GEORGIA: Tra timori di invasioni straniere e città del futuro 100% cinesi

Incoraggiato dai movimenti nazionalisti e di estrema destra, ma anche dalla retorica populista della maggioranza, il timore di un’invasione straniera si è fatto strada anche in Georgia. Così, a fine giugno il Sogno Georgiano è riuscito ad iscrivere nella nuova Costituzione una clausola che vieta la vendita di terre agricole agli stranieri, onde impedire che “cinesi, arabi, turchi e iraniani vi portino le proprie famiglie, imprese e forza lavoro, riducendo i georgiani ad una minoranza”. E solo pochi giorni fa nel centro di Tbilisi, circa 2000 persone hanno preso parte ad una “marcia dei georgianidi puro stampo xenofobo.

In barba a tutto questo, qualche chilometro più in là, sulla riva del bacino idrico che gli abitanti della capitale chiamano il mare di Tbilisi, sta sorgendo una “città del futuro” che è cinese al 100%. Di cosa si tratta e chi c’è dietro questo investimento estremamente ambizioso – ma di dubbia utilità?

Tbilisi Sea New City

Fondato nel 1988, il gruppo cinese Hualing è attualmente il più grande singolo azionista in Georgia, avendovi già investito oltre mezzo miliardo di dollari. La leggenda vuole che il fondatore del gruppo, Mi Ehnua, innamoratosi della Georgia dopo averla visitata nel 2007 (e probabilmente incoraggiato dal basso livello di tassazione), abbia deciso di svilupparvi il proprio business per aiutare l’economia del paese a risollevarsi dai turbolenti anni post-sovietici.

Tbilisi Sea New City, questo il nome del nuovo polo urbano e commerciale che si sta sviluppando nella periferia nord-est della capitale. Un progetto sviluppatosi in parallelo alla tredicesima edizione del Festival olimpico della gioventù europea, che si è svolto a Tbilisi nel 2015: non possedendo i fondi necessari alla creazione di nuove infrastrutture in vista dei giochi, il governo georgiano si rivolse al gruppo Hualing affinché questo costruisse un villaggio per ospitare gli atleti. In cambio, gli investitori ricevettero i diritti di proprietà sul villaggio, e soprattutto 420 ettari di terreno circostante dove sviluppare liberamente un nuovo complesso residenziale con le relative infrastrutture.

Oltre a una ventina di torri residenziali di stile tipicamente cinese, al centro della nuova città svetta l’hotel a cinque stelle Hotels and Preference, dotato di oltre 250 suites e della più grande sala da ricevimenti della Georgia. E non finisce qui: a settembre il gruppo Hualing inaugurerà il Tbilisi Sea Plaza, il centro commerciale più grande del Caucaso, che ricopre una superficie di 150.000 m2.

Rinnovando i legami tra Europa ed Asia

Tbilisi Sea New City è solo l’ultimo di una serie di progetti portati avanti dalla società cinese in Georgia. Sul proprio sito, il gruppo Hualing non nasconde la volontà di far rivivere la rotta commerciale della Via della Seta, di cui la Georgia costituisce un nevralgico “punto di intersezione tra l’Europa e l’Asia”, iscrivendo dunque i propri investimenti nella strategia annunciata nel 2013 dal presidente cinese Xi Jingping. Questa prevede lo sviluppo di infrastrutture, reti ferroviarie e portuali, ma anche un aumento significativo della presenza cinese in tutti i paesi dell’Asia centrale fino all’Europa orientale, passando ovviamente attraverso il Caucaso.

Lo scorso maggio, i governi georgiano e cinese hanno inoltre firmato un accordo di libero scambio, che elimina di fatto dazi e tariffe doganali sul 94% dell’import-export, con ricadute non sottovalutabili.

Ma torniamo ai timori dell’invasione straniera: il progetto fu inizialmente osteggiato dalla popolazione locale, che temeva un’invasione di manodopera cinese. Ma i georgiani si sono rapidamente ricreduti, poiché al fine di rispettare il memorandum d’intesa firmato col governo, il 70% dei lavoratori fissi assunti dal gruppo Hualing devono essere autoctoni. C’è chi fa notare, comunque, che un’invasione cinese sarebbe alquanto improbabile, considerato il più basso costo della manodopera georgiana.

Un “sogno cinese”, ma per chi?

Resta da chiedersi in che modo il resto dei georgiani trarrà profitto da quest’opera, che sembra rivolgersi esclusivamente ad un’elite capace di permettersi soggiorni in suite di lusso e shopping al centro commerciale? Stando a quanto riferito, alla fine del 2016 quasi tutti gli appartamenti sarebbero stati venduti e un migliaio di famiglie – principalmente giovani lavoratori provenienti della capitale – si sarebbero già insediate nelle nuove abitazioni.

Inoltre, circa 600 appartamenti sono stati acquistati dal Ministero per i rifugiati interni, che ha iniziato a ricollocarci numerose famiglie tutt’ora precarie provenienti da Abcasia e Ossezia del Sud.

Eppure, agli occhi dei visitatori il territorio di Tbilisi Sea New City appare spesso vuoto, e non sarebbe sorprendente se questa anomala gated community georgiana rimanesse una città-fantasma, mero prodotto del neo-imperialismo economico cinese.

Chi è Laura Luciani

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Nata il giorno in cui tre presidenti riuniti in una dacha decidevano la dissoluzione dell'URSS, è appassionata di mondo post-sovietico e russofono. E' laureata in lingue slave, comunicazione e scienze politiche all'Université Libre de Bruxelles. Ha trascorso vari periodi di studio e volontariato all'estero, tra cui uno all'Università statale di Mosca MGU, uno in Lettonia e uno in Georgia. Vive e lavora a Bruxelles.

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