ROMANIA: Proteste contro la corruzione “un altro populismo”. Intervista a Liviu Iancu

In Romania gli echi delle proteste del mese scorso continuano a farsi sentire. East Journal ha intervistato Liviu Iancu, giornalista e ricercatore romeno, vincitore del premio “Editorialista dell’anno 2015” messo in palio dalla Rappresentanza della Commissione Europea in Romania

Esiste una parte – minoritaria – dell’opinione pubblica romena che accusa la  Direzione Nazionale Anticorruzione (DNA) di usare la giustizia a fini politici. Sei d’accordo con quest’affermazione?

E’ evidente che le azioni della DNA abbiano avuto spesso un effetto benefico, condannando giustamente uomini politici e funzionari pubblici corrotti. Dall’altra parte, vi sono indizi sul fatto che, molte volte, la DNA abbia agito abusivamente e con fini politici.  Nell’ultimo periodo sono stati evidenziati casi in cui i procuratori della DNA hanno condotto un’indagine in maniera non professionale e tendenziosa. A causa di ciò, più istanze hanno rispedito indietro i fascicoli; alcuni accusati hanno anche vinto processi alla CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo). Alcuni tra i più potenti indagati, sentendosi braccati, hanno iniziato a presentare prove dell’atteggiamento arrogante e scorretto dei procuratori della DNA. In queste condizioni, è possibile che la DNA prenda parte alla lotta politica spostando gli equilibri a favore di una parte o dell’altra. Implicarsi in politica non significa necessariamente che qualcuno venga ingiustamente condannato. Significa anche che gli avversari politici vengono indagati e inquisiti, mentre quelli della tua fazione evitati con superficialità o indulgenza, per reati simili.

Quali sono i rapporti tra servizi segreti e DNA?

Spesso si parla di un’intromissione eccessiva dell’SRI (servizi segreti romeni) nelle inchieste DNA. Le intercettazioni fatte dall’SRI per la difesa della sicurezza nazionale sono state usate come prove in cause di corruzione. La Corte Costituzionale ha deciso l’anno scorso l’incostituzionalità di questa procedura, ma ancora adesso non è molto chiaro chi di fatto fornisca le intercettazioni che vengono usate come prove. C’è chi ha parlato di protocolli segreti di collaborazione tra SRI e DNA, ma ancora niente è stato sufficientemente provato.

Laura Codruţa Köveși, procuratore capo della DNA, è stata recentemente accusata di plagio. Che tipo di personaggio è?

E’ senza dubbio una persona apprezzata da larga parte della popolazione romena, ma anche dai partner occidentali, che l’hanno lodata per i risultati ottenuti nella lotta alla corruzione. Io, tuttavia, sono più reticente. Per quel che concerne il plagio, da quanto ho letto sulla stampa di specialità, mi sembra estremamente chiaro che parte della sua tesi di dottorato sia copiata. I problemi creatisi per riunire una commissione di specialisti che analizzasse l’accusa di plagio, la decisione abbastanza equivoca di suddetta commissione, che ha affermato che “ritirare il titolo di dottore sarebbe eccessivo”, rafforzano i miei sospetti. Inoltre, i critici della Köveși, le contestano il fatto che il padre sia stato un procuratore comunista, con una reputazione abbastanza dubbia, vicino alla cricca di politici che giravano intorno all’ex presidente Traian Băsescu, e che la sua ascesa fulminante al vertice della giustizia romena (in soli 10 anni è diventata procuratore generale, nonostante non avesse registrato alcun risultato notevole) sarebbe dovuta alla necessità di avere in quel ruolo una persona obbediente all’ex presidente.

Credi che giocherà un ruolo politico in futuro?

Non so se potrà intraprendere una carriera da politico dopo la fine del suo mandato da procuratore capo della DNA, e non credo che sarebbe un bene per la democrazia romena. Credo che le sue dimissioni da procuratore capo, a seguito dello scandalo del plagio, avrebbero rappresentato una buona prova del fatto, che, in effetti, la giustizia romena è sulla strada giusta.

Non sembra che dietro le proteste vi sia un progetto politico di lungo termine. Secondo te, come evolverà la situazione nei prossimi mesi?

E’ difficile dire come evolveranno le cose. In questo momento vi sono due schieramenti che cercano di neutralizzarsi a vicenda: uno, rappresentato dal PSD, e l’altro composto dalla variegata compagine dei suoi oppositori. Non sembra che nessuno dei due voglia negoziare per mettere in pratica le riforme legislative necessarie a sradicare la corruzione: la riforma della Costituzione, la riforma delle leggi penali, la riforma della pubblica amministrazione. Non posso prevedere dove si arriverà in queste condizioni.

Come giudichi il comportamento di Iohannis nei giorni delle proteste?

In una situazione di tale conflitto interno, c’è bisogno più che mai di un mediatore rispettabile tra i due schieramenti. Klaus Iohannis avrebbe potuto essere questo mediatore. Egli ha tuttavia scelto di schierarsi con chi sostiene l’inasprimento della lotta alla corruzione. Credo che il presidente Iohannis abbia seguito le orme di Basescu riguardo alla scelta di un populismo anticorruzione, che propone come soluzione semplice ai problemi complessi della Romania la pura e semplice azione indiscriminata della DNA. Tale scelta si deve con ogni probabilità al fatto che prima delle proteste il suo indice di popolarità era gravemente crollato. E’ andato in mezzo ai manifestanti per condannare „la banda di criminali”, così come Trump minacciava di far arrestare la Clinton dopo le elezioni. In un discorso televisivo, ha cercato di imitare (goffamente) John Wayne con una frase nelle intenzioni memorabile, ma in realtà penosa: “giù le mani dalla DNA”. Ho visto Klaus Iohannis capace di moderazione e tatto in altre situazioni. Mi rattrista che abbia scelto di giocare adesso questa carta. Dall’altra parte, con la polarizzazione esistente ora in Romania, potrebbe essere la sua unica possibilità di assicurarsi un secondo mandato presidenziale.

Perchè in Romania non riesce a nascere un’opposizione di centro-destra credibile?

In linea di principio, direi che non ha come nascere un blocco credibile di centro-destra perché non esiste un elettorato numeroso che possa sostenerlo: una classe media forte di imprenditori romeni. Se guardiamo alla piazza, la maggior parte dei manifestanti sono intellettuali, giovani, dipendenti della grandi compagnie straniere, con salari molto superiori alla media romena. Essi sono tuttavia una minoranza rispetto alla maggior parte dei romeni, specialmente delle zone rurali, dove il rischio di povertà è molto alto. Inoltre, non hanno potere economico, ne gli interessi cospicui di una classe imprenditoriale che sostenga in modo efficiente un’opzione credibile di centro destra.

Nelle ultime settimane centinaia di migliaia di persone hanno protestato in tutto il paese. Ma in occasione delle elezioni di dicembre, l’affluenza è stata soltanto del 40%. Perchè, secondo te, i romeni riescono a mobilizzarsi solo per protestare, e non quando devono andare a votare?

In primo luogo, è forte l’idea che tutti i partiti siano ugualmente corrotti e che esistano alleanze trans-partitiche segrete, in virtù delle quali non si cambiano le regole del gioco, indifferentemente da chi vi sia al potere. Fino a non molto tempo fa, in Romania vi erano tre grandi partiti politici: PSD, PNL e PDL. Nel giro di qualche anno, nonostante il voto popolare, abbiamo visto al governo tutte le alleanze possibili tra questi tre partiti. Non è una situazione che ti dà fiducia e ti spinge ad andare a votare. Dalla rivoluzione del 1989 in poi, i romeni hanno sempre votato per il cambiamento di regime, penalizzando il partito di governo. Quando da 27 anni voti ogni volta per il cambiamento ma trovi sempre la stessa situazione, è normale che tu ti senta inutile, tradito, giustamente offeso, e che ti stanchi di andare a votare. Scommetto che se vi fosse sulla scheda elettorale l’opzione “non sono d’accordo con nessuno dei candidati”, l’affluenza sarebbe almeno del 70%.

In che modo l’Unione Europea può aiutare la Romania nella lotta alla corruzione? Potrebbe fare di più?

Io credo che nel contesto in cui la maggioranza dei romeni ancora sostengono l’idea europea e hanno fiducia nel progetto europeo, l’UE potrebbe giocare il ruolo di arbitro che imponga moderazione agli schieramenti che attualmente si confrontano in Romania e che crei il contesto favorevole per la riforma legislativa di cui il paese ha un grande bisogno. Rimane da vedere se lo farà.  Dominata dai popolari, l’UE ha chiuso gli occhi di fronte agli abusi di Viktor Orban e del Partito PiS polacco, ma ha reagito molto velocemente in passato contro il PSD in Romania. Non credo che l’UE possa permettersi di perdere la Romania, ultimo bastione pro-europeo dell’est del continente.

Fonte foto: Il Post

Chi è Francesco Magno

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Dottorando presso l'università di Trento con un progetto sulle politiche nazionalizzatrici dei governi romeni nel periodo interbellico. Laureato in storia contemporanea presso l'università di Padova con una tesi sulle epurazioni del regime comunista romeno nel mondo delle libere professioni. Si occupa da anni di Romania, paese dove ha trascorso diversi soggiorni di studio e ricerca, con particolare attenzione al nazionalismo romeno e alle politiche di nazionalizzazione in aree di frontiera.

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