STORIA: Le persecuzioni contro gli omosessuali e l’esilio della danza romena

Il martello senza padrone di Pierre Boulez, messo in scena a Parigi dalla compagnia di balletto dell’Opera di Bucarest, fu il classico “successo di scandalo”. Era il 1965 e il governo romeno cercava accreditarsi a livello internazionale grazie a una moderata apertura verso la sperimentazione artistica. Nel corso degli anni Cinquanta, il proletcultism, variante nazionale del realismo socialista, aveva imposto canoni estetici molto restrittivi anche per il balletto: il nuovo corso “liberale” doveva dimostrare, invece, quanto la Romania fosse perfettamente sincronizzata dal punto di vista musicale con l’Occidente.

Dopo tanti anni, il Festival Internazionale della Danza, tenutosi nella capitale francese, fu la prima occasione per una troupe di balletto romena per esibirsi al di fuori della Romania. La scelta del direttore artistico Mihai Brediceanu si indirizzò verso Boulez: un’idea decisamente coraggiosa dato che i lavori in stile seriale del compositore francese non erano ancora mai stati oggetto di coreografia. Quest’ultima venne affidata a Stere Popescu, che volle riallacciarsi alle esperienze coreografiche espressioniste del periodo interbellico. Le grandi capacità artistiche di Brediceanu avevano portato a una vera e propria età dell’oro dell’Opera di Bucarest: qui, nel balletto, dominava lo straordinario sodalizio artistico tra i ballerini Gabriel Popescu e Silvia Liciu.

Le persecuzioni anti-gay

Lo scandalo ebbe conseguenze nefaste in patria: il primo premio inoltre spettò a una troupe sovietica con grave scorno del nazionalismo romeno. Stere Popescu e il primo ballerino Gabriel Popescu decisero di chiedere asilo politico alla Francia. La richiesta non era dovuta soltanto al timore di ritorsioni: sia Stere che Gabriel Popescu (nonostante il cognome identico, i due non erano parenti) erano stati oggetti di una pesante persecuzione anti-gay.

Negli anni Cinquanta era stata messa in atto una prima ondata di omofobia di stato: l’attacco verso la sfera intima e personale costituiva, infatti, uno dei modi migliori per mettere a tacere l’opposizione intellettuale. Una vittima eccellente di queste prime persecuzioni fu Gabriel Popescu che, nel 1959, venne condannato con un processo farsa. Il critico Liana Tugearu racconta che «venne rinchiuso e percosso ai menischi» e «una volta rilasciato, non era in grado di ballare».

Quanto accaduto impoverì molto la scena culturale perché costrinse artisti di grande valore all’allontanamento: Silvia Liciu decise di ritirarsi dalle scene poco tempo dopo la partenza di Gabriel Popescu. Questi si legò all’Italia, avendo come allieva e partner Carla Fracci.

 La difficile strada dell’esilio e il coreografo suicida

Stere Popescu, invece, nonostante gli inizi promettenti e la possibilità di una nuova vita in Occidente, si tolse la vita nel 1968. Monica Lovinescu, illustre rappresentante dell’esilio romeno, scrive alcune righe riguardo alla sua morte. Le sue parole, amaramente lucide, ci testimoniano lo stato di prostrazione umana cui può portare la condizione dell’esule:

Perché si è ucciso Stere Popescu? […] Era sulla soglia dell’esasperazione. Non si permetteva un attimo di respiro. Aveva già sofferto abbastanza per poter aspettare che un simile regime evolvesse verso una libertà reale. Sentiva che la “liberalizzazione” – così si chiamava allora – non sarebbe durata, che era una trappola e chissà quale sadico esperimento. […] In un simile stato di ansia e saturazione, il gesto di rottura viene da sé, non hai nemmeno il tempo di chiederti dove ti porta. […] Non è a causa della non realizzazione artistica che si è suicidato Stere Popescu nel marzo 1968”.

Chi è Federico Donatiello

Author Image
Sono nato a Padova nel 1986. Ho studiato Lettere all'Università di Padova e mi sono laureato con una tesi in Filologia Romanza riguardante la poesia dei trovatori. Al momento sono dottorando di ricerca sempre presso l'Università di Padova con una tesi di storia della lingua romena. Mi occupo anche di traduzioni letterarie (specialmente dal romeno) e di storia del melodramma italiano.

Leggi anche

ceausescu-si-iliescu-465x390

ROMANIA: Storia della rivoluzione romena. Morto il dittatore, rimane il resto

EaST Journal chiude il suo speciale sulla rivoluzione romena cercando di fornirne una chiave interpretativa alla luce degli eventi successivi, mettendo in luce la sopravvivenza di uomini e pratiche del vecchio regime anche dopo il 1989.

Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com