SPORT: Su basket e lotta i primi effetti del Muslim Ban nello sport

Il Muslim Ban di Donald Trump è un atto che andrà a impattare sulla società civile, e di conseguenza anche sullo sport. Tra le prime discipline risucchiate dal marasma creato dal provvedimento americano ci sono la lotta libera e la pallacanestro, colpite dalla decisione del governo iraniano di dare reciprocità alle misure di Trump, vietando così l’ingresso di cittadini americani nel paese.

Quello della lotta non può essere un campo da sottovalutare. Non si sta certamente parlando di una nuova “Diplomazia del ping-pong”, ma è indubbio che una piccola mano all’avvicinamento tra USA e Iran negli ultimi anni è stata data anche da questa disciplina, che vede entrambi i paesi eccellere. Per esempio la leggenda americana e ambasciatrice della disciplina, Christina Kelley, nel 2014 è stata una delle pochissime donne ad avere il permesso di entrare in un’arena in Iran durante un evento sportivo maschile dagli anni della rivoluzione del 1979: «Non credo che il nostro presidente abbia capito quanto sia importante lo sport per la nostra sicurezza e quella del mondo intero», ha commentato la donna in evidente disaccordo con la politica del suo paese.

L’8 febbraio il team americano si dovrebbe recare in Iran per disputare i mondiali, ma in questo momento agli atleti non sarebbe permesso entrare nel paese. «Il presidente della federazione iraniana si sta adoperando per risolvere la situazione e fare in modo che al nostro team sia permesso di entrare – ha detto il Chief Fund Raiser della federazione americana di lotta greco-romana, Steve Fraser – è chiaro che da parte del loro governo c’è del risentimento visto il blocco americano».

L’executive director di USA Wrestling, Rich Bender, ha comunque assicurato che la federazione è convinta di poter partecipare alla competizione e che si sta muovendo insieme alla federazione iraniana: «Vogliamo entrambi trovare una soluzione per far si che gli atleti siano liberi di muoversi tra i due paesi senza problemi durante le competizione internazionali. La lotta ha sempre dimostrato quanto ci si possa comunque confrontare in competizione nonostante i rapporti tra i rispettivi governi, è il bello dello sport».

I primi a essere colpiti direttamente dalle conseguenze del Muslim Ban sono però due cestisti americani, Joseph Jones e J.P. Prince, che giocano a basket per l’Azad University di Teheran. Quando Trump ha firmato il decreto i due giocatori si trovavano a Dubai, in attesa di ottenere il rinnovo del visto scaduto, e sono stati presi in contrattempo dalla mossa del governo iraniano. In questo momento quindi i due giocatori sono impossibilitati a tornare a Teheran e, se la situazione non verrà sbloccata, la prospettiva è quella di rischiare di saltare tutta la seconda parte di stagione. «I ragazzi sperano di poter rientrare, si sono trovati molto bene in Iran e non hanno mai avuto problemi», fa sapere l’agente dei due giocatori. Attualmente sono 13 i giocatori americani che giocano nel campionato iraniano.

Non ci saranno invece problemi legati al Muslim Ban per i due giocatori nati in Sudan che attualmente giocano in NBA, Luol Deng e Thon Maker, dato che dall’anno dell’indipendenza entrambi possiedono esclusivamente la cittadinanza sud sudanese. In MLS si registra il caso di Steven Beitashour e Justin Meram, due calciatori americani che attualmente giocano anche rispettivamente nelle rappresentative nazionali di Iran e Iraq. Secondo le norme i due giocatori, essendo provvisti di doppio passaporto, non avranno problemi. Rimane da capire se e come Beitashour, figlio di immigrati iraniani musulmani e cristiani, potrà tornare a giocare per la selezione iraniana, con la quale ha giocato la Coppa del Mondo del 2014 in Brasile.

Foto: USA Wrestling (Facebook)

Chi è Alessandro Camagni

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Nato a Cantù nel 1991. Laureato in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee all'Università Statale di Milano con una tesi sull'ascesa e il declino del movimento "Solidarnosc" in Polonia. Scrive su "La Provincia di Como", "Il Fatto Quotidiano" e ha collaborato con "Gazzetta TV" .

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