Georgia e Ucraina: (quasi) ufficiale la liberalizzazione dei visti UE

La pratica della liberalizzazione dei visti per l’Unione Europea dei cittadini di Georgia e Ucraina ha avuto un’accelerazione negli ultimi giorni, e finalmente si sa, dopo tanti rinvii, quando entrerà in vigore. Accelerazione per modo di dire, considerato che con la Georgia le trattative vanno avanti dal 2012 e con l’Ucraina dal lontano 2008.

La virtuosa: la Georgia

Tutti in Europa hanno riconosciuto che la Georgia ha fatto i compiti, rispettando pienamente le richieste arrivate da Bruxelles. Ma con tutta probabilità l’essere stata unita, nel processo di liberalizzazione dei visti, a paesi con popolazioni più numerose e sviluppi politici più complessi (vedi, appunto, l’Ucraina) hanno ritardato il percorso, suscitando non poco malcontento da parte dei politici e soprattutto dei cittadini georgiani.
Il Consiglio Europeo ha dato il via libera il 27 febbraio ed il primo aprile Antonio Tajani e Chris Agius, rispettivamente in rappresentanza del Parlamento Europeo e della Presidenza di turno maltese, hanno sottoscritto il testo finale dell’emendamento al Regolamento EU 539/2001 che sposta la Georgia dall’Allegato I, quello contenente la lista dei paesi i cui cittadini hanno bisogno del visto, all’Allegato II, con i paesi visa-free.
È ora possibile presumere che la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE sarà attorno all’8 marzo e che i cittadini georgiani potranno entrare nell’Unione Europea senza visto a partire dal 28 marzo di quest’anno.

La problematica: l’Ucraina

I compiti a casa, come già abbiamo avuto modo di sottolineare, sono stati fatti lentamente e male. Le riforme promesse subito dopo gli eventi di Maidan non sono state mantenute dalla leadership ucraina, e così, uno degli slogan delle proteste di allora, la liberalizzazione dei visti e per i cittadini ucraini, è rimasto inattuato nonostante i roboanti annunci da parte del presidente Poroshenko. In Ucraina ormai molta gente è arrivata a dire “quando si avrà la liberalizzazione dei visti” per dire “mai”, e questo la dice lunga su come la questione sia presa con rabbia mista ad ironia dalla popolazione.
Ma la strada sembra ormai segnata. Lo si dice da molto, ma questa volta è vero (o almeno così dovrebbe essere a meno di sorprese dell’ultimo momento).
Il gruppo europeo trilaterale Consiglio, Commissione e Parlamento ha trovato un accordo sul meccanismo di sospensione del sistema visa-free. Questo ha sbloccato la possibilità di estendere all’Ucraina la liberalizzazione.
Il Comitato dei rappresentanti permanenti ha dato l’ok e a questo punto è possibile prevedere che il via libera del Parlamento Europeo sarà il 3 o il 4 aprile, il Consiglio Europeo voterà l’11 di maggio, la firma definitiva avverrà attorno al 15 di maggio e che – udite, udite – dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea i cittadini ucraini potranno liberamente entrare nel territorio dell’UE attorno all’11 giugno, giorno più, giorno meno.

Confini aperti? Non proprio

La liberalizzazione dei visti, però non è per tutti e soprattutto non è per tutto. Potranno viaggiare senza richiedere il visto solamente i cittadini di Georgia e Ucraina in possesso di passaporto biometrico che viaggino per turismo, affari o motivi famigliari, e solo per un massimo di 90 giorni su un periodo di 180 giorni. È quindi escluso che si possa svolgere attività lavorativa senza visto.
Va inoltre specificato che, per quanto la liberalizzazione permetta di circolare senza visto in tutta l’Unione Europea e nei quattro stati associati (Islanda, Norvegia, Svizzera, Liechtenstein), essa non ha valore per il Regno Unito e per l’Irlanda. Ma si sa, ormai oltre manica i pensieri sono altrove.

Chi è Pietro Rizzi

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Dottorando in Relazioni Industriali presso l’Università degli Studi di Bergamo, collabora con l’OSCE/ODIHR come osservatore elettorale durante le missioni di monitoraggio in Est Europa. Redattore per East Journal, dove si occupa di Ucraina, Est Europa e Caucaso in generale. In passato è stato redattore ed art director del periodico LiberaMente, e si è a lungo occupato di politica come assistente parlamentare e consulente giuridico per comitati referendari. Ha risieduto, per lavoro e ricerca, a Kiev e Tbilisi.

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