GEORGIA: Il partito di Saakashvili diviso dalla lotta tra fazioni interne

In seguito alla netta sconfitta rimediata alle ultime elezioni parlamentari, in seno al Movimento Nazionale Unito, partito dell’ex presidente Mikheil Saakashvili, si è creata una lotta tra diverse fazioni che rischia di causare una frattura insanabile all’interno del gruppo politico.

Le elezioni di ottobre hanno confermato alla guida del paese il primo ministro uscente Giorgi Kvirikashvili, del Sogno Georgiano, partito capace di ottenere ben 115 seggi in parlamento, ovvero la maggioranza qualificata necessaria per emendare la Costituzione. Il risultato delle elezioni ha inoltre spezzato definitivamente i sogni di rimonta del Movimento Nazionale Unito, che sebbene fosse dato in ascesa dalla maggior parte dei sondaggi nazionali è riuscito a ottenere solo 27 dei 150 seggi disponibili in parlamento, tutti assegnati proporzionalmente in seguito al primo turno. In seguito a questa débâcle, all’interno del partito sono iniziate a verificarsi le prime spaccature.

Una prima divisione si è verificata già l’8 ottobre, in seguito al primo turno elettorale. Quando la sconfitta è diventata ormai un dato di fatto, la fazione più radicale del Movimento Nazionale Unito, guidata dai “fedelissimi” di Saakashvili, ha spinto il partito a boicottare i ballottaggi, così come il nuovo parlamento guidato dal Sogno Georgiano, denunciando brogli e irregolarità. La fazione moderata si è però opposta a questa decisione, sostenendo che il partito avrebbe dovuto provare a strappare quanti più seggi possibili al Sogno Georgiano, per una questione di dovere nei confronti del proprio elettorato.

Alla fine, in seguito a una riunione tra i membri più eminenti del partito, con una votazione terminata 33-9, con sette astenuti, si è deciso di approvare la linea sostenuta dai moderati. Nonostante il 30 ottobre si sia regolarmente presentato al secondo turno elettorale, ai ballottaggi il Movimento Nazionale Unito non è però riuscito ad ottenere alcun seggio tra quelli rimasti ancora da assegnare, cedendo altri 44 distretti al Sogno Georgiano e perdendo anche a Mtatsminda (uno dei distretti di Tbilisi) contro una candidata indipendente.

In seguito al risultato dei ballottaggi, Davit Bakradze, candidato premier per il Movimento Nazionale Unito alle ultime elezioni, ha ulteriormente invitato il partito a restare unito e rispettare i propri obblighi nei confronti dell’elettorato, definendo il Movimento “l’unica vera forza di opposizione nella nuova legislatura”. Riconosciuta la sconfitta, i vertici del partito si sono riuniti per cercare di riflettere sul proprio futuro, ammettendo errori tattici ma trovandosi anche in disaccordo su diversi punti, soprattutto riguardo al ruolo dello stesso Saakashvili, il quale recentemente si è dimesso dal ruolo di governatore della città di Odessa, in Ucraina.

I “fedelissimi” dell’ala più radicale insistono nel considerarlo ancora il leader morale del partito, nonostante Saakashvili abbia perso il diritto di ricoprire questa carica nel 2015, dopo l’acquisizione della cittadinanza ucraina, che gli è costata la perdita di quella georgiana. Tra questi vi è Nodar Tsiklauri, uno dei principali membri dell’ala pro-Saakashvili, secondo cui prendere le distanze dall’ex presidente sarebbe un “suicidio elettorale”. La fazione più moderata vorrebbe invece individuare una nuova leadership, slegandosi dall’ingombrante figura di Saakashvili in modo da rinnovare l’immagine stessa del partito e provare a recuperare consensi in vista delle prossime elezioni parlamentari del 2020. Secondo Giga Bokeria, deputato vicino all’ala moderata, il partito avrebbe bisogno di un leader in grado di adattarsi al nuovo scenario politico, e Bakradze sarebbe il migliore candidato per ricoprire questo ruolo.

A rispondere al partito è stato lo stesso Saakashvili – che formalmente non è mai stato rimosso dall’incarico di presidente – secondo cui l’idea di eleggere una nuova leadership sarebbe “un’iniziativa di una o due persone stravaganti” all’interno di un’ala del partito che “ha commesso numerosi errori”. Oltre ad attaccare il tentativo di allontanarlo dal partito stesso, l’ex presidente ha ringraziato i membri del Movimento che invece continuano a sostenerlo. Secondo alcuni analisti però, l’ala minoritaria del Movimento Nazionale Unito sarebbe proprio quella pro-Saakashvili, come avrebbe dimostrato il risultato della votazione che ha portato il Movimento a presentarsi al secondo turno elettorale.

Ad accentuare ulteriormente questa divisione interna è stato, il 30 novembre, l’esito della riunione del Consiglio politico del Movimento Nazionale Unito, chiamato a decidere le sorti del partito. In seguito a una votazione terminata con il più ridotto dei margini (25 voti a 24, con un astenuto), l’ala pro-Saakashvili è riuscita a bloccare la proposta dei moderati, che avrebbero voluto convocare entro un mese un congresso di circa 2.000 delegati al fine di eleggere Davit Bakradze come nuovo presidente del partito. A passare è stata invece la proposta dell’ala pro-Saakashvili, la quale ha suggerito di organizzare un congresso di circa 7.000 delegati nel corso del quale non sarà eletto un nuovo presidente, ma verrà confermato lo stesso Saakashvili come leader onorario del partito.

Foto: European People’s Party

Chi è Emanuele Cassano

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Studente di Scienze Internazionali con specializzazione in Studi Europei presso l'Università degli Studi di Torino, si occupa dell'area del Caucaso, sia dal punto di vista politico che da quello storico e culturale. Dal 2012 è redattore di East Journal, mentre dal 2014 è coordinatore di redazione della rivista Most, quadrimestrale di politica internazionale. Parla inglese e francese e conosce basi di russo.

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