UZBEKISTAN: Elezioni presidenziali a porte aperte

In Asia Centrale affrontando qualsivoglia elezione l’aspetto meno interessante è il risultato. Siamo infatti lontani dalla tachicardia della chiusura seggi, dall’attesa messianica degli exit-poll e dagli infiniti dibattiti basati spesso su nulla di certo. L’Asia Centrale è una regione pragmatica, il voto è solo un rito celebrativo, qui bisogna  leggere la simbologia dei dettagli e le infinite battaglie che si celano nei retroscena della Storia, e le elezioni in Uzbekistan non fanno eccezione. La vittoria di Shavkat Mirziyayev (88,7%) era scontata, ma con lui potrebbe aprirsi una stagione nuova per l’Uzbekistan.

Nonostante il nuovo presidente abbia dichiarato di voler proseguire la politica che fu del mostro sacro Islam Karimov, gli elementi se non di rottura almeno di svolta sono già evidenti, partendo dal fatto che le elezioni si sono tenute senza la chiusura delle frontiere del paese, a differenza di quanto avvenuto in tutte le elezioni precedenti. Un potentissimo elemento simbolico che ben rappresenta quali saranno le intenzioni di  Mirziyayev, ossia di reinserire l’Uzbekistan in una vita diplomatica internazionale, una politica opposta a quella attuata da Karimov praticamente sino alla sua morte.

In particolare sembrano esserci segni di distensione nei rapporti con il Tagikistan, sempre tesissimi sotto la presidenza precedente. Il Tagikistan, insieme al Kirghizistan, rappresenta la grande minaccia all’economia uzbeka per via della politica idroelettrica. Le dighe tagike infatti sono deleterie per il cotone uzbeko, la principale produzione del paese, col risultato che in questo angolo di mondo si sono pericolosamente create le basi per la guerra del futuro: quella per l’acqua. Il nuovo presidente sembra invece intenzionato a rendere meno difficili i rapporti con i paesi vicini.

Se dal gennaio 2017 è prevista la ripresa dei voli di linea tra Uzbekistan e Tagikistan, la grossa sfida internazionale di Mirziyayev si chiama Unione Eurasiatica, visto che la libera circolazione dei capitali rappresenterebbe la fine della fortuna per il mercato nero di alcune grandi e potenti famiglie uzbeke: i Mirziyayev, gli Inoyatov e gli Azimov. La chiave di tutto sarà Alisher Usmanov, fedelissimo del nuovo presidente e tramite con Mosca, da lui passeranno gran parte delle scelte di  Mirziyayev in politica estera, per ora sembrano essere in netto miglioramento e i rapporti con la Russia.

Sul piano interno  Mirziyayev ha suscitato un forte consenso popolare grazie al suo rivolgersi direttamente al popolo. Inedita nella vita politica uzbeka è infatti la possibilità data ai cittadini di rivolgersi direttamente al presidente tramite internet: in meno di due mesi le lamentele e le richieste sono già state 70 mila! Questa potrebbe essere un’arma a doppio taglio per  Mirziyayev che se da un lato suscita aspettative nel popolo, nell’altro rischia di individuare i funzionari di medio livello come responsabili della maggior parte dei problemi del paese, il più popoloso dell’intera Asia Centrale.

Grande problema sarà poi il rapporto tra la capitale ed il resto del paese, visto che in Uzbekistan non è possibile muoversi liberamente e la permanenza a Tashkent, dove poter guadagnare più che nelle campagne, viene concessa solo agli impiegati statali. Anche l’emigrazione all’estero in Russia e Kazakistan rischia di diventare problematica, visto il costante calo delle rimesse. Non sembra infine fuori luogo sottolineare come un’altra grande novità di Mirziyayev sia stata quella di riabilitare l’islam in occasioni ufficiali, altro elemento che lo allontana dal defunto presidente Karimov.

Foto: Bertrand Gouarné, novastan.

Chi è Pietro Acquistapace

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Laureato in storia, bibliofilo, blogger e appassionato di geopolitica, scrive per East Journal di Asia Centrale. Cura il blog Farfalle e trincee, e una pagina FB su Mongolia e Asia Centrale. Ha collaborato per varie riviste come Asia Blog e per il bollettino di Soyombo, associazione dedita alla diffusione della cultura mongola. Nel 2011 è andato fino in Mongolia in Panda.

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