Facciata di una tipica casa Sassone. 
Fino a cinquant’anni fa gli unici mezzi di locomozione erano cavalli e mucche; né automobili né trattori solcavano queste terre. Con l’avanzare del tempo anche i tradizionalisti più intransigenti hanno dovuto adeguarsi alle “nuove” tecnologie.
Facciata di una tipica casa Sassone. Fino a cinquant’anni fa gli unici mezzi di locomozione erano cavalli e mucche; né automobili né trattori solcavano queste terre. Con l’avanzare del tempo anche i tradizionalisti più intransigenti hanno dovuto adeguarsi alle “nuove” tecnologie.

ROMANIA: The last breath. C’era una volta la Transilvania tedesca

Articolo di Francesco Magno

Foto di Davide Bertuccio

Momenti di vita vissuta dell’ultima generazione di tedeschi nata e cresciuta in Transilvania, superstiti finali di una civiltà secolare distrutta dalle follie novecentesche. Case, strade, campi un tempo floridi e oggi malamente erosi dalla storia.
È questo quello che abbiamo deciso di mostrare oggi, gli albori di un progetto che proseguirà nei prossimi mesi, un viaggio all’interno della lenta decadenza di villaggi un tempo culla della civiltà tedesca di Transilvania, e oggi popolati da poche decine di persone.

I sassoni sono una minoranza etnica di lingua tedesca stanziatasi in Romania già dall’XI secolo: fu il re d’Ungheria, che all’epoca dominava anche la Transilvania, a incoraggiarne la colonizzazione. Il sovrano magiaro sperava che le città fortificate sassoni diventassero insuperabile baluardo per i nemici provenienti da oriente, proteggendo così la strada verso la pianura pannonica.

Le sette città più importanti della Transilvania, oggi come non mai mete di turismo giovanile e non solo, nascono come borghi fortificati di fondazione tedesca: le attuali Cluj, Sibiu, Brașov, Sighişoara, Mediaş, Bistriţa e Sebeş costituiscono infatti i sette borghi, da cui deriva il nome con cui ancora oggi i tedeschi definiscono la Transilvania (Siebenburgen).

Come altre storiche comunità etniche, anche i sassoni vanno tuttavia annoverati tra le vittime del Novecento. Al fine di ottenere una Romania quanto più etnicamente omogenea possibile, e nello stesso tempo guadagnare ingenti somme di denaro dal governo tedesco, il regime comunista di Ceauşescu vendette i sassoni di Transilvania (all’epoca circa 400.000) alla Germania Ovest. Il governo di Bonn era ben disposto a foraggiare questa compravendita di esseri umani, avendo bisogno di forza lavoro tedesca da integrare all’interno del proprio sistema produttivo. Una forza lavoro già avvezza alla lingua e alla cultura teutonica, e pertanto più controllabile dei turchi all’epoca riversatisi in Germania. A causa della scellerata compravendita promossa dal governo comunista, oggi i sassoni rimasti in Romania sono solo sparute centinaia. Molti di loro continuano a vivere in Germania, tornando nei villaggi natali solo in occasione delle vacanze estive.

Le foto sono state scattate a Richiş, villaggio non molto distante da Sibiu, una delle più importanti città della Transilvania. Quelle che vi mostriamo oggi sono la prima parte del progetto e riguardano solo l’ultima generazione che è nata ed ha vissuto in queste terre. Questo lavoro, ancora in fase di realizzazione, prevede altre due parti che presto vedranno la luce.

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