Perché la Turchia bombarda i curdi a Sinjar? Intervista a Matthew Barber

Perché la Turchia bombarda i curdi siriani? Intervista a Matthew Barber

Una no-fly zone come protezione dai raid aerei della Turchia e una risposta più energica dell’alleato americano per frenare Ankara. Sono le richieste dei combattenti curdi siriani dopo i bombardamenti del 24 aprile che hanno fatto almeno 70 morti a Derik in Rojava e sul monte Sinjar in Iraq, dove sono presenti delle milizie locali formate da yazidi e addestrate dal PKK.
La risposta degli Stati Uniti è arrivata nel giro di poche ore. Il dipartimento di Stato ha avvertito la Turchia di non prendere altre iniziative autonome perché mettono a rischio le stesse truppe americane che, insieme ai curdi, portano avanti l’offensiva su Raqqa contro l’Isis. Questo per quanto riguarda il versante siriano. Ma su quello iracheno la situazione è più scivolosa.

Sì, i partiti del Kurdistan iracheno hanno condannato i raid turchi. Ma è pura formalità, i rapporti tra il presidente Barzani e Erdoğan restano ottimi. Anche Baghdad ha alzato la voce chiedendo il rispetto della propria sovranità territoriale. Protesta sterile che certo non può impensierire la Turchia. Il Sinjar è un’area dove si incrociano tanti interessi divergenti. C’è il PKK che fronteggia i peshmerga di Erbil. Entrambi sono in guerra con l’Isis, il fronte è pochi chilometri più a sud. Ci sono le mire del Kurdistan che vuole inglobare la regione in un futuro stato autonomo e ci sono le ovvie resistenze di Baghdad. E ci sono le mire della Turchia. Presi in mezzo a questo groviglio pericoloso di attori armati restano gli yazidi, la minoranza religiosa di etnia curda storicamente insediata in quella zona.

Abbiamo chiesto come stanno le cose a Sinjar a Matthew Barber, ricercatore dell’università di Chicago e uno dei massimi esperti della minoranza yazida in Kurdistan iracheno, dove ha lavorato l’anno scorso come direttore esecutivo della ong Yazda.

Cos’è successo a Sinjar nella notte del 24 aprile? Secondo molte fonti i missili hanno sfiorato un campo di profughi yazidi.

I raid aerei della Turchia hanno colpito delle milizie yazide affiliate al PKK sul monte Sinjar. Sono le forze delle YBŞ [Unità di Resistenza del Sinjar, ndr] composte principalmente di yazidi locali, originari dell’area di Sinjar. Dagli abitanti sappiamo che le YBŞ hanno spostato il grosso delle loro truppe lontano dalle basi prima che avvenisse il raid. Ad ogni modo, l’attacco ha distrutto un buon numero delle loro strutture. Alcune delle postazioni delle YBŞ sono vicine alla popolazione, che loro proteggono dall’Isis. Perciò i bombardamenti sono stati condotti a poca distanza dagli accampamenti di famiglie yazide sfollate, che vivono in cima al monte sin da quando sono scampate al genocidio dell’Isis nell’agosto 2014. Più di un centinaio di queste famiglie ora hanno lasciato l’area, terrorizzate dalle bombe turche.

Qual è oggi la situazione degli yazidi di Sinjar?

Gli yazidi sono presi tra attori politici in lizza per il controllo sul Sinjar, che è un territorio conteso tra il governo curdo e il governo centrale di Baghdad. Ed è la principale area di origine degli yazidi in Iraq. La maggior parte di loro preferiscono sviluppare una forma di governo locale e amministrarsi da soli, ma questo richiede un certo tipo di appoggio. È difficile da ottenere senza alcun supporto. Alla fine, chi ha le armi migliori finisce per controllare il territorio.

Le autorità del Kurdistan sostengono di essere lì per difendere la popolazione. È così?

Il partito di governo della regione del Kurdistan iracheno, il Kurdistan Democratic Party (KDP), ha dominato il Sinjar fin dalla caduta di Saddam, ma senza strutture democratiche o elezioni per le cariche locali. Il dominio informale del KDP è stato oppressivo e alienante per gran parte degli yazidi di Sinjar. E la loro fiducia verso il KDP è andata completamente in frantumi quando arrivò l’Isis. I peshmerga, per la maggior parte affiliati al KDP, si ritirarono abbandonando gli yazidi al loro destino.

Sappiamo com’è andata. Continuano a emergere fosse comuni e migliaia di yazidi sono ancora nelle mani dell’Isis. Per gli yazidi quale sarebbe la soluzione politica migliore?

Il fatto che le forse di sicurezza e i peshmerga siano milizie di parte, allineate con vari partiti locali, mette in evidenza il problema della sicurezza degli yazidi. Loro vorrebbero dare vita alla loro polizia, e tenere l’area sotto l’autorità del governo ma svincolata dai partiti politici. Ciò costituirebbe una “terza via” tra il KDP e il PKK, ma richiederebbe il coinvolgimento e gli sforzi della comunità internazionale.

Ci sono decine di migliaia di yazidi sfollati in altre parti del Kurdistan, lontano da Sinjar. A quali condizioni potranno fare ritorno?

La maggior parte degli yazidi sfollati preferirebbe tornare nelle proprie case a Sinjar a due condizioni. Primo, dev’essere garantita la sicurezza in quell’area. Secondo, la competizione politica esterna che sta tormentando la regione deve finire. Ciò richiede una soluzione di ampio respiro, negoziata a livello internazionale, e non una politica passiva secondo la quale il controllo di Sinjar ritorna lentamente al KDP, che tornerebbe a dominare l’area secondo lo status quo precedente. La negligenza e le tattiche repressive che hanno caratterizzato il recente passato, in futuro non possono che portare ad un’ulteriore emigrazione degli yazidi dall’Iraq.

La Turchia ha bombardato il Pkk nel Kurdistan iracheno per anni, ma soprattutto dalle parti di Qandil. Che ruolo gioca Ankara a Sinjar?

Il bombardamento turco su Sinjar è senza precedenti. Ankara ha delle truppe nel nord dell’Iraq per addestrare i peshmerga curdi. Il KDP ha militarizzato una parte dei rifugiati siriani, conosciuti come peshmerga Rojava. Sono anche loro addestrati dai turchi e sono stati mandati nel Sinjar per un’offensiva contro le YBŞ il mese scorso. C’è stata un’escalation di ostilità, poi finita con un nulla di fatto. Alcuni ritengono che tra le fila dei peshmerga Rojava ci siano esponenti dei servizi segreti turchi, o dei consiglieri militari. Ma questo non lo sappiamo con certezza.

Spesso le autorità turche parlano di Sinjar come una “seconda Qandil” e sostengono di voler spazzare via il PKK dalla zona. Qual è l’obiettivo della Turchia a Sinjar?

La Turchia vuole arginare l’influenza del PKK in Iraq. Così il KDP suo alleato avrà gioco facile a garantire che l’influenza turca nel paese continui senza problemi. Ma Ankara cerca anche di ottenere più peso su altre zone del nord dell’Iraq, tra cui Sinjar, Mosul, la piana di Ninive e Kirkuk. I turchi fanno talvolta riferimento all’esistenza di minoranze turcomanne in quelle aree per dare legittimità alle loro pretese di influenza o persino di sovranità in quei luoghi.

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Nella foto: uno sfollato della minoranza yazida nei pressi del monte Sinjar

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Redazione: Lorenzo Lazzerini, Carlo Pallard, Sophie Tavernese, Simone Zoppellaro.

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