GEORGIA: Il partito di maggioranza riforma la Costituzione. L’opposizione insorge

Una delle priorità nell’agenda politica del Sogno Georgiano, la riforma della Costituzione sembra ormai essere cosa fatta. L’apposita Commissione costituzionale, creata nel dicembre 2016, ha approvato lo scorso 22 aprile una serie di emendamenti alla legge fondamentale dello stato. Irakli Kobakhidze, portavoce del Sogno Georgiano e presidente della Commissione, ha definito il nuovo modello costituzionale “uno strumento di governo solido, stabile, democratico e pluralista”.

Eppure, ad aver votato per l’approvazione della riforma sono stati solo i membri del partito di maggioranza: tutti i partiti d’opposizione, a cominciare dal Movimento Nazionale Unito, si sono progressivamente ritirati dalla Commissione a causa delle divergenze con gli esponenti del Sogno Georgiano. Ma la maggioranza non sembra esserne particolarmente turbata.

La legge elettorale della discordia

Secondo la nuova Costituzione, il presidente della repubblica non sarà più scelto direttamente dai cittadini, ma da un collegio speciale composto da 150 parlamentari e da 150 rappresentanti delle autorità regionali e municipali. Questa modifica punterebbe a privare la figura del presidente – la cui autorità era già limitata – della propria legittimità popolare, che risulterebbe anche nella perdita di controllo sul parlamento. Le prime elezioni indirette si terranno però solo nel 2023, mentre nel 2018 il presidente sarà eletto direttamente dai cittadini.

Si prevede inoltre il passaggio dal sistema elettorale di tipo misto attualmente in vigore, ad un sistema puramente proporzionale, considerato più giusto. Eppure, il nuovo sistema elettorale proposto dalla Commissione sembra presentare delle “anomalie”. In primo luogo, si introduce il divieto di creare coalizioni, mentre la soglia di sbarramento per i partiti rimane al 5%. Inoltre, la riforma prevede che i voti dei partiti rimasti al di sotto della soglia di sbarramento non vengano ridistribuiti tra i vari partiti, ma attribuiti al partito maggioritario.

Più che allo sviluppo della democrazia e del pluralismo, la riforma punta chiaramente a consolidare il ruolo predominante del partito di maggioranza, rafforzando l’autorità del parlamento a discapito di quella del presidente. Ed è proprio quest’ultimo, Giorgi Margvelashvili, il principale oppositore della riforma: fin dall’inizio, egli aveva boicottato la Commissione costituzionale lanciando una campagna alternativa chiamata “La costituzione per tutti”. Negli ultimi giorni i toni delle polemiche tra il presidente e la maggioranza si sono inaspriti: mentre Margvelashvili accusa la Commissione di aver approvato la riforma “a porte chiuse” e “nell’interesse esclusivo di una particolare forza politica”, Kobakhidze minaccia di anticipare i tempi per il passaggio all’elezione indiretta del presidente.  

Definizione di matrimonio e integrazione euroatlantica

Molto meno centrale nell’attuale scontro politico, un altro emendamento inserito nella nuova Costituzione preoccupa invece le NGO georgiane: si tratta della definizione di matrimonio come “l’unione tra un uomo e una donna avente per fine la creazione di una famiglia”. Il partito Sogno Georgiano realizza così una delle proprie maggiori promesse elettorali, ovvero l’imposizione di un divieto costituzionale sul matrimonio gay – un regalo all’elettorato più conservatore.

Nella nuova costituzione si iscrive inoltre l’orientamento euroatlantico della politica estera georgiana e la necessità di perseguire “la piena integrazione nell’Unione Europea e nella NATO”. Secondo una dichiarazione pubblicata da una coalizione di ONG georgiane che ha valutato il lavoro della Commissione costituzionale, si tratta dell’unico “punto positivo” della riforma. Che però non basta a coprire le critiche e la mancanza di dialogo che hanno accompagnato l’approvazione della nuova Costituzione georgiana.

Foto: www.gyla.ge

Chi è Laura Luciani

Laura Luciani
Nata il giorno in cui tre presidenti riuniti in una dacha decidevano la dissoluzione dell'URSS, è appassionata di mondo post-sovietico e russofono. E' dottoranda in Scienze Politiche presso la Ghent University (Belgio). Marchigiana di nascita, brussellese d'adozione, ha trascorso vari periodi di studio, ricerca e lavoro "a est" - tra cui un programma di mobilità studentesca all'Università statale di Mosca MGU, un soggiorno di ricerca in Lettonia e uno SVE a Tbilisi. Per East Journal scrive di Caucaso, Baltico e Russia.

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