Ungheria si guadagnò la fiducia della federazione, che dal 1986 non si è persa un GP, facendolo diventare dopo quello di Monza e quello di Montecarlo il terzo circuito con più edizioni consecutive: l’accordo è stato recentemente rinnovato fino al 2026.

Ecclestone nel frattempo, visto anche il successo dell’Ungheria, continuò a lavorare per un GP dell’Unione Sovietica. Venne individuato l’ex aeroporto di Tušino, a nord di Mosca, come area ideale per costruire la pista. Il progetto era a buon punto ma l’idea morì col collasso dell’URSS. Negli anni ‘90 la Formula 1 sondò vari progetti senza arrivare mai a un punto di svolta. Nel 2002 sembrò la volta buona per Mosca, ma il sindaco dell’epoca Jurij Lužkov non ritenne vantaggiosa l’offerta in termini di diritti economici. La Russia ha ottenuto il suo primo GP nel 2014, con la pista di Soči.

Chi è Alessandro Camagni

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Nato a Cantù nel 1991. Laureato in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee all'Università Statale di Milano con una tesi sull'ascesa e il declino del movimento "Solidarnosc" in Polonia. Scrive su "La Provincia di Como", "Il Fatto Quotidiano" e ha collaborato con "Gazzetta TV" .

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