RUSSIA 2018: Confederations Cup, prova del Mondiale russo per zittire le polemiche

Sabato, con la partita tra Russia e Nuova Zelanda, è cominciata la Confederations Cup. La rassegna, che classicamente precede di un anno il Mondiale, servirà da banco di prova per l’organizzazione della rassegna iridata. La Russia dovrà essere in grado di dimostrare che le preoccupazioni sulla gestione della Coppa del Mondo sollevate nell’ultimo anno sono esagerate. Gli snodi principali saranno gli stadi (con alcuni non ancora a pieno regime), ma soprattutto il controllo del razzismo e della violenza negli stadi.

Per quanto riguarda l’ultima è ancora fresco il ricordo degli attacchi dei tifosi russi a quelli inglesi a Marsiglia durante gli scorsi Europei in Francia. Del resto la paura che casi del genere possano nuovamente verificarsi è alimentata dalle dichiarazioni rilasciate da alcuni esponenti delle tifoserie russe. Si prometteva che i Mondiali di calcio, più che una festa del calcio, sarebbero stati un festival della violenza. Proprio in previsione di questo Vladimir Putin ha varato alcuni decreti che hanno lo scopo di prevenire violenza e altri episodi che potrebbero vedere protagonisti gli hooligans russi.

A questo problema potrebbe essere legato il basso numero di biglietti venduti per la Confederations Cup, ma su questo punto va fatta chiarezza. Va innanzitutto detto che il numero di squadre partecipanti alla competizione è molto limitato e, in secondo luogo, che il torneo ha sempre riscosso non troppo successo. Proprio per questo al termine di questa edizione il presidente FIFA Gianni Infantino ne discuterà l’eventuale soppressione o meno.

Per il problema razzismo invece è stata la FIFA a prendere la situazione in mano. Nonostante i tentativi di sminuire il problema da parte di Aleksej Sorokin, uno dei più importanti membri del comitato organizzatore del Mondiale, la federazione in vista della Confederations Cup ha concesso agli arbitri il potere di prendere decisioni speciali. I direttori di gara, trovandosi di fronte a manifestazioni di razzismo, potranno avviare una procedura che consta di tre momenti; il primo prevede di fermare il gioco e tramite un annuncio nello stadio chiedere ai tifosi di cessare ogni comportamento razzista; l’attuazione del secondo porterebbe invece alla sospensione momentanea del match e al ritiro dei giocatori dal campo; il terzo invece porterebbe all’abbandono della gara.

Oltre ai problemi di natura organizzativa la Russia dovrà anche fare i conti con lo scandalo sollevatosi dopo l’inchiesta della rivista sportiva norvegese Josimarin cui si dimostrava che durante la costruzione del nuovo stadio di San Pietroburgo furono sfruttati operai nordcoreani. Il problema ora si starebbe allargando e, come rivelato dalla  Building and Wood Workers’ International global union, anche in altri siti ci sarebbero stati abusi. Almeno diciassette operai sarebbero morti durante la costruzione degli stadi. Il problema starebbe soprattutto nella mancanza di chiarezza e di comunicazione dei dettagli da parte della FIFA su quanto successo durante la costruzione degli stadi russi. Associazioni come Human Right Watch richiedono un dossier completo come è stato fatto per l’organizzazione dei Mondiali che nel 2022 di terranno in Qatar.

Una buona riuscita della Confederations Cup potrebbe aiutare a smorzare le polemiche e rendere meno dura l’opinione internazionale, così da concedere un anno più tranquillo in attesa dell’inizio della Coppa del Mondo. La cosa sarebbe di grande aiuto sia alla Russia, che vorrebbe sfruttare al meglio la vetrina regalata dal Mondiale, che alla FIFA, il cui nuovo corso con Infantino – che avrebbe dovuto segnare uno stacco rispetto al precedente con Sepp Blatter – sta convincendo meno del previsto.

Foto: www.fifa.com

Chi è Mattia Moretti

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Nato nel 1994 ad Alghero. Studente di Filosofia presso l'Università di Padova. Collabora con la Pagina Sportiva di East Journal e con il sito dedicato alla pallacanestro BasketUniverso.

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