Spomenik, sulle orme dei monumenti di Tito alla ricerca della Jugoslavia che resta

Parlare di Spomenik, per chi vive dall’altra parte dell’Adriatico, è un po’ parlare di una banalità. Spomenik in effetti è una parola serbo-croata dal significato apparentemente chiaro, “monumento”. Riferita al contesto post-jugoslavo essa però assume una sfumatura differente, dato che con questo termine si intendono i giganteschi monumenti alla memoria della guerra partigiana fatti costruire da Tito in luoghi simbolo della nazione jugoslava, nel tentativo di creare un’identità nazionale trasversale, in un certo senso un’epica nuova per il nuovo popolo socialista jugoslavo.

Per raggiungere questo intento Tito si rivolse ai migliori architetti dell’epoca, come Bogdan Bogdanović, Miodrag Zivkovic o i coniugi Jordan e Iskra Grabul, realizzando delle opere che ancora oggi stupiscono per forme e grandezza. Lo stile brutalista, che oggi appare futuristico e indecifrabile, li rende i testimoni perfetti di qualcosa che non c’è più. Ma se oggi essi sembrano sostanzialmente dei giganteschi massi caduti dal cielo o delle astronavi abbandonate sulla Terra, fino alla fine degli anni ‘80 questi monumenti erano dei grandi musei a cielo aperto, dei luoghi da visitare, in cui spesso venivano portate le scolaresche in gita, per la loro valenza educativa e patriottica. D’altronde, è anche così che si costruisce il senso di amore per la patria e l’unità nazionale.

Dagli anni ‘90, con la guerra e la frammentazione della Jugoslavia, molti spomenik sono stati abbandonati all’incuria, in balia degli elementi, mentre altri sono stati danneggiati o abbattuti durante il conflitto come simboli di un passato da cui le nuove repubbliche volevano definitivamente distaccarsi. Ad oggi ne è rimasta in piedi solo una frazione, composta dai monumenti più imponenti e significativi. Andare alla loro riscoperta equivale alla ricerca di una cultura a volte volutamente dimenticata.

E’ a questa riscoperta che vuole dedicarsi il progetto “Spomenik – La Jugoslavia che resta”. I tre autori, Stefano Fasano, Veronica Tosetti ed Eliana Albertini, si sono messi in gioco per realizzare un lavoro di tipo giornalistico e artistico, andando a raccontare attraverso il formato del reportage illustrato (una graphic novel) le piccole e grandi storie dietro questi monumenti. Se da un lato questi giganteschi totem sono l’eredità concreta e tangibile di un’idea, quella di una federazione socialista di tutti gli slavi dei Balcani, dall’altro questo reportage si propone di scoprire e raccontare attraverso le storie di ieri ed oggi dietro questi monumenti quanta Jugoslavia rimane nei cuori e nelle menti di chi oggi vive negli stati che meno di 30 anni fa facevano parte della Federativa. Il progetto ha ottenuto la Menzione Speciale della giuria del bando di concorso Fuorirotta, permettendo loro di iniziare una campagna di crowdfunding, al fine di raccogliere fondi per la realizzazione di questo reportage.

Maggiori informazioni si possono trovare sul sito: http://www.fuorirotta.org/progetti/spomenik-la-jugoslavia-che-resta/

Mail: spomenik.fuorirotta@gmail.com

FB: https://www.facebook.com/spomenik.fuorirotta

 

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