UNGHERIA: Il metodo Kodály diventa patrimonio dell’UNESCO

Il metodo Kodály è stato inserito tra i patrimoni orali e immateriali dell’UNESCO. Zoltán Kodály fu un compositore ed etnomusicologo ungherese, famoso soprattutto per aver coniato il cosiddetto “metodo Kodály”, volto alla conservazione e preservazione della musica folkloristica. Insieme a Béla Bartók, Kodály viene considerato uno dei nomi più importanti della musica ungherese del XX secolo.

Kodály nacque a Kecskemét, in Ungheria, nel 1882. Sin da piccolo si appassionò alla musica, imparando a suonare il violino e cantando nel coro della Chiesa. Una volta iscritto all’Accademia musicale di Budapest, il compositore si interessò alle melodie arcaiche ungheresi tramandate oralmente, diventando così pioniere dell’etnomusicologia, scienza che studia le tradizioni musicali orali di tutti i popoli. Kodály visitò diversi villaggi ungheresi nelle aree più remote, con lo scopo di raccogliere più informazioni e più canzoni possibili. Kodály trasformò questa enorme e minuziosa ricerca nella sua tesi di laurea, nel 1906.

Durante gli anni ’20, Kodály iniziò a interessarsi notevolmente all’educazione musicale, scrivendo diversi libri sull’argomento, cercando così di coinvolgere più studenti e docenti possibili nel suo progetto. Il suo lavoro ebbe un eco non indifferente, sia in Ungheria sia all’estero, tanto da venire inserito nei programmi didattici di tutti i livelli, dall’asilo all’università. Kodály insegnò musica tradizionale per tutta la sua vita, fino a diventare nel 1945 direttore dell’Accademia musicale. Sempre nello stesso anno, fu appuntato Presidente del Consiglio delle Arti Ungheresi. Nel 1962, il compositore ricevette l’Ordine della Repubblica Popolare d’Ungheria, una delle più alte onorificenze del suo paese. Nonostante il suo grande impegno didattico e la sua enorme passione per la pedagogia e l’insegnamento, Kodály non smise mai di comporre musica: tra le sue opere più famose troviamo Psalmus Hungaricus (1923), Danze di Marosszék (1930) e Variazioni Peacock (1939). Kodály morì a Budapest, nel 1967.

Il suo metodo di insegnamento prevede l’esposizione alla musica folkloristica sin dalla tenera età, per educare e abituare l’orecchio infantile a determinati suoni. Il suo scopo era di “insegnare musica a scuola in modo tale che non sia una tortura per gli studenti, ma una gioia. Provocare in loro una sete di conoscenza musicale, che durerà per tutta la vita.” La musica è parte integrante e fondamentale della vita, svolge un ruolo prioritario nella società e va a sviluppare l’intelletto in modo tale da renderlo più ricettivo verso altre discipline. Secondo Kodály, l’educazione musicale deve iniziare già nel grembo materno, puntando soprattutto sul primo anno di vita, creando così impressioni e influenze che il bambino si porterà avanti per tutta la vita. Secondo il compositore, è preferibile educare l’orecchio sin da giovane alle musiche tradizionali nella propria lingua, per salvaguardare le melodie folkloristiche e creare una cultura madrelingua di base.

Una volta appreso il prestigioso riconoscimento dell’UNESCO, il ministro dell’educazione ungherese Zoltán Balog ha dichiarato soddisfatto: “Siamo fiduciosi che questo riconoscimento possa contribuire a rafforzare e rinnovare l’insegnamento della musica a scuola.” Balog ha poi ricordato il prestigio internazionale riconosciuto al metodo Kodály, presente nei curricula didattici ungheresi dal 1945. Secondo l’UNESCO “[il metodo Kodály] ha aiutato a promuovere, trasmettere e documentare costumi locali ungheresi e ad assistere molte comunità all’estero per simili scopi.” Questo metodo, aggiunge poi l’UNESCO, fa in modo che la musica folk tradizionale sia accessibile per tutti, incoraggiandone l’uso quotidiano e rispettando tutte le tradizioni musicali.

Il metodo Kodály è il quarto bene immateriale inserito nell’apposita lista dell’UNESCO. Precedente troviamo la festa carnascialesca Busójárás, i ricami della comunità Matyó e il metodo Táncház per l’insegnamento della danza tradizionale.

Chi è Giulia Pracucci

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Classe 1991, laureata in Mediazione Linguistica e Culturale con una tesi sulla carriera degli interpreti dei dittatori. Dopo aver passato un inverno in Lettonia e una primavera in Germania, si stabilisce a Budapest dove vive e lavora da quasi tre anni.

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