ESTONIA: Tallinn alla presidenza del Consiglio UE

Per la prima volta dal suo ingresso nell’Unione Europea, l’Estonia ha assunto la presidenza del Consiglio UE. Da inizio luglio a fine dicembre Tallinn dovrà pianificare e presiederne le sessioni e rappresentarlo nelle relazioni con le altre istituzioni europee. L’agenda promossa dall’Estonia si snoda in quattro punti, atti a sostenere: un’economia europea aperta ed innovativa; un’Europa sicura; un’Europa digitale; un’Europa inclusiva e sostenibile.

Obiettivi che sembrano posizionarsi sapientemente all’incrocio tra i bisogni effettivi dell’Europa, il politicamente corretto secondo i canoni liberali e gli interessi particolari dell’Estonia. Una lettura particolarmente ostile potrebbe persino definirla un’agenda banale; ma tant’è: se lo scopo ultimo dell’Estonia fosse semplicemente quello di dimostrare come anche uno Stato piccolo possa guidare con successo l’UE, allora meglio non scegliere obiettivi irraggiungibili. A volte, accontentarsi paga.

Tuttavia, le potenziali criticità dell’agenda estone giacciono altrove come, innanzitutto, per quanto riguarda il tema dell’Europa sicura. Tra le sue declinazioni, due sono cruciali: il rafforzamento dei rapporti sia con i partner orientali, sia con la NATO. Obiettivi di per sé sensati, lasciano spazio però anche a qualche legittimo dubbio. Non solo riguardo alle possibili ricadute sui rapporti con la Russia, ma anche rispetto alla credibilità di futuri progressi nel progetto di difesa comune europea. Il deciso atlantismo estone, a rischio di tinte anti-russe, potrebbe dare a questi obiettivi tinte disfunzionali, spingendo l’agenda ad infiammare ancor di più lo scontro est-ovest ed attuare al contempo politiche europee di difesa comune meramente cosmetiche, subordinate ai bisogni dell’Alleanza atlantica.

Vi è poi la questione del digitale, che pervade l’intero insieme di proposte estoni. Da un lato, ciò è giustificato dalla natura trasversale di questo settore tecnologico, che può effettivamente porsi al servizio di diversi scopi. Dall’altro lato, però, tradisce forse un’eccessiva “brandizzazione” dell’agenda europea di Tallinn, che da tempo ha fatto della tecnologia informatica il fulcro della propria identità politica. L’ansia di lasciar trasparire un’impronta personale potrebbe far perdere di vista ciò che davvero importa – e che è non necessariamente risolvibile tramite soluzioni digitali.

Il latente desiderio estone di dimostrarsi all’altezza dei “grandi” lascia sorgere qualche perplessità anche in merito all’organizzazione degli eventi. Più di 20 riunioni di alto livello e 200 eventi collaterali si terranno a Tallinn. Bellissima città, ma molto piccola e non splendidamente collegata col resto d’Europa. C’è da sperare che la macchina logistica estone resista alla pressione e si dimostri all’altezza.

Tutto quanto osservato finora è riconducibile ad un’unica, grande domanda: sarà in grado un Paese con meno abitanti di Milano di gestire l’intero lavoro del Consiglio UE? Il governo di Jüri Ratas sarà messo a dura prova ed il suo rendimento sarà tanto più importante in quanto dovranno essere affrontati  temi molto sensibili – flessibilità finanziaria ed immigrazione in primis.

Chiaro è che le capacità dei politici non necessariamente dipendono dalle dimensioni del loro Stato. Ma non cadiamo nemmeno nell’opposta tentazione di ritenere che lassù nel Baltico splendano solo illuminati statisti. D’altronde, i cari vecchi pesi geopolitici ancora hanno un valore all’interno dell’UE. Con buona pace dei benpensanti, riguardo alle materie veramente importanti non si muoverà foglia senza il volere di Francia e Germania. Sia questo un bene o un male.

Questo articolo é frutto della collaborazione con MAiA Mirees Alumni International Association ed é pubblicato anche su PECOB, Università di Bologna.

Chi è Nicolò Fasola

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Nato nel 1993, è Dottore Magistrale in Interdisciplinary Research and Studies on Eastern Europe (MIREES). Già Segretario Generale della sezione di Milano della UN Youth Association, è stato intern presso l'Ambasciata d'Italia a Tallinn e ricercatore presso l'Institute of International Relations di Praga. Si interessa principalmente di sicurezza e cultura strategica, nonché di Russia e spazio post-sovietico. Parla inglese, tedesco, francese e russo. Nella propria vita cerca di unire politica e poesia. I suoi articoli per EastJournal sono co-pubblicati anche da PECOB, Università di Bologna.

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