CECENIA: Denunciati centinaia di arresti e sparizioni di omosessuali

Un paio di settimane fa, il quotidiano indipendente Novaja Gazeta ha portato alla luce nuove violazioni dei diritti umani in Russia. Nell’articolo “Delitto d’onore” del 1 aprile, infatti, la giornalista Elena Milašina ha descritto gli abusi perpetrati nei confronti di centinaia di persone omosessuali in Cecenia. Benché le autorità locali – incluso il presidente Ramzan Kadyrov – abbiano negato con veemenza tali avvenimenti, sempre più testimonianze stanno confermando questa terribile vicenda.

Secondo le fonti di Novaja Gazeta, da circa un mese in quest’area del Caucaso si assiste a una vera e propria caccia agli omosessuali, in termini di arresti, sparizioni e, parrebbe, anche omicidi. In Cecenia, nessuno si sognerebbe mai di esternare il proprio orientamento sessuale “non tradizionale”; tuttavia le maglie della rete sociale sono così strette che certe cose si vengono a sapere immediatamente. Inoltre, gli organi di sicurezza ricorrono a una particolare “strategia dell’inganno” per scovare gli omosessuali: questi ultimi vengono contattati e invitati a un incontro, durante il quale vengono picchiati e umiliati. Spesso, gli aggressori ne sequestrano i cellulari, dai quali reperiscono i contatti di altri potenziali sospettati: in questo modo le vittime di aggressione aumentano in modo esponenziale.

Novaja Gazeta parla di più di cento persone arrestate e di almeno tre morti. Da qui il titolo del reportage, “Delitto d’onore”: l’antica pratica, usata per lavare via il disonore dalla famiglia del colpevole, sembra essere ancora in uso in Cecenia. Quando gli arrestati vengono restituiti alle loro famiglie, infatti, ne viene motivato l’arresto: la vergogna che ne deriva è spesso talmente forte da indurre al suicidio.

Grazie alla hotline istituita dalla rete LGBT russa e a testate indipendenti, fra le quali anche Meduza e Radio Svoboda, sono sempre di più le testimonianze a conferma di questa vicenda. Negli ultimi giorni, infatti, sono venuti alla luce ulteriori particolari riguardo a due prigioni segrete, ad Argun e Coci-Jurt, in cui i detenuti vengono torturati.

Svetlana Zacharova, referente per la rete LGBT, ha confermato che i recenti avvenimenti sono in linea con l’onnipresente discriminazione delle minoranze sessuali nella regione, ma che si tratta della prima ondata di repressione così intensa e che il suo inizio pare inspiegabile. Tuttavia, Mišulina nel suo articolo ha avanzato l’ipotesi che sia stata la richiesta di una manifestazione per i diritti degli omosessuali ad aver scatenato questa reazione: un meeting nella repubblica caucasica di Cabardino-Balcaria era stato – non sorprendentemente – vietato, provocando allo stesso tempo un’ondata di proteste anti-LGBT. Radio Svoboda, invece, parla di persecuzioni iniziate già nel dicembre 2016.

Gli attivisti per i diritti umani rimangono ancora in attesa di una reazione da parte del governo federale, concentrato ora sulla situazione in Siria e sull’attentato di San Pietroburgo. Il portavoce Dmitrij Peskov ha dichiarato che il caso verrà senz’altro sottoposto a verifiche, ma si è tuttavia definito “non esperto nel campo degli orientamenti sessuali non tradizionali” e quindi non in grado di commentare le dichiarazioni delle autorità cecene. Queste ultime hanno dichiarato che gli omosessuali nella regione non esistono e che, se esistessero, sarebbero i genitori stessi ad occuparsene, mandandoli in un posto da cui non possano più fare ritorno. Sembra che questa pulizia preventiva sia atta ad avverare la frase pronunciata dalle autorità locali: “nella società cecena gli omosessuali non devono esistere”. Dopo lo scandalo recentemente provocato da un fotomontaggio, ritraente Putin truccato in volto e definito “materiale estremista”, attendersi una condanna totale del governo russo non pare plausibile.

FOTO: Ozan Kose / AFP

Questo articolo è frutto della collaborazione con MAiA Mirees Alumni International Association. Le analisi dell’autrice sono pubblicate anche su PECOB, Università di Bologna.

Chi è Maria Baldovin

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Nata a Ivrea (To) nel 1991, ha studiato lingue e letterature straniere all’università di Torino ed è poi migrata verso Forlì, dove ha frequentato la specialistica in studi interdisciplinari sull’Est Europa (MIREES). Per East Journal scrive di Russia, ma ha un debole anche per la Germania (ex orientale, ovviamente). Parla inglese e tedesco correntemente e russo quando è ispirata. Gli articoli di analisi scritti per East Journal sono co-pubblicati anche da PECOB, università di Bologna.

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