CINEMA: “Nemtsov”, il documentario di Kara-Murza presentato a Bruxelles

Il 7 giugno il gruppo dei liberali e dei democratici europei (ALDE) ha organizzato a Bruxelles la proiezione del film-documentario “Nemtsov”, basato sulla vita del noto politico russo assassinato a Mosca due anni fa. Il film, diretto da Vladimir Kara-Murza – noto oppositore, scampato a due tentati omicidi, e amico stretto di Nemtsov – è stato proiettato in un posto simbolico, quello del Parlamento Europeo, che ha fatto da sfondo a un messaggio chiaro, dato all’unisono dall’ALDE e dal regista: esiste una Russia con la quale si può e si deve dialogare.

La figura di Nemtsov

“La mia opera non parla di morte, è un film sulla vita”, spiega Kara-Murza, introducendo la serata. Obiettivo del film non è narrare i fatti avvenuti il 27 febbraio 2015 a poche centinaia di metri dal Cremlino, bensì quello di tracciare un ritratto del compianto Boris attraverso le parole delle persone che lo conoscevano bene.

Il documentario, che in poco più di un’ora riesce a condensare gli intensi anni della carriera politica di Nemtsov, parte dagli anni in cui Nemtsov un politico non lo era ancora. Fisico di talento, Nemtsov arrivò alla politica quasi per caso, quando nel 1986 decise di opporsi alla costruzione di una centrale nucleare a Gor’kij (oggi Nižnyj Novgorod), la sua città. Un episodio che gli permise di entrare in contatto con personaggi come Andrej Sacharov, anch’egli contrario alla costruzione della centrale. Da quel momento Nemtsov non si è più fermato e con il suo carisma ha cavalcato l’onda delle riforme, per diventare infine uno dei più fidati collaboratori di Eltsin e uno dei più strenui sostenitori delle riforme liberiste.

La figura di Nemtsov nel film è carica di carisma, umanità, onestà e passione: sono caratteristiche attribuitegli da voci molto diverse tra loro, a sottolineare come Nemtsov fosse amato e rispettato da molti, a prescindere dalle sue idee riguardanti politica e riforme economiche. Nemtsov voleva incarnare lo spirito del cambiamento democratico e delle libertà civili: criticò l’intervento di Eltsin in Cecenia ed evitò di invischiarsi negli affari degli oligarchi, di rimando finendo diffamato dalle televisioni controllate dagli oligarchi stessi.

Non mancano aneddoti divertenti sul suo periodo come governatore di Nižnyj Novgorod: “Per capire se una strada era stata rifatta bene – racconta una delle voci del film – Boris guidava con un bicchiere di vodka sul cofano: se, dopo due chilometri, il bicchiere era ancora pieno, la strada era approvata”.

Il film arriva fino agli ultimi anni, quando Nemtsov, entrato a far parte dell’opposizione “non-sistemica”, si rende protagonista di proteste dal basso, come la “rivoluzione bianca” del 2011/2012, a cui lui stesso aveva dato il nome.

Il messaggio

Il film è un tributo a Nemtsov da parte di una persona che con lui ha condiviso battaglie, ma anche rischi. Kara-Murza, giornalista prima che attivista politico, è stato per ben due volte ricoverato in situazioni critiche per avvelenamento – la seconda volta proprio durante le prime proiezioni di “Nemtsov” in Russia a febbraio.

Far circolare questo film, anche al di fuori del paese, ha un grande significato per Kara-Murza: “Sento dire che la democrazia in Russia non potrà mai esserci e trovo questo molto offensivo, perché c’è gente che la democrazia la vuole davvero”, ha detto. “Non è vero che non può esistere una politica onesta e pulita; la politica è come le mani di chi la fa: se sono sporche, il risultato sarà ovvio. Il resto sono solo scuse”.

Il messaggio lanciato da Kara-Murza e dai parlamentari dell’ALDE è stato forte e chiaro: c’è una Russia che si riconosce in valori liberali e democratici ed esula dalla retorica del governo attuale. Questa parte della società civile va supportata: l’Europa non può tirarsi indietro davanti alle persone che lottano per simili stessi ideali e che, per questo motivo, rischiano la vita ogni giorno.

Questo articolo è frutto della collaborazione con MAiA Mirees Alumni International Association. Le analisi dell’autrice sono pubblicate anche su PECOB, Università di Bologna.

Chi è Maria Baldovin

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Nata a Ivrea (To) nel 1991, ha studiato lingue e letterature straniere all’università di Torino ed è poi migrata verso Forlì, dove ha frequentato la specialistica in studi interdisciplinari sull’Est Europa (MIREES). Per East Journal scrive di Russia, ma ha un debole anche per la Germania (ex orientale, ovviamente). Gli articoli di analisi scritti per East Journal sono co-pubblicati anche da PECOB, università di Bologna.

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