CROAZIA: Il governo commissaria il colosso alimentare Agrokor

Il governo di Zagabria ha commissariato il colosso agroalimentare Agrokor gravemente indebitato e a rischio fallimento. Con una legge ad hoc, rinominata Lex Agrokor, il governo ha avviato un commissariamento statale per 15 mesi durante il quale i creditori non potranno richiedere il rimborso forzato dei crediti. Rimane incerta la futura posizione dell’ex-amministratore delegato e proprietario del 95% dell’azienda Ivica Todorić.

Il collasso di Agrokor…

Agrokor è un colosso agroalimentare con attività commerciali in Croazia e nei paesi vicini che impiega un totale di 60.000 persone (40.000 solo in Croazia). Con un fatturato annuale di 6,5 miliardi di euro, l’azienda di Todorić rappresenta da sola il 15% del PIL della Croazia. Inoltre, influisce fortemente attraverso il proprio indotto su tutto il sistema economico croato. Il suo fallimento avrebbe un impatto devastante sull’economia croata e regionale.

L’espansione di Agrokor è stata sostenuta dalla commistione tra potere politico ed economico durante la transizione dal socialismo all’economia di mercato. Negli anni ’90, grazie al sostegno dell’Unione Democratica Croata, Todorić ha acquistato a prezzi stracciati le ex-compagnie di proprietà sociale grazie ai prestiti forniti dalle banche statali croate. Dagli anni 2000, invece, è continuata l’espansione spericolata di Agrokor sostenuta dai prestiti degli istituti bancari internazionali, fiduciosi più che nella solvibilità stessa di Agrokor nell’importanza di quest’ultima per il sistema economico croato. Tra le controllate di Agrokor: la catena di supermercati Konzum e di chioschi e librerie Tisak, oltre a numerose compagnie per la produzione alimentare e brand.

Durante gli anni, Agrokor ha accumulato 3,5 miliardi di euro di debiti verso i creditori bancari, la maggioranza dei quali verso le russe Sberbank e VTB Bank, le austriache Raifaissen Bank e Erste Bank e le italiane Unicredit e Intesa San Paolo. Oltre agli ingenti debiti verso gli istituti bancari, Agrokor ha più recentemente accumulato un debito di 2,2 miliardi di euro verso i propri fornitori.

… e il modello economico croato

Diversi analisti economici sottolineano come a rischio non siano soltanto i 60.000 posti di lavoro e la maggior compagnia croata, ma l’intero modello economico e produttivo croato, immaginato come una piramide in cima alla quale vi è l’Agrokor che a cascata stimolava gli altri settori economici, dalla produzione agricola, al trasporto, alla distribuzione. Tra i diversi osservatori c’è chi vede il collasso dell’Agrokor come uno spartiacque per lo sviluppo della Croazia, paragonabile alle elezioni del 2000 quando per la prima volta le opposizioni vinsero sull’Unione Democratica Croata.

Per evitare il fallimento dell’Agrokor, il governo Plenković è intervenuto varando la Lex Agrokor e nominando commissario straordinario Ante Ramljak, manager di lungo corso e consigliere economico del governo. Non è ancora chiaro come Ramljak intenderà risanare l’azienda, si ipotizza che dopo una prima stabilizzazione egli procederà a vendere alcune delle controllate.

Sembra che alla base della crisi vi è il torbido lassismo adottato nel tempo dagli istituti di vigilanza nei confronti di Agrokor. Solo ora sono state avviate delle indagini, interne e esterne, per determinare se vi siano state delle falsificazioni nei libri contabili. Da parte sua, l’opinione pubblica teme che una volta che l’attenzione sarà scemata, l’Agrokor verrà sanata attraverso l’utilizzo di fondi pubblici. Sullo sfondo rimane la figura di Ivica Todorić, la cui ambigua ascesa a uomo più ricco di Croazia è stata recentemente raccontata dal documentario “Gazda”, “Il Padrone”.

Foto: Cropix

Questo articolo è frutto della collaborazione con MAiA Mirees Alumni International Association e PECOB, Università di Bologna.

Chi è Pierluca Merola

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Nato a Roma, appassionato di Balcani, ha momentaneamente abbandonato Zagabria per Bruges dove studia presso il Collegio d'Europa. Laureato triennale in Storia moderna e contemporanea alla Sapienza e magistrale in studi interdisciplinari sull'Europa orientale (MIREES). Collabora con East Journal da Maggio 2016, per il quale narra di avvenimenti croati e balcanici. Parla correntemente inglese, francese e serbo-croato.

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