ROMANIA: Crisi di governo. I socialisti tolgono l’appoggio a Grindeanu

Nelle ultime ora la Romania è caduta in una nuova crisi politica, questa volta nata da una scissione interna alla compagine governativa. In una conferenza stampa convocata mercoledì, il leader del Partito Social-Democratico, Liviu Dragnea, ha annunciato che il PSD non sosterrà più il primo ministro Sorin Grindeanu, anch’egli social-democratico.

Grindeanu, il cui mandato è iniziato nel gennaio scorso, era stato accusato nei mesi scorsi di essere una mera marionetta nelle mani di Dragnea, che a causa di condanne penali pendenti non può ricoprire la carica di presidente del consiglio. Sono ancora impresse nella nostra memoria le immagini di migliaia di romeni che protestano in Piața Victoriei, davanti al palazzo del governo, contro le leggi salva-corrotti emanate proprio dal governo Grindeanu.

Sembra che proprio sul tema della lotta alla corruzione si sia consumata la frattura fra il leader del partito e il primo ministro; i più maliziosi sostengono che l’ira di Dragnea nasca dal rifiuto di Grindeanu di rimuovere dai vertici della Autorità Anti-Corruzione Laura Kodruța Koveși, nemica giurata di Dragnea. Nella conferenza stampa di mercoledì quest’ultimo, accompagnato da Călin Popescu Tăriceanu (leader dei liberali che appoggiano il governo), ha affermato come la rottura nasca dalla scarsa efficienza dimostrata dal governo negli ultimi mesi. In realtà all’esecutivo vengono imputate colpe quanto meno ambigue, tra cui il mancato adempimento di alcuni punti del programma, irrealizzabili in soli sei mesi, oltre allo scarso sviluppo delle relazioni economiche con la Russia, anch’esse difficilmente perseguibili a causa delle sanzioni economiche dell’UE.

Pare quindi abbastanza chiaro come dietro questo strappo vi siano in realtà dinamiche ben più profonde. Dal canto suo Grindeanu rifiuta di dimettersi, sfidando apertamente i vertici del suo partito. Nella mattinata di ieri la portavoce della presidenza della Repubblica ha dichiarato che finché il primo ministro non si dimetterà, o riceverà un voto di sfiducia, Iohannis non inizierà le consultazioni per nominare un nuovo presidente del consiglio.

Foto: mediafax.ro

Chi è Francesco Magno

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Dottorando presso l'università di Trento con un progetto sulle politiche nazionalizzatrici dei governi romeni nel periodo interbellico. Laureato in storia contemporanea presso l'università di Padova con una tesi sulle epurazioni del regime comunista romeno nel mondo delle libere professioni. Si occupa da anni di Romania, paese dove ha trascorso diversi soggiorni di studio e ricerca, con particolare attenzione al nazionalismo romeno e alle politiche di nazionalizzazione in aree di frontiera.

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