UZBEKISTAN: Il governo vieta il mondo virtuale, temendo quello reale

di Pietro Acquistapace

Ultimamente, l’Uzbekistan ha fatto la sua comparsa in un angolo della rete dove difficilmente si penserebbe di incontrare questa repubblica centroasiatica: i forum di videogiochi. L’Autorità per la proprietà intellettuale uzbeka ha, infatti, comunicato una lista in cui 34 videogame sono stati messi fuori legge, vietandone l’importazione ed il commercio in Uzbekistan. Mortal Kombat X, Postal 2, Phantasmagoria, Grand Theft Auto (GTA) ma anche The Sims sono alcuni dei videogame vietati contro il “propagarsi di violenza, pornografia e minacce alla sicurezza sociale e politica del paese”.

Seguire le discussioni nei forum di giocatori è molto interessante, viene messo in luce quanto sia incomprensibile il criterio di selezione dei videogiochi proibiti, alcuni addirittura non esistono col nome citato, altri sono vietati nella loro vecchia versione senza menzione delle recenti e più violente, altri ancora (The Sims) si sospetta lo siano stati per il loro rappresentare l’omosessualità. Un commentatore ha molto significativamente detto che, probabilmente, un ufficiale della citata autorità è entrato in un negozio di videogiochi redigendo la lista con quelli trovati sugli scaffali.

L’Uzbekistan non è l’unico paese a censurare i videogiochi, il primato mondiale spetta alla Germania dove addirittura vengono cambiati i contenuti anche grafici (non possono apparire simboli nazisti), tra gli altri troviamo poi la Cina (dove non vengono mostrate ossa) e l’Australia dove l’impegno degli organi preposti è notevole. Un quarto della popolazione uzbeka è al di sotto dei 14 anni, il che implica un certo preoccupato interesse per il governo di Tashkent nella gestione di una possibile bomba demografica, significativo nel testo il richiamo alla “pace sociale”.

Tra le motivazioni del bando ai 34 videogiochi, pornografia e violenza, due temi che forse si fondono in una brutta vicenda che sta creando non pochi problemi al regime uzbeko, ossia l’omicidio del diciassettenne Zhasur Ibragimov, morto a seguito di un episodio categorizzato come bullismo. Dopo un primo disinteresse le autorità sono state costrette ad affrontare la questione spinte da una manifestazione non autorizzata di centinaia di persone e la diffusione di un appello on line che ha raggiunto le 20mila firme per quello che potrebbe diventare il primo processo trasparente uzbeko.

Altro grande tema che si delinea sullo sfondo potrebbe essere quello dell’estremismo islamico, non va infatti dimenticato che il Movimento Islamico Uzbeko è ancora attivo, protagonista della nuova avanzata talebana nel nord dell’Afghanistan e sempre più cruciale nelle dinamiche della regione per il suo oscillare tra Talebani ed ISIS, di cui sarebbe una testa di ponte in Asia Centrale. Inaugurando un centro di ricerca islamico a Samarcanda, Shavkat Mirziyoyev ha sottolineato l’importanza di insegnare ai giovani i valori dell’Islam ed una cultura moderna proteggendoli, dalle “idee aliene”.

La crociata del governo uzbeko contro le possibili minacce anche alla convivenza tra le etnie del paese, arriva in un momento delicato per le sorti del paese. Il nuovo presidente ha infatti deciso di cambiare rotta rispetto alle politiche del defunto Islam Karimov, optando per una normalizzazione dei rapporti con i paesi vicini ed una attiva presenza nel contesto regionale. Proprio in questi giorni si è tenuto un congresso dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, di cui l’Uzbekistan fa parte, che ha visto lo storico ingresso ufficiale di due nuovi membri, vale a dire India e Pakistan.

La scelta dei nuovi membri sembra confermare un conflitto latente tra Cina e Russia, ognuna delle quali avrebbe fatto entrare nell’organizzazione un suo alleato con un sottile gioco di equilibri. In questa situazione l’Uzbekistan si trova alle prese sfide impegnative e cerca nuove strade da intraprendere, come la legge in netta controtendenza rispetto alle altre repubbliche dell’Asia Centrale, di proibire libri, film e canzoni troppo elogiative del proprio presidente. Forse alle prese con una realtà difficile da gestire, l’Uzbekistan tenta di modellarla con uno stile centroasiatico 2.0.

Fonte immagine: i.ytimg.com

Chi è Pietro Acquistapace

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Laureato in storia, bibliofilo, blogger e appassionato di geopolitica, scrive per East Journal di Asia Centrale. Cura il blog Farfalle e trincee, e una pagina FB su Mongolia e Asia Centrale. Ha collaborato per varie riviste come Asia Blog e per il bollettino di Soyombo, associazione dedita alla diffusione della cultura mongola. Nel 2011 è andato fino in Mongolia in Panda.

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