POLONIA: Lo stato incentiva il disboscamento. La protesta delle madri

Gruppi di madri, sedute su quel che resta di tronchi d’albero mozzati di recente, allattano. Non soltanto un modo bello e potente per ricordare che tra il mondo naturale e noi non c’è frattura, che l’esistenza umana affonda le sue radici e trova la sua condizion d’essere nella contiguità con tutti gli esseri viventi, e quindi nel rispetto per la vita nel suo dispiegarsi armonicamente, nel suo essere un tutto unitario, insomma un ecosistema.

Non soltanto l’approfondimento e la condivisione di un’idea nata con il progetto fotografico 365 Drzew di Cecylia Malik; ma una protesta, accorata e urgente. Perché quegli alberi amputati sono il risultato della deregolamentazione in materia di consumo del suolo, introdotta dal ministro dell’ambiente Jan Szyszko attraverso la legge che porta il suo nome: la nuova norma, entrata in vigore il 1° gennaio di quest’anno come revisione del testo unico sulla tutela dell’ambiente del 16 aprile 2004, consente infatti ai proprietari di terreni di rimuovere alberi senza obbligo di comunicazione alle autorità, né compensazione di alcun tipo.

Szyszko, docente di scienze forestali, esponente di spicco del partito conservatore Prawo i Sprawiedliwość (Diritto e Giustizia), già ministro dell’ambiente durante i governi Buzek (1997–1999) e Marcinkiewicz e Kaczyński (2005–2007), non è nuovo ad esternazioni ed iniziative in contrasto non soltanto con la narrazione degli ambientalisti (a suo dire «dilettanti mossi dall’ideologia»), ma con la leadership del suo stesso partito.

Ricalcando un modello di propaganda che ha di recente rinnovato le sue fortune anche oltreoceano, il ministro si è difeso affermando che il patrimonio forestale è fatto per l’uomo, e che è quindi prerogativa dell’uomo, in virtù di una sorta di investitura divina, destinarlo all’uso che egli ritiene più conveniente. E così si giustifica ideologicamente una norma che ha consentito la distruzione di parecchi ettari di foresta in tutto il paese, un danno che va peraltro sommato all’incremento del 300% del limite di legge sul taglio di legname nel parco nazionale di Białowieża (che è patrimonio dell’UNESCO e uno degli ultimi brani superstiti di foresta vergine in Europa). L’innalzamento del limite da 63.000 m³ a 188.000 m³, promosso dallo stesso Szyszko, è valso alla Polonia un procedimento sanzionatorio da parte dell’Unione Europea.

Ma segnali positivi ci sono. La Gazeta Prawna, testata autorevole in materia di diritto, intitola Koniec lex Szyszko (Fine della legge Szyszko) un suo inserto speciale del 27 aprile, avvertendo che il periodo di deregolamentazione volge al termine: già un primo emendamento aveva ridotto notevolmente l’ambito di manovra dei proprietari terrieri, e in questi giorni il Parlamento ha all’ordine del giorno un’ulteriore revisione della legge. Una vittoria per la coscienza ecologista della nazione, dunque, che anche attraverso le madri ha saputo esprimere il proprio dissenso civile. Una vittoria però parziale, denuncia Greenpeace: il testo approntato in sede di revisione sarebbe infatti poco più che una soluzione di compromesso.

Tocca ora al governo comprendere che ogni tentativo di salvare interessi ideologici o di parte di fronte al sorgere di una sensibilità ai temi ambientali forse più istintiva che ragionata, ma profonda e decisa a non lasciarsi intimorire, non è soluzione praticabile. Al contrario, chi scrive auspica che si imbocchi nuovamente la strada della tutela del patrimonio forestale già intrapresa all’indomani dell’’89.

Come per la proposta di legge che limitava il diritto all’interruzione di gravidanza, respinta nei mesi scorsi da una fortissima resistenza civile, la nazione dimostra di aver ben chiari i diritti fondamentali e di esser pronta a lottare per non esserne depauperata. Pacificamente, come si addice a una democrazia matura.

Photo: Tomasz Wiech

Chi è Roberto Reale

Roberto Reale
Mediterraneo di nascita, si affida a un percorso tortuoso per arrivare all'incontro con l'Europa di mezzo, come la chiama Aldo Bonomi. Per EJ scrive di Polonia e Repubblica Ceca.

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