RUSSIA: La Corte europea condanna i servizi segreti per gli attacchi ai giornalisti

Il 14 marzo la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) ha reso nota la sentenza sul caso “Orlov e altri contro la Russia”: la Corte ritiene colpevole lo Stato russo e i suoi servizi segreti. Il caso si apre nel 2008: Oleg Orlov – allora a capo dell’organizzazione Memorial – e tre giornalisti si appellarono alla CEDU per chiedere giustizia per gli attacchi subiti.

23-24 Novembre 2007, Inguscezia

L’Inguscezia, la più piccola entità della Federazione Russa, è una striscia di terra tra la Cecenia e l’Ossezia del Nord, parte della polveriera del Caucaso del Nord.
Nel 2007 la situazione è esplosiva: finite le guerre russo-cecene, lo spettro del terrorismo islamico è ancora affrontato in modo arbitrario; i soprusi della polizia, gli omicidi e le sparizioni sono continui. Orlov e i giornalisti di REN-TV nel novembre del 2007 sono in Inguscezia per monitorare le manifestazioni nella capitale Nazran’. Sono all’hotel “Assa” la sera del 23 novembre: il giorno dopo è prevista una manifestazione. Il servizio di sicurezza che solitamente sorveglia l’hotel si è misteriosamente dileguato e in difesa degli ospiti è rimasto il personale disarmato. In tarda serata, l’inizio della vicenda: una quindicina di uomini, armati e mascherati, scendono da un camioncino e irrompono nell’hotel, sostenendo di essere dell’unità anti-terrorismo. Controllano il registro degli ospiti e si dirigono verso le camere 215, dove si trova Orlov, e 311, dove si erano riuniti i giornalisti. In entrambe lo stesso copione: l’irruzione e la ricerca furiosa di materiale, urla e minacce. Dopodiché, il sequestro: i quattro vengono informati di essere sospettati di possesso di esplosivo e che sono diretti alla centrale di polizia. La città è piena di posti di blocco, in vista della manifestazione; tuttavia, l’auto dei sequestratori viaggia indisturbata, percorre vie illuminate e frequentate, che i passeggeri riescono a intravedere attraverso i sacchi che hanno in testa. A fine corsa, vengono fatti scendere in un campo coperto di neve, in campagna. Vengono malmenati, minacciati e gli viene intimato di non tornare mai più. Infine, l’auto corre via.

La denuncia e il caso

Dileguatesi i rapitori, i quattro riescono a raggiungere a piedi Nesterovskaja, villaggio vicino al confine ceceno, dove sporgono denuncia alla centrale di polizia locale. I quattro testimoniano: i rapitori parlavano un perfetto russo e il veicolo era un camioncino “Gazel’” di colore chiaro. Il caso, però, resta nebuloso: nessuno sembra aver visto passare tale veicolo quella notte e non si riescono a raccogliere prove. Nel 2008 le autorità ingusce decidono di chiudere il caso, scatenando l’ira delle vittime, sempre più convinte che dietro a tutto ci siano i servizi segreti russi.
Quasi dieci anni dopo, la CEDU ha dato ragione alle vittime: “considerato che il Governo non ha avanzato alcuna spiegazione plausibile, la Corte ritiene che le persone che portarono i richiedenti dall’hotel al campo nei pressi di Nesterovskaja e li sottoposero a maltrattamenti nella notte del 23 novembre 2007 fossero agenti dello Stato”. La Corte chiede allo Stato il risarcimento degli oggetti rubati – tra cui videocamere, cassette e computer – ed una somma per danni immateriali.
Una vittoria della società civile? Bisognerà aspettare la reazione di Mosca per saperlo. Di certo sono troppi i casi che hanno avuto come sfondo le repubbliche caucasiche e sono rimasti irrisolti: gli omicidi di Anna Politkovskaja e di Natal’ja Estemirova sono solamente due noti esempi di come la troppa voglia di verità e giustizia sia stata punita.

Questo articolo è frutto della collaborazione con MAiA Mirees Alumni International Association. Le analisi dell’autrice sono pubblicate anche su PECOB, Università di Bologna.

Chi è Maria Baldovin

Maria Baldovin
Nata a Ivrea (TO) nel 1991, ha studiato lingue e letterature straniere all’università di Torino e ha poi deciso di improvvisarsi scienziata politica, con una magistrale in studi sull’Est Europa. Al momento cerca di fare la pendolare tra Torino e Bruxelles, con grande gioia delle compagnie aeree. Per East Journal scrive prevalentemente di Russia, ma ha anche una passione per la Germania (ex orientale, s’intende).

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