KOSOVO: Pristina si appropria degli immobili serbi e jugoslavi

Kossev.info

Il 1° marzo il governo del Kosovo ha decretato che tutti gli immobili presenti in territorio kosovaro appartenenti alla Repubblica socialista federale di Jugoslavia (SfrJ), alla Repubblica federale di Jugoslavia (SrJ) e alla Serbia, appartengono al Kosovo. Il premier Isa Mustafa ha dichiarato che questo processo amministrativo dovrà compiersi entro una deadline fissata per l’agenzia del catasto del Kosovo.

Le reazioni

Il direttore dell’Ufficio per il Kosovo nel governo serbo Marko Đurić ha denunciato tale decisione come illegale, sia dal punto di vista del diritto internazionale, sia dal punto di vista del diritto delle istituzioni di Pristina, accusando il governo kosovaro di effettuare un’appropriazione indebitaĐurić ha inoltre suggerito ai membri serbi del parlamento e del governo kosovaro di operare con ostracismo nei meccanismi istituzionali di Pristina, così come avvenuto nel caso delle miniere di Trepca.

Non è stata l’unica dichiarazione indignata da parte serba: il ministro del Lavoro Aleksandar Vulin ha asserito che Pristina è spaventata dai negoziati con Belgrado sotto mediazione dell’Unione europea, e dall’influenza che teme possa avere la Serbia nell’area balcanica una volta terminato il processo di normalizzazione. Dello stesso avviso il vice premier kosovaro, di etnia serba, Branimir Stojanović, per il quale la questione degli immobili avrà ripercussioni sui rapporti fra serbi e albanesi.

Il premier serbo Aleksandar Vučić è sembrato tranquillo a riguardo, dicendosi certo della nullità della decisione del governo di Pristina. Vučić ha definito la mossa di questo tipo scontata, dal momento che era stata fatta la stessa cosa per la questione delle miniere di Trepca lo scorso anno. L’ex direttrice dell’agenzia del catasto del Kosovo, Slavica Radomirović, ha inoltre dichiarato che le carte catastali di Pristina, e le relative proprietà, sono contraffatte, e il dialogo è fallito proprio per evitare che tali contraffazioni venissero rese pubbliche. Allo stesso modo, sostiene Radomirović, Belgrado è l’unica depositaria dei certificati di proprietà degli immobili. Rispetto a queste reazioni, il presidente del Kosovo Hashim Thaçi ha prontamente replicato che la Serbia non ha giurisdizione sul Kosovo.

Un problema di diritto internazionale

L’affermazione di Thaçi è corretta, ma se non ha la Serbia la giurisdizione ratione materiae non l’ha nemmeno il Kosovo. Il Kosovo ha dichiarato la propria indipendenza unilateralmente nel 2008, e tale atto non è riconosciuto dalla totalità della comunità internazionale. Lo status di provincia autonoma precedente rende la questione delle successioni estremamente complicata, giacché non può dirsi erede di immobili appartenenti a due federazioni non più esistenti (SfrJ e SrJ) e di uno Stato tutt’ora esistente che non riconosce l’indipendenza del Kosovo che, peraltro, costituiva una sua provincia.

La domanda principale riguarda pertanto la possibilità o meno di dichiararsi Paese legittimo successore, ma il problema sta proprio nella legittimità e nella linea di successione: a prescindere dalla distinzione de facto/de jure le proprietà immobiliari non possono mutare l’appartenenza. È un argomento spinoso perché rivela una discrasia tra il diritto internazionale, non completamente esperito nel caso del Kosovo, e la ricezione del diritto internazionale all’interno dell’ordinamento giuridico del Kosovo stesso.

La questione più importante è che tale decisione comunque non è legittima in quanto varata dal governo e non dal parlamento. Pertanto, questa assume solo una valenza politica, come provocazione o bastone fra le ruote nel processo di normalizzazione, che si aggiunge ad altri incidenti (caso del treno, arresto di Haradinaj) occorsi quest’anno.

Chi è Gianluca Samà

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Romano, classe 1988, approda a East Journal nel novembre del 2014. Laureato in Relazioni Internazionali presso l'Università degli studi Roma Tre con una tesi sulle guerre jugoslave. Appassionato di musica, calcio e Balcani. Parla inglese e sta iniziando ad affacciarsi al russo e al serbo-croato.

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